Google
 
 

 

Skype test per contattare Artinvest2000 senza costi.

Non hai Skype: scaricalo qui: download

 

HOME PAGE
INTRODUZIONE
TAVOLE CRONOLOGICHE
IMPRESSIONISMO
ARTISTI CONTEMPORANEI
ARTISTI DEL PASSATO
ELENCO ALFABETICO
NUDO NELL'ARTE
STORIA DELL'ARTE
SFONDI PER DESKTOP
TORINO OLIMPICA
ARTE E ASTROLOGIA
ARTINVEST2000 ENGLISH
SEGNALAZIONE MOSTRA
EVENTI
SERVIZIO METEO
ARTISTI SEGNALATI
COME FARSI SEGNALARE
NEWS
CONDIZIONI DI VENDITA
FORUM
OROLOGIO MONDIALE
CONTATTACI

 

Artinvest2000. Masaccio  "Crocifissione"  1426. Polittico del Carmine di Pisa Tavola 83x63 cm

Two Girls (Childhood Idyll), 1900, oil on Canvas, Denver Art Museum.

 

 

 

Temptation, 1880, oil on canvas, The Minneapolis Institute of Arts.

Camille Pissarro

Edward Hopper

"Natura morta con girasoli" 1889

 

 

I NUOVI CREATORI DI FORME E DECORAZIONI

 

Le novità nascono in primo luogo dall'arte di levigare gli utensili di pietra: cambiano le forme, aumentano peso e dimensioni. Sotto la spinta di esigenze funzionali, si è cercata l'armonia dei volumi, delle proporzioni e delle linee, e si è giocato sugli effetti luminosi creati dalla lucentezza delle venature minerali. Quest'arte umile e quotidiana costituisce la base di quella dello scultore, e l'espressione di un'esigenza di bellezza nell'astrazione delle forme e delle superfici. Creatori sono anche i vasai e gli artigiani addetti alla lavorazione dei metalli: questi ultimi si distinguono dai primi poiché l'arte di fare i vasi era praticata anche a livello familiare, mentre bronzisti e orafi formavano una casta di artigiani specializzati e mobili. Ma gli uni e gli altri, eredi di forme dapprima create in pietra o argilla secca, legno, vimine e pelli animali, potevano dare campo libero alla loro immaginazione grazie alle proprietà della terracotta e del metallo. Malgrado la rozzezza dei mezzi a disposizione (il tornio a volano, la cui rapida rotazione è dovuta al movimento del piede, appare nell'Europa occidentale solo nella seconda metà del I millennio a.C), i vasai seppero creare una moltitudine di forme per tazze, bicchieri, flaconi, urne, giare, ed escogitare mille procedimenti per decorarne la superficie. Questa viene ora levigata, ora lasciata ruvida, e talvolta riceve l'applicazione di una patina lucida di colore nero o grigio. L'ornamentazione dipinta compare solo in Sicilia (motivi lineari in marrone o nero su fondo rosso o giallo) nell'età del bronzo antico, con vasi che tradiscono l'influenza delle forme egee. La decorazione è in genere ottenuta per incisione (più raramente per escissione di figure geometriche) o con stampi di varia natura (dita, unghie, bastoncini, pettini, bordi di conchiglie, cordicelle o punteruoli più o meno elaborati). I motivi si ripetono, creando figure ordinate e geometriche. Altre volte, infine, la superficie viene ornata con l'aggiunta di borchie. La combinazione di decorazioni e tipi di forme particolari è caratteristica dei singoli gruppi etnici, e permette di seguire la loro migrazione o diffusione all'interno dell'Europa occidentale. Le proprietà del bronzo e dell'oro offrivano agli artigiani molteplici possibilità, che essi sfruttarono senza grande originalità per fabbricare un vasellame destinato alle grandi occasioni, come i banchetti dell'aristocrazia o le offerte cultuali, le cui forme imitano, affinandole un poco, quelle del vasellame di terracotta. Il rinnovamento di forme e disegni si manifesta al meglio nella fabbricazione di armi e utensili, con tagli più lunghi, punte più acuminate e un alleggerimento dei volumi rispetto a quelli degli oggetti in pietra. Nell'arte dei gioielli si è poi dato libero sfogo al virtuosismo, adattando le loro forme alle parti del corpo o dell'abbigliamento destinate a riceverli e ricercando combinazioni astratte di linee e volumi. Ma anche in questo caso, elementi apparentemente legati al metallo come volute, spirali, anelli ritorti derivano senza dubbio da una tradizione ornamentale messa a punto inizialmente con materie deperibili come le fibre tessili, il legno lavorato a caldo o il vimine. I motivi ornamentali sono ottenuti sul metallo per incisione, stampa o sbalzo. Si tratta di figure geometriche diverse, linee di punti o di borchie, cordoni semplici o ritorti, oppure di un motivo circolare costituito da più corde concentriche avvolte attorno a una piccola borchia, in cui è inscritto un simbolo solare. Al termine dell'età del bronzo, tale disco solare è rappresentato su un carro tirato da un cavallo (Carro di Trundholm, Danimarca) o, più spesso, su una barca stilizzata dalle estremità sollevate in forma di collo di cigno. Osserviamo qui le vestigia di un culto solare diffusosi non attraverso il Mediterraneo ma per la via danubiana e l'Europa centrale.


