Artinvest2000. Sir Joshua Reynolds (1723 - 1792). Self-Portrait. Oil on canvas. 74 x 61.5 cm. c. 1753/55. Tate Gallery, London, UK.

Joshua Reynolds 1723 - 1792
di Martin Postle
Joshua Reynolds nacque il 16 luglio 1723 a Plympton, nel Devonshire, figlio di
un pastore protestante, insegnante di scuola. La sua famiglia, che aveva forti
legami con la chiesa e l'aristocrazia locale, pur mancando di conoscenze
artistiche specifiche lo incoraggiò tuttavia a disegnare e a dipingere fin dalla
prima giovinezza. Il primo dipinto a olio di Reynolds di cui si conosce
l'esistenza è il ritratto del reverendo Thomas Smart (c. 1735; Collezione
privata), che eseguì all'età di dodici anni. Sotto la guida del padre, Joshua si
dedicò intensamente alla lettura; lesse anche gli autori classici, Plutarco,
Seneca e Ovidio ma anche Shakespeare, Milton e Pope. Inoltre, studiò gli scritti
sull'arte di Leonardo da Vinci, di Charles Alphonse Du Fresnoy e di André
Félibien. Ma il testo che influì maggiormente sulla sua formazione e che più
stimolò le sue ambizioni artistiche fu An Essay on the Theory of Painting, del
pittore inglese Jonathan Richardson, pubblicato nel 1715. Reynolds avrebbe
dovuto diventare un farmacista sotto la guida del padre, ma nel 1740 si decise
di mandarlo a bottega presso il pittore Thomas Hudson, anch'egli originario del
Devonshire, che lavorava a Londra come ritrattista. Alla scuola di Hudson egli
affinò la sua tecnica. Si esercitò anche a copiare calchi di antiche sculture.
Ritrasse modelli dal vero, probabilmente all'accademia di St Martin’s Lane,
anche se più tardi confessò all'amico Edmond Malone di non essere stato tanto
abile nel ritrarre la figura quanto avrebbe dovuto. Di fatto la gran parte dei
suoi disegni della maturità si sarebbe limitata a bozzetti preparatori, eseguiti
a penna e inchiostro o a olio, per i suoi ritratti. Ma sappiamo che negli anni
della sua formazione egli eseguì copie dei disegni a penna e inchiostro del
pittore seicentesco Guercino. Hudson dovette apprezzare i disegni dell'allievo,
dal momento che ne conservò alcuni nella sua collezione. Nell'estate del 1743,
Reynolds lasciò improvvisamente lo studio di Hudson, pare a causa di un litigio
di poco conto. La lite, comunque, fu presto superata e i due rimasero in buoni
rapporti, tanto che Hudson invitò Reynolds a entrare nel club da lui fondato,
che riuniva appassionati e collezionisti di disegni degli antichi maestri.
Reynolds cominciò a lavorare come ritrattista per conto proprio, dividendosi tra
Londra e il Devonshire e guadagnandosi da vivere con modesti ritratti della
piccola nobiltà locale e degli ufficiali di marina di stanza al porto di
Plymouth. In quel periodo eseguì anche qualche ritratto più ambizioso, come La
famiglia Eliot (c. 1746, Port Eliot, Cornovaglia, Trustees of the St German
Estate) - in cui prese a modello il grande ritratto di gruppo di Anthony Van
Dyck, La famiglia Pembroke (1634-36), che si trova tuttora a Wilton House - e un
ritratto a tre quarti di figura del capitano John Hamilton, eseguito alla
maniera di Tiziano. L'intento di emulare i grandi maestri del passato è evidente
anche nel ritratto della sorella minore, Frances (c.1746; Plymouth, City Museum
& Art Gallery) e nei vari autoritratti, in cui le ricche qualità tonali di
Rembrandt si fondono con il tocco brioso dei maestri del barocco italiano.
