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Artinvest2000. Masaccio  "Crocifissione"  1426. Polittico del Carmine di Pisa Tavola 83x63 cm

Two Girls (Childhood Idyll), 1900, oil on Canvas, Denver Art Museum.

 

Temptation, 1880, oil on canvas, The Minneapolis Institute of Arts.

 

 

Camille Pissarro

 

 

 

 

L'ARTE E LE SOCIETÀ INDIGENE

 


È difficile individuare prospettive comuni a un così vasto insieme di paesi. Noteremo soltanto come le pratiche cultuali, il più tenace fondamento delle diverse individualità etniche, siano servite a mantenere vive le tradizioni plastiche indigene, e come lo sviluppo dell'arte narrativa, anche nell'area di diffusione delle situle, così prossima a quella mediterranea, abbia ignorato le gesta eroiche o divine della mitologia greco-etrusca.

 


L'ARTE DELL'EUROPA OCCIDENTALE CELTICA NELL'ETÀ DEL FERRO (dal 750 a.C. alla nostra era)


A partire dal V secolo a.C, con l'espansione demografica dei celti, chiamati dagli autori antichi anche, indifferentemente, galli o galati, la loro civiltà, che presenta caratteri omogenei e un'evoluzione sincronica, si estende a tutta l'Europa occidentale transalpina, raggiungendo nel IV secolo a.C. anche la pianura padana. Nel VII e VI secolo a.C, essa è preceduta da una civiltà che presenta stretti rapporti con le culture villanoviane d'Italia, e che è particolarmente fiorente a nord dell'arco alpino, nella Francia orientale, in Svizzera, nella Germania meridionale e in Austria: qui, nella regione di Salisburgo, si trova il villaggio di Hallstatt a cui deve il suo nome. I popoli appartenenti a questa civiltà erano anch'essi considerati come celtici nell'antichità, e l'archeologia ammette anche oggi la fondatezza di questa identificazione.

 


L'ARTE HALLSTATTIANA


Il repertorio di forme e decorazioni geometriche dell'età del bronzo si evolve rapidamente a contatto con le influenze mediterranee che un attivo commercio diffonde a nord delle Alpi. L'ornamentazione conserva il motivo circolare a cerchi concentrici, facile da stampare, e recupera motivi antichissimi, come le combinazioni di losanghe e triangoli o le incisioni oblique a spina di pesce, aggiungendo ad essi il motivo a scacchi mediterraneo. I migliori risultati decorativi sono ottenuti dai vasai della Germania meridionale, che per rendere i colori più vivaci ricorrono a tecniche sapienti quali il grafitage, che da un nero profondo e lucido, o l'applicazione di paste bianche all'interno delle decorazioni incise per creare effetti di cammeo, o la pittura, che combina liberamente ai grafismi tutta una tavolozza di bianchi, neri, marroni, rossi e ocra, senza dimenticare l'incrostazione di materie colorate. I motivi zoomorfi a protome di uccello o di bovino si integrano abilmente ai vasi per formare becchi o anse, ma i vasi zoomorfi propriamente detti non raggiungono il virtuosismo delle creazioni villanoviane.
Gli artigiani del bronzo hanno creato a cera persa numerose figurine umane e animali, usate come ciondoli, fibule, applicazioni ornamentali, immagini funerarie o votive, o come anse di recipienti. L'opera più nota di questa abbondante produzione è il piccolo carro votivo o cultuale di Strettweg (Austria). I prodotti di questo artigianato (vasi ed elmi), e forse gli stessi artigiani, si diffondono ai quattro angoli dell'Europa: l'elmo con le corna di Vixsoe (Danimarca) è un modello originario dell'Europa centrale e conosciuto fino al Mediterraneo, come attestano i piccoli bronzi sardi ricordati in precedenza. Gli orafi, sollecitati da una ricchissima aristocrazia, sfruttano un tipo di decorazione geometrica identica a quella utilizzata in ceramica (Collana di Uttendorf, Austria), ma la Ciotola di Alstetten (Svizzera), ornata di borchie che imitano la granulazione etrusca e la circondano di simboli astrali e una processione di animali in fila, mostra anche come essi sappiano interpretare i modelli di uno stile etrusco orientaleggiante.
Il fascino dei modelli mediterranei culmina a partire dal VI secolo a.C. con le ricche suppellettili importate dalle tombe principesche (fra cui il Cratere di Vix). A questa fase appartiene la straordinaria testimonianza della Stele funeraria di Hirschlanden (Wurtenberg), a sua volta legata allo schematismo rituale delle statue-menhir e alla tradizione italica del Guerriero di Capestrano.