LO SVILUPPO DELL'ARCHITETTURA


Per architettura intenderemo semplicemente la costruzione in pietra, a carattere monumentale, di edifici generalmente esemplari e destinati a durare. Il fenomeno interessa tutta l'Europa atlantica, la Danimarca e la Germania settentrionale, le regioni mediterranee di Francia e Spagna cosi come la Corsica e la Sardegna. Due sono le tecniche attestate: quella della costruzione in pietre secche con volta a sbalzo e quella della costruzione megalitica (di poco posteriore alla precedente) con lastre monolitiche poggiate orizzontalmente su ortostati.
L'architettura nasce inizialmente per il culto dei morti, con l'edificazione di tombe collettive ricoperte da tumuli talvolta giganteschi (IV millennio a.C). L'apogeo di questi monumenti funebri è segnato dai dolmen, singoli o a galleria (allées couvertes), del III e II millennio a.C. Contemporanei e non meno spettacolari sono i menhir e gli allineamenti di menhir. il grande complesso di Carnac (Morbihan) si estende per una lunghezza di 4 km e comprende circa 3000 menhir allineati. Tali complessi avevano una funzione cultuale: si trattava di veri e propri santuari. Quello di Stonehenge (presso Salisbury), eretto al principio dell'età del bronzo su una necropoli collettiva del neolitico recente trasportando i monoliti da una distanza di 230 km, era probabilmente un tempio del Sole. L'ultima fase della costruzione risenti senza dubbio di un'influenza micenea; il complesso rimase in uso fino all'epoca celtica.
Queste tecniche di costruzione, che richiedevano un notevole spiegamento di mezzi, furono estese anche ad usi profani.
Al tempo del neolitico recente, nelle Orcadi, a Skara Brae, un villaggio fu costruito "a grappolo" sotto un enorme tumulo di sabbia, letame e cenere sì da resistere ai rigori del clima. Los Millares, presso Almeria, nella Spagna sud-orientale, le cui tombe a tholos sembrano influenzate da quelle di Micene, possiede un villaggio calcolitico fortificato che costituiva uno dei grandi centri metallurgici dell'Europa occidentale.
In Sardegna, nel corso dell'età del bronzo, si edificarono fortezze, a volte circondate da cinte megalitiche, le cui abitazioni sono simili a torri con piano rialzato e volta a sbalzo (civiltà detta dei nuraghi). E se quasi ovunque, nei villaggi, sussistono le capanne di pali di legno col tetto di rami e le pareti ingraticciate, un desiderio di allineamento regola la loro disposizione sugli assi principali di circolazione.
Questa urbanistica ante litteram, e le manifestazioni di architettura profana o religiosa, accompagnano verosimilmente il consolidamento delle strutture sociali e lo sviluppo delle prime forme complesse della loro organizzazione politica.