Nel 1747 Reynolds disponeva di una modesta "sala di pittura" a Londra, sul lato
ovest di St. Martin’s Lane. L'anno seguente una rivista inserì il suo nome in un
elenco di cinquantasette "pittori viventi della nostra nazione, molti dei quali
si sono distinti per i loro adempimenti e che sono giustamente considerati
maestri insigni". Nello stesso periodo la municipalità di Plympton gli
commissionò due ritratti, tra i quali quello del "Commodoro" George Edgcumbe (c.
1748; Greenwich, National Maritime Museum). Tramite Edgcumbe l'artista conobbe
l’On. Augustus Keppel che, nella tarda primavera del 1749, gli offrì un
passaggio per l'Italia sulla sua nave.
Reynolds si recò in Italia passando per il Portogallo, la Spagna e Minorca; qui
fu costretto a sostare per guarire dalle gravi ferite al volto riportate cadendo
da cavallo. Durante quella sosta si guadagnò da vivere ritraendo i militari
della guarnigione britannica. Nel gennaio del 1750 lasciò Minorca per proseguire
verso l'Italia e a Pasqua giunse a Roma. Secondo le consuetudini dell'epoca,
cominciò a copiare le opere dei grandi maestri, in particolare il San Michele
Arcangelo di Guido Reni (c. 1635), conservato nella chiesa di Santa Maria della
Concezione, e La scuola di Atene di Raffaello (1509-11), di cui eseguì anche una
parodia, inserendo nell’opera alcune figure tipiche dell'epoca, come il
gentleman intento a compiere il suo Grand Tour, l'artista e il mercante d'arte.
Nei suoi taccuini fece anche degli schizzi di opere, correndandoli di appunti
dettagliati] (Londra, The British Museum, Dipartimento Stampe e Disegni; Londra,
Sir John Soane’s Museum; Cambridge, MA, Fogg Art Museum; New York, The
Metropolitan Museum of Art; Yale University, Beinecke Rare Book & Manuscript
Library; Inghilterra, Collezione privata). L'insieme di quei taccuini testimonia
la sua grande ammirazione per gli artisti italiani attivi tra la fine del
Cinquecento e il Seicento, tra cui Ludovico Carracci, Federico Barocci, Andrea
Sacchi e Carlo Maratti.
Nella primavera del 1752 Reynolds lasciò Roma e si recò prima a Napoli e poi a
Firenze passando per Assisi, Perugia e Arezzo. A Firenze studiò le opere di
Palazzo Pitti, tra cui la Madonna della seggiola (c. 1518) di Raffaello e la
Maddalena penitente (1535) di Tiziano. Da Firenze passò a Bologna, poi si recò a
Venezia, passando per Modena, Parma, Mantova e Ferrara. Visitò Venezia in
compagnia del pittore Francesco Zuccarelli, studiando le tecniche dei grandi "coloristi"
veneti: Tiziano, Tintoretto e Paolo Veronese. Iniziò il viaggio di ritorno in
Inghilterra nell'estate del 1752, accompagnato dal suo giovane allievo italiano,
Giuseppe Marchi, che aveva conosciuto a Roma. Dopo un breve soggiorno a Parigi,
giunse a Londra nell'ottobre di quell'anno.