 


I GRANDI STILI ORNAMENTALI ALL'EPOCA DI LA TÈNE


A partire dalla fine del V secolo a.C, durante l'epoca di La Tene, gli artigiani raddoppiano la loro attività, creando nuove forme di flaconi, di urne e di bicchieri e, nell'arte dei metalli, una profusione di oggetti rispondenti a varie necessità: armi (elmi, scudi, spade, lance), stoviglie per banchetti, ornamenti per carri e bardature per cavalli, gioielli d'oro o di bronzo (collane dette "torques", orecchini, bracciali, fibule). Abbondanza e una sapiente esuberanza caratterizzano la decorazione dell'epoca di La Tene.
La passione per lo stile decorativo vegetale mediterraneo introduce allora nell'arte celtica (fine V - inizio IV secolo a.C.) motivi derivati dai fregi di palmette e di fiori di loto, ugualmente ripetitivi ma non altrettanto realistici nella rappresentazione di foglie, petali e volute (Ciotola di Schwarzenbach, Palatinato renano). Questi motivi si sviluppano dapprima in Germania, nel bacino del Reno, e nella Marna; in Austria, al contrario, le componenti vegetali danno luogo a intèrpretazioni geometriche a base di cerchi, archi ed èsse. Gli oggetti più preziosi {Disco d'oro di Auvers, Val d'Oise) sono arricchiti da incrostazioni di materie colorate (corallo, ambra, pasta di vetro). Questo tipo di decorazione caratterizza il primo stile celtico.
L'intensa esperienza estetica che accompagna l'invasione dei celti in Italia (a partire all'incirca dal 390 a.C.) contribuisce a formare una decorazione vegetale evoluta in cui viticci, spire e intrecci, legati fra loro in maniera continua, si allineano in fregi coprenti o si combinano in figure complesse, sfruttando sapientemente le risorse di simmetria o asimmetria. Numerose torques, come pure bracciali e foderi di spada, sono decorati in questo modo. I riflessi delle incrostazioni colorate sono più che mai in voga (elmi di Agris, Charen-te; di Amfreville, Eure; di Canosa, Italia). A quest'epoca risalgono anche bellissimi vasi dipinti. Questo stile, detto stile vegetale continuo o stile di Waldalgesheim (località del Palatinato renano dove venne scoperta una tomba principesca ricca di gioielli d'oro), corrisponde alla grande fase di espansione celtica del IV secolo a.C.
I rilievi decorativi lavorati a sbalzo o a cera perduta si fanno sempre più accentuati a partire dal III secolo a.C. Le spire si gonfiano, appaiono trìsceli turgescenti, si moltiplicano grappoli e protuberanze, spuntano borchie impreziosite da perline di vetro o grani di corallo. L'influsso dell'oreficeria ellenistica, all'epoca caratterizzata da gioielli sovraccarichi di piccoli fiori saldati e a volte smaltati, può anche spiegare la voga, nell'oreficeria celtica, di una decorazione brulicante di germogli e infiorescenze (Bracciale e torque di Lasgraisses, Tarn; Torque di Fenouillet, Alta Garonna). Questa ornamentazione costituisce lo stile plastico, una sorta di barocco della decorazione a rilievo, in cui le complesse composizioni dello stile vegetale continuo si disgregano in motivi separati e sempre più astratti. Queste continuano tuttavia a sussistere nella decorazione dei foderi di spada e si trasmettono all'arte celtica delle Isole Britanniche, che continuerà a sfruttarne le risorse grafiche e plastiche fino al principio del I secolo della nostra era.

 

 

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