SITUAZIONE DELL'ARTE NEL NEOLITICO E NELL'ETÀ DEL BRONZO


Dopo la scomparsa praticamente totale dell'arte paleolitica, l'epoca neolitica e l'età del bronzo l'hanno reinventata con tecniche e basi completamente nuove. La capacità artigianale ha assunto un ruolo fondamentale; nell'arte figurativa, lo schematismo si è sostituito al naturalismo; la decorazione è astratta e geometrica. Le creazioni più spettacolari sono quelle dell'architettura megalitica; il suo gigantismo, tuttavia, vera sfida al tempo e agli uomini, non ha lasciato altro retaggio che la tradizione delle tombe a tumulo, con conseguenze assai minori, per la storia dell'arte successiva, di quelle dovute all'abilità acquisita dagli artigiani della terracotta e del metallo.



L'ARTE DELL'EUROPA OCCIDENTALE MEDITERRANEA NELL'ETÀ DEL FERRO (dal 750 al 200 a.C.)


A partire dall'età del ferro, dalI'VIII secolo a.C, questa parte d'Europa diviene un'area di espansione per i coloni provenienti dal Mediterraneo orientale, fenici, greci e focesi. È in Italia che le civiltà protostoriche ricevono le maggiori sollecitazioni, sotto la spinta congiunta della colonizzazione greca e del progresso della civiltà etrusca, essa stessa nient'altro che una variante occidentale dell'ellenismo. Le civiltà mediterranee riabilitano il naturalismo moltiplicando le rappresentazioni dell'uomo e dell'animale e introducendo nella decorazione i motivi vegetali.

 


LA PENISOLA IBERICA


A partire dal IV secolo a.C, si sviluppa presso i grandi santuari delle regioni del sud-est spagnolo un'arte aristocratica intrisa di influenze elleniche o puniche. Ad essa si deve una statuaria votiva in pietra, a soggetto animale (cavalli del tempio di El Cigarralejo, Murcia) o umano (Dama di Elche, Alicante; statue del santuario di Cerro de los Santos, Albacete). In quest'ultima, l'idealizzazione arcaizzante dei visi si unisce a un'atteggiamento solenne e compassato, quasi ieratico. I gioielli e le pesanti stoffe degli abiti sono trattati con enfasi e realismo. Negli stessi santuari troviamo anche un'abbondante produzione di piccoli bronzi umani, spesso stilizzati. La pittura vascolare attesta l'esistenza di un'arte più spontanea e vivace. È realizzata con vernice bruna su fondo predisposto o copertura biancastra, e presenta decorazioni animali o vegetali (in cui si riconoscono reminiscenze dell'arte orientaleggiante del Mediterraneo) e personaggi stilizzati, ora usati come motivo decorativo, ora integrati in composizioni narrative. Il trattamento delle stoffe attesta a volte anche in questa pittura lo stesso gusto del sontuoso che contraddistingue la statuaria votiva.




LA SARDEGNA


In questa regione, una civiltà pastorale e guerriera, aggrappata ai suoi nuraghi, ha resistito alla colonizzazione punica e ha continuato ad esistere fino alla conquista romana, essa stessa combattuta con una resistenza secolare. In un'epoca che si fissa oggi fra l'VIII e il VI secolo a.C, ma con lunghe sopravvivenze fino al III secolo a.C, i santuari sardi hanno ricevuto l'omaggio di numerose figurine umane in bronzo. Queste rappresentano arcieri, guerrieri armati di spada e coperti dallo scudo, condottieri che incitano o pregano, lottatori, una divinità femminile che regge un guerriero morto sulle ginocchia, un essere soprannaturale con un elmo ornato da due lunghe corna, munito di due paia di occhi e due paia di braccia che reggono due scudi. In questi piccoli bronzi, lo schematismo si lega intimamente al realismo, i visi sono impassibili, le pose sobrie e insieme solenni. È possibile rilevare influenze lontane, orientali o occidentali, e alcuni dettagli dell'abbigliamento si ritrovano nell'arte italica coeva, ma l'originalità d'insieme di questa produzione non può essere tuttavia minimizzata.


LA SICILIA E L'ITALIA


Numerose sono in quest'area le civiltà risalenti all'età del ferro; nella Penisola, esse appartengono per la maggior parte a un vasto insieme detto "villanoviano", caratterizzato da una ricca lavorazione dei metalli e da un fiorente artigianato della terracotta. L'arte figurativa vi incontra ben presto un terreno favorevole. A partire dalI'VIII secolo a.C, in un misto di incertezze formali e di stilizzazioni in cui audacia e sicurezza si bilanciano pienamente, le rappresentazioni dell'uomo e dell'animale hanno dato spunto a un gran numero di metamorfosi, che vanno dall'astrazione dell'essere umano focalizzata sul suo viso schematicamente geometrico (tali le maschere votive in bronzo di Sicilia o quelle che cominciano ad antropomorfizzare le urne in Toscana, come a Saturnia, in provincia di Grosseto), fino all'enigmatica parodia della coppia suggerita dai cinocefali abbracciati dell'urna di Pontecagnano (Salerno). Numerose sono le interpretazioni ornamentali dell'uomo o dell'animale come anse di recipienti o manici su fianchi e coperchio. Numerosi anche i recipienti in bronzo o in argilla, nient'altro che un pretesto per creare un bestiario favoloso, ben diverso da quello che le mode orientaleggianti cominciano a diffondere. È il caso del piccolo carro bruciaprofumi dal corpo di uccello e le zampe e le teste di cervo o di bòvide della necropoli di Monterozzi (Tarquinia); o deW'Askos Be-nacci di Bologna, a forma di bovide-uccello, con l'ansa costituita da un cavaliere con l'elmo e ricoperto da una decorazione stampata che stilizza di volta in volta ali, piume o pelame.
I vasai e gli artigiani del bronzo, oltre a proseguire le creazioni fantastiche di tale repertorio, creano anche un'arte narrativa ispirata alle celebrazioni delle cerimonie cultuali. Un vaso di bronzo di Bisenzio (Italia, lago di Bolsena) è ornato da una serie di figurine danzanti in processione rituale attorno a un orso, che serve a sua volta da manico al coperchio (fine Vili secolo a.C). Questa tradizione darà prova di una notevole vivacità; l'urna di Montescudaio (Volterra, metà del VII secolo a.C.) presenta sul coperchio una scena di banchetto funebre in cui un piccolo servitore gesticolante serve il suo corpulento padrone, antenato degli obesi etruschi, seduto davanti a una profusione di piatti. Sotto l'influenza dell'arte etrusca, e assimilando formule plastiche orientaleggianti e hallstattiane, questa tradizione si diffonde nell'Italia del nord, a partire dal VI secolo a.C, nell'arte delle situle (sigilli di bronzo), presenti anche in Austria e in una parte della ex Jugoslavia. In essa sopravvivono, come copertura decorativa, motivi vegetali e animali favolosi, stavolta tipici dello stile orientaleggiante, accanto a piccoli personaggi riuniti in file, in processioni guerriere, religiose o agricole, in banchetti o in gare di atletica: un mondo brulicante di animazione e di vita, che unisce il realismo dei dettagli a una stilizzazione convenzionale della figura.
La separazione derivante dalla presenza delle catene appenninica e alpina ha favorito sopravvivenze isolate di quest'arte protostorica. Le stele funerarie liguri del VII e VI secolo a.C. perpetuano la tradizione delle stele-menhir, e la statuaria funebre monumentale italica del VI secolo a.C, — come la testa con elmo di Numana (Italia, Ancona) o il Guerriero di Capestrano (id., L'Aquila) — prende superbamente le distanze dal contemporaneo arcaismo greco-etrusco. Come si è visto, le incisioni rupestri della Val Camonica continuano fino all'epoca romana, così come, nei santuari del bacino dell'Adige, le offerte di piccoli bronzi figurati e le tavolette votive perpetuano l'arte delle situle.

 

 

< Precedente1 2 3 4 5  Successiva >

Tavole cronologiche

 

 

Artinvest2000 Il Portale Internazionale delle Arti Copyright 1999 - 2007© E' severamente vietata la riproduzione anche parziale dei contenuti di questo Portale senza la preventiva autorizzazione. Qualunque illecito verrà perseguito a norma di Legge. Utilizzare la risoluzione 1024x768