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Verrocchio:
vero nome,
Andrea di Michele di Cione, nato a Firenze tra il 1434 ed
il 1437 circa morto a Venezia il 1488, fu uno scultore, orafo e pittore italiano
che lavorò alla corte di Lorenzo de' Medici.
Bottega di Andrea del Verrocchio.
Alla sua bottega si formarono come
allievi Leonardo da Vinci, Perugino, Domenico Ghirlandaio, Francesco
Botticini, Francesco di Simone Ferrucci. Rivestì un ruolo importante
nella tendenza a misurarsi con diverse tecniche artistiche,
manifestatasi nella Firenze di fine Quattrocento, e infatti la sua
bottega divenne polivalente, con opere di pittura, scultura, oreficeria
e decorazione, così da poter far fronte all'insistente domanda
proveniente da tutta l'Italia di prodotti fiorentini.
Tecnicamente molto esperto e curato (grazie anche alla sua lunga
attività di orefice), fu consapevole dell'importanza fondamentale e
dell'inarrivabilità dell'opera di Piero della Francesca, da cui assimilò
l'uso della linea, che in lui diventò marcata e incisiva, indagatrice
del dinamismo psicologico dei soggetti (soggetti spesso tipizzati in
base alla loro categoria di appartenenza).
Nacque a Firenze tra 1434 ed il 1437 nella parrocchia di Sant'Ambrogio
(la sua casa natale si trova oggi tra via dell'Agnolo e via de' Macci).
Sua madre Gemma mise al mondo otto figli ed Andrea fu il quinto. Il
padre, Michele di Cione, era fabbricante di piastrelle e successivamente
esattore delle tasse. Andrea non si sposò mai e dovette provvedere al
sostentamento di alcuni tra i suoi fratelli e sorelle, a causa dei
problemi economici della sua famiglia. La sua notorietà crebbe
notevolmente quando venne accolto alla corte di Piero e Lorenzo de'
Medici, dove rimase fino a pochi anni prima della sua morte, quando si
spostò a Venezia, pur mantenendo la sua bottega fiorentina.
Il primo documento che lo cita risale al 1452 ed è relativo ad una rissa
dove un giovane perse la vita a causa di una sassata di Andrea. Suo
fratello Simone fu un monaco di Vallombrosa e divenne abate di San
Salvi. Un fratello fu operaio tessile e una sorella sposò un barbiere.
Iniziò a lavorare come orafo, nella bottega di Giuliano Verrocchi, dal
quale sembra che Andrea abbia in seguito preso il cognome. I suoi primi
approcci alla pittura risalirebbero alla metà degli anni 1460 quando
lavorò a Prato con Fra Filippo Lippi nel coro del Duomo.
Resta famosa una denucia anonima di sodomia che coinvolse gli allievi
della sua bottega, fra gli altri anche il giovane Leonardo da Vinci.
Denuncia per sodomia contro Leonardo da Vinci ed altri, 1476
«Denuncio a voi Signori Officiali come egli è vera cosa che Iacopo
Salterelli fratello carnale di Giovanni Saltarelli, sta co’ lui
all’orafo in Vachereccia, dirimpetto al buco, veste nero, d’età anni 17
circa. El quale Jacopo va dietro a molte misserie et consente compiacere
a quelle persone che lo richiegono di simili tristizie. E a questo modo
ha avuto a fare di molte cose, cioè servito parechie dozine di persone,
delle quali ne so buon date, et al presente dirò d’alcuno.
- Bartolomeo di Pasquino orafo sta in Vachereccia.
- Lionardo di ser Piero da Vinci sta con Andrea del Verrocchio.
- Lionardo Tornabuoni, decto Teri, veste nero.
Questi hanno avuto a soddomitare con decto Jacopo, et così vi fo fede.
Prosciolti a condizione di non essere ritamburati».
Le prime opere autonome
Nel 1465 circa scolpì il lavabo della Sagrestia Vecchia di San Lorenzo,
mentre tra il 1465 e il 1467 eseguì il monumento funebre di Cosimo de'
Medici nella cripta sotto l'altare della stessa chiesa e nel 1472
terminò il monumento funebre per Piero e Giovanni de' Medici, ancora
nella Sagrestia Vecchia.
La statua per Orsanmichele
Nel 1466 gli venne commissionato, dall'Arte della Mercanzia, il gruppo
bronzeo con l'Incredulità di san Tommaso per una nicchia esterna della
chiesa di Orsanmichele, che vi fu collocato nel 1483.
Compose un gruppo di due figure, con il Cristo al centro della nicchia,
e il santo sporto fuori dalla nicchia stessa, in modo sia da evitare una
rigida veduta frontale sia di aumentare i punti di vista. Facendo ciò il
santo diventa il tramite tra lo spazio reale della strada e quello
simbolico dell'opera, tanto da creare una specie di identificazione con
lo spettatore.
Le sculture sono fusioni in bronzo incomplete sul retro, per questo nel
Museo do Orsanmichele, dove sono oggi esposti gli originali, sono
allestiti in una struttura che ricorda la nicchia originaria.
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Il Battesimo di Cristo
Lo stile del Verrocchio in pittura è affine a quello del Pollaiolo e del
Botticelli, intensamente realistico, con modi ripresi dalla pittura
fiamminga, costruito da una linea espressiva e ricca di pathos. Tra il
1474 e il 1475 realizzò il Battesimo di Cristo, ora agli Uffizi, con il
giovane allievo Leonardo da Vinci, che dipinse quasi sicuramente
l'angelo di sinistra e i fondali paesistici.