Rientrato in Inghilterra, Reynolds volle subito dimostrare l’impatto del suo
soggiorno in Italia sulla sua arte: dipinse il ritratto esotico di Marchi e
quello eroico di Augustus Keppel, dove la posa si ispira alla statuaria antica
mentre il colore richiama la pittura del Tintoretto. In questo periodo iniziò
anche a sperimentare materiali diversi. Riuscì a ottenere colori brillanti, ma
l'instabilità di certi pigmenti (soprattutto la lacca rossa, il carminio e
l'orpimento) e l'impiego di cere, olii e medium per l'essiccazione, a volte
provocarono uno sbiadimento precoce delle sue tele e la comparsa di brutte crepe
sulla superficie pittorica. Ciononostante, alla metà degli anni Cinquanta egli
era già un pittore di successo. In genere gran parte delle commissioni per i
ritratti si concentrava nel periodo compreso tra settembre e giugno, e in quei
mesi lavorava ogni giorno della settimana. Si possono ricostruire con precisione
i suoi ritmi di lavoro in base alle sue agende degli appuntamenti – i "quaderni
dei modelli" – che oggi appartengono in gran parte alla Royal Academy of Arts di
Londra. Aumentando il carico di lavoro, Reynolds cominciò a servirsi di
professionisti specializzati nella "pittura di panneggi", e di allievi: a quegli
assistenti affidava l'esecuzione degli abiti e degli accessori nei propri
dipinti. A mano a mano che i suoi ritratti diventavano più ricercati, egli alzò
i prezzi di conseguenza. Se nel 1753 si faceva pagare quarantotto ghinee (equivalenti
a circa tremila sterline odierne) per un ritratto a figura intera, alla fine del
decennio poté chiederne cento e attorno alla metà degli anni Sessanta,
centocinquanta. Era un pittore prolifico, in grado di produrre più di cento
ritratti all'anno. Tra le sue opere più importanti di quel periodo vanno
ricordati i ritratti di ufficiali – in particolare quelli di Robert Orme e del
conte Ligonier - quelli di intellettuali ed esteti, come Samuel Johnson e Horace
Walpole, e quelli di aristocratici, tra cui il duca di Cumberland (1758,
Chatsworth, Derbyshire, The Devonshire Collection) e Giorgio III, principe di
Galles. Oltre a riscuotere successo con i suoi ritratti, Reynolds fece conoscere
la propria arte attraverso la diffusione di stampe ricavate dai suoi dipinti ad
opera di ottimi incisori come James McArdell, James Watson, John Raphael Smith e
Valentine Green, e dai suoi stessi allievi, Marchi e William Doughty. Queste
incisioni, di per sé bellissime opere d'arte, furono vendute in Inghilterra e
sul Continente e contribuirono notevolmente a diffondere la sua fama.
Nel 1760 l'artista si trasferì in Leicester Square, dove avrebbe vissuto per il
resto della sua vita, installando nello stesso edificio l'abitazione, lo studio
e la galleria di dipinti. In quello stesso anno partecipò, a Londra, alla prima
mostra annuale della Society of Artists esponendo cinque dipinti, tra cui un
ritratto a figura intera della duchessa di Hamilton e Argyll, Elizabeth, famosa
nell'alta società per la sua bellezza. Nel corso di quel decennio espose ogni
anno in quella mostra, presentando opere importanti come il ritratto di Laurence
Sterne, David Garrick tra Tragedia e Commedia, e i ritratti di Nelly O'Brien, di
Lady Sarah Bunbury (1762, The Art Institute of Chicago) e di Mrs Hale nelle
vesti di Eufrosine. Quest'ultimo ispirato a un'incisione tratta dalla Santa
Margherita di Raffaello del 1518.
Nei primi anni Sessanta, oltre a esporre presso la Society of Artists, Reynolds
ne diresse gli affari; attorno alla metà del decennio la società fu turbata da
un clima di rivalità scatenatosi tra i suoi membri e il comitato direttivo. Alla
fine quei contrasti portarono all'abbandono dell'istituzione da parte dei
principali artisti, che, nel 1768, fondarono la Royal Academy of Arts, con il
patronato di re Giorgio III. Nel dicembre di quell'anno, dopo avere alquanto
esitato, Reynolds accettò la carica di presidente della nuova Academy e il 21
aprile dell'anno successivo, nonostante la sua personale inimicizia con il re,
ricevette la nomina a cavaliere nel palazzo di St. James. La Royal Academy
avrebbe costituito il fulcro della sua vita professionale di pittore,
amministratore, autore di scritti sull'arte e figura di riferimento della
nascente "scuola inglese".
Quando divenne presidente dell'Academy, Reynolds si assunse il compito di tenere
in quella sede una conferenza annuale (poi biennale) sulla teoria dell'arte.
Quelle conferenze, o Discorsi, furono pubblicate di volta in volta. Un'edizione
completa apparve nel 1797, dopo la morte dell'artista; nel frattempo i singoli
testi erano stati tradotti e divulgati in edizioni straniere: francese, tedesca
e italiana. Nel suo primo Discorso, pronunciato nel 1769, Reynolds trattò
dell'importanza di insegnare nelle accademie la copia del modello dal vero,
ritenendosi personalmente carente in quel settore. Nelle successive conferenze
sviluppò diverse tematiche, riferendosi agli studi sull'arte e sull'estetica di
Orazio, Longino, Leonardo e Giovanni Paolo Lomazzo, ai teorici francesi del
Seicento, come Charles Le Brun, Henri Testelin, Félibien e Roger de Piles, e ad
autori quali Francesco Algarotti, Johann Winckelmann, Edmund Burke e Adam Smith.
Mentre nei primi Discorsi si concentrò particolarmente sui principi fondamentali
dell'arte "alta" - il "Grand Style", come egli lo chiamava – in seguito sviluppò
certi concetti estetici come il genio, l'originalità, l'imitazione e il gusto.
Nel loro insieme, quei Discorsi illustrano la sua visione della teoria e della
pratica artistica e il suo evolversi nel corso di un ventennio, in base alla sua
stessa esperienza artista e al dibattito critico sviluppato con i suoi colleghi.
Se Reynolds non sempre mise in pratica le sue teorie, nei suoi Discorsi presentò
un criterio intelligente per comprendere la storia della pittura europea. E,
nonostante la sua predilezione per il colore di Rubens e la sensibilità tonale
di Rembrandt, sostenne la superiorità degli artisti del rinascimento italiano e
soprattutto di Michelangelo, col cui nome si chiude il suo ultimo Discorso,
pronunciato nel 1790.
Negli anni Settanta Reynolds espose oltre cento dipinti alla Royal Academy, tra
cui i ritratti di amici, attori, scienziati, uomini di chiesa, aristocratici e
bambini. Dipinse anche alcuni soggetti storici, come Ugolino e i figli
imprigionati, dipinto nel 1773 (Knole, The National Trust), che si ispira a un
episodio della Divina Commedia di Dante. Egli considerava quel dipinto, che
avrebbe influenzato lo sviluppo del neoclassicismo francese, un manifesto delle
sue teorie sull'arte "alta"; in esso confluiscono gli influssi della Pietà di
Annibale Carracci (1518, Londra, The National Gallery) e degli affreschi di
Michelangelo sulla volta della Cappella Sistina, e le idee contenute negli
scritti di Richardson e di Le Brun. Nello stesso periodo Reynolds produsse anche
alcuni ritratti di bambini nelle vesti di vari personaggi, come Il signorino
Crewe nelle vesti di Enrico VIII, e rappresentazioni immaginarie di piccoli
mendicanti, che egli definiva "quadri di fantasia". Tra questi vanno ricordati
la celebre Bambina delle fragole (?RA 1773, Londra, Wallace Collection), il
Samuele bambino (c. 1776, Londra, Tate), e i due quadri gemelli, Cupido come
piccolo messo (c. 1773, Buffalo, N.Y., Albright-Knox Art Gallery) e Mercurio
borsaiolo (c. 1773; Buscot Park, The Faringdon Collection Trust), in cui il
motivo classico dell'allegoria si fonde con una prosaicità alla Hogarth.
I dipinti più incisivi eseguiti da Reynolds negli anni Settanta furono
indubbiamente i ritratti a figura intera, alla "maniera grande", di
aristocratiche, come la duchessa di Cumberland (esposto alla Royal Academy nel
1773; Waddesdon Manor, The National Trust), le sorelle Montgomery (mostra Royal
Academy, 1774, Londra, Tate), Jane Fleming e Lady Bampfylde. In queste opere,
come in quelle dei suoi principali concorrenti, Thomas Gainsborough e George
Romney, le figure sono avvolte in ricchi panneggi, che servono a dare alla
composizione il prestigio dell'arte "alta". Solo in rari casi Reynolds optò, nei
ritratti maschili, per un tipo di abbigliamento storico, in particolare nel
doppio ritratto del colonnello John Acland e di Lord Sydney e in quello del
polinesiano Omai, le cui vesti bianche e fluenti sