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Mario Schifano nasce a Homs, in Libia nel 1934. Nel
1960 emerse come la figura maggiore della
scena artistica romana
partecipando alla mostra cinque
pittori di Roma 60 alla Galleria La Salita,
rassegna
che comprendeva anche Francesco Lo Savio,
Franco
Angeli,
Tano Festa e Giuseppe Uncini.
Nonostante,
il talento e la facilità della sua
pennellata succulenta Schifano si è sempre
ribellato
alla concezione della pittura come
intrattenimento
estetico.
1959/61
I
suoi dipinti presentavano solamente uno o due colori, che egli applicava su carta da imballaggio
incollata
su tela. Linfluenza di Jasper Johns si manifestava
nellimpiego di numeri o lettere isolati
dellalfabeto, ma il modo di dipingere di Schifano
era maggiormente imparentato con quello
di Robert Rauschenberg.
In un quadro del 1960 si legge la parola no dipinta
con sgocciolature di colore in grandi lettere
maiuscole, come in un graffito murale.
Il
giudizio critico
Allepoca
trovavano interessante luso di colori industriali
da parte di Schifano e facevano notare
la rassomiglianza delle sue pitture con
le insegne stradali.
Secondo
Maurizio Calvesi le
sue
tele evocavano lattesa e lastinenza,
raffiguravano
un nulla che contenesse un
progetto
per qualsiasi cosa.
Arturo
Carlo Quintavalle vedeva
i primi lavori di Schifano
come una sorta di sostituto del marxismo,
una ricerca dentro lideologia ed il linguaggio
che presentava unalternativa praticabile
rispetto allillustrazione realistica
di temi sociali alla maniera di Guttuso.
La
prima mostra personale
Si tenne nel 1961 alla Galleria" La Tartaruga" di
Roma, la
quale esponeva
anche opere di artisti
quali Cy Twombly, Kounellis
e Rotella.
Il
cinema
Non
accontentandosi di essere semplicemente
un
esecutore di immagini pop dipinte fluidamente Schifano assecondò linteresse per il
movimento volgendosi anche al cinema.
Il
suo film "satellite"
del 1968, rivela il mondo
come
un continuo flusso di immagini che
attraversano
i muri dello studio.
Le
ambizioni di Schifano verso un cinema
più
rivoluzionario
rimasero tuttavia frustrate per le
difficoltà
nel reperire i finanziamenti necessari.
Il
riconoscimento Internazionale e artistico
Il
riconoscimento internazionale arrivò nel 1962
con
linclusione nella mostra The New Realists
alla Sidney Janis
Gallery
di New York.
Allincirca
in quel periodo, Schifano cominciò ad adottare
motivi più complessi, sovente presi a
prestito dalla pubblicità, per esempio i marchi della
Coca-Cola o della Esso. Probabilmente non
era
un caso che proprio queste insegne
costituissero
la visibile, onnipresente
testimonianza del predominio economico
americano. Si
lasciò poi affascinare dalle tematiche futuriste
della rappresentazione del dinamismo in pittura.
In
molte opere di questepoca si ritrova il motivo
di
un uomo che cammina, con i movimenti
espressi
mediante torsi e gambe molteplici, come
in
un quadro dedicato al ricordo di
Giacomo
Balla dipinto nel 1964.
I
suoi quadri e la televisione
Un gruppo di dipinti del 1970 prese di mira quindi
il potere della televisione e degli altri
mass
media. Qui le immagini erano poste in
una
cornice
nera, come entro uno schermo
televisivo,
e presentavano la scarsa nitidezza e gli angoli arrotondati di quelle del tubo
catodico;
le
tinte erano vistose ed esagerate, come se la
manopola
fosse stata girata al massimo, ma la pennellata
rimaneva seducentemente pittorica.
Schifano
in Asia
Disilluso circa la possibilità di creare
unarte socialmente efficace, Schifano abbandonò per un certo tempo la
pittura e si rifugiò in una
comunità in Asia.
Schifano e
le foto storiche
Negli
anni Settanta ed Ottanta la sua opera si è
applicata,
in maniera crescente al soggetto
dellarte e degli artisti, utilizzando fotografie
di icone storiche come quelle di de Chirico, Henri Matisse, Leonardo da Vinci, Paul
Cèzanne e il gruppo dei futuristi. Questa tendenza può essere
fatta risalire al suo dipinto Futurismo rivisitato (1966), in cui il titolo è
tracciato
sopra la famosa foto dei futuristi presa in occasione
della loro esposizione del 1912 a Parigi. Muore il 26 gennaio
1998, stroncato da una vita fatta di eccessi e sregolatezza in un ospedale
romano. Grazie Mario, ci
mancherà il tuo genio !
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