In quest'opera la composizione è triangolare con al vertice la ciotola
nella mano di san Giovanni Battista e come base la linea che collega il
piede sinistro del Battista a quello dell'angelo inginocchiato; in essa
è inscritta e funge da centro visivo la figura del Cristo in piedi che
da alla scena un movimento rotatorio, accentuato dalla posizione di tre
quarti dell'angelo sulla sinistra, che volge le spalle all'osservatore.
In questo angelo è stata riconosciuta la mano di Leonardo, diversa per
la grazia e morbidezza rispetto alle altre figure monumentali e definite
dalla linea incisiva del contorno; allo stesso modo il paesaggio sullo
sfondo aperto su di un'ampia valle percorsa da un fiume, reso con valori
atmosferici che ne hanno ammorbidito e sfumato le forme, si differenzia
dalle rocce rozzamente squadrate.
L'unico dipinto, totalmente autografo, giunto ai giorni nostri di cui è
praticamente certa l'attribuzione al Verrocchio è la Madonna e bambino
con i santi che si trova nella Cattedrale di Pistoia.
Altre sculture
Del 1468 è il candelabro, ora ad Amsterdam, realizzato per un corridoio
di Palazzo Vecchio. La base è formata da tre lati su due è scritto
rispettivamente MAGGIO e GIUGNO, sul terzo vi è la data in numeri
romani, 1468.
Nei primi anni settanta del Quattrocento compì un viaggio a Roma.
Intorno al 1474 fu chiamato ad eseguire il monumento Forteguerri per il
Duomo di Pistoia, che lasciò incompiuto.
A partire dalla seconda metà degli anni 1470 il Verrocchio si dedicò
principalmente alla scultura, secondo le leggende narrate dal Vasari per
via del confronto con il suo allievo Leonardo che aveva superato il
maestro. Attenendosi in un primo tempo ai modelli canonici fiorentini,
come nel David bronzeo del Bargello, su commissione di Lorenzo e
Giuliano de' Medici del 1475 circa, riprese lo stesso soggetto di
Donatello, ma stilisticamente, vista l'idealizzata e goticizzante
bellezza, si rifece al Ghiberti, risolvendo il tema dell'eroe cristiano
in un paggio cortese.
Il Putto con delfino
Nel 1478 circa realizzò il Putto alato con delfino, originariamente
destinato a una fontana per la villa medicea di Careggi, dove l'acqua
usciva dalla bocca del delfino e spruzzava in alto ricadendo, ora
conservato a Palazzo Vecchio. In esso si percepiscono echi del dinamico
naturalismo appreso da Desiderio da Settignano, che lo indirizzò verso
la trasfigurare della materia scultorea in morbide forme levigate,
mentre il soggetto deriva dall'antico, ma reinterpretato in sorridente
un putto danzante, in precario equilibrio, con il manto che si incolla
alla schiena e il ciuffo bagnato, appiccicato alla fronte.
La Dama col mazzolino
Dello stesso periodo è il busto della Dama col mazzolino, dove per
evitare una rigida visione frontale e per rendere più dinamica la
composizione girò il volto della donna e, grazie all'espediente del
taglio del ritratto all'altezza dell'ombelico, poté inserirvi anche le
mani. Sempre dello stesso periodo è il rilievo per il monumento funebre
di Francesca Tornabuoni per la chiesa di Santa Maria sopra Minerva a
Roma (ora al Bargello).
Il Monumento a Bartolomeo Colleoni
Nel 1479 la Repubblica di Venezia decretò la realizzazione di un
monumento equestre per il condottiero Bartolomeo Colleoni, morto tre
anni prima, da collocarsi in campo SS. Giovanni e Paolo, nel 1480 ne
affidò l'esecuzione ad Andrea Verrocchio, nel 1481 il modello di cera
venne mandato a Venezia, dove nel 1486 si trasferì l'artista per
attendere alla fusione in bronzo del gruppo. Andrea morì nel 1488 a
lavoro non terminato, l'artista aveva nominato erede ed esecutore
Lorenzo di Credi, ma la Signoria veneziana gli preferì Alessandro
Leopardi, artista locale. Per la realizzazione del gruppo Andrea si
rifece alla statua equestre del Gattamelata di Donatello, alle statue
antiche di Marco Aurelio, dei cavalli di San Marco e del Reggisole, ma
tiene anche presente l'affresco con Giovanni Acuto di Paolo Uccello in
Santa Maria Novella. È la prima statua equestre in bronzo a ritrarre una
delle gambe del cavallo in posizione sollevata. In altre parole,
l'intero peso della statua è sorretto da tre gambe invece che quattro.
La statua è inoltre notevole per l'espressione attentamente osservata
sul volto del Colleoni: il condottiero, rivestito dall'armatura, si erge
in posa solenne e con lo sguardo, sottolineato dalla zona d'ombra data
dal cimiero, aggrottato, l'effetto dinamico del gruppo è dato
dall'incrocio di due diagonali una quella formata dal profilo superiore
del corpo del cavallo l'altra quella che va dal busto del condottiero
alla dalla zampa anteriore sinistra del cavallo, piegata ad angolo
retto.
Altre opere
Gli viene inoltre attribuita la Madonna Ruskin della National Galleries
of Scotland a Edimburgo, datata al 1470 e alla sua bottega sono da
riferire le tavole della National Gallery di Londra con Tobiolo e
l'angelo, realizzata tra il 1470 e il 1480 e la Madonna col Bambino e
due angeli del 1470 circa.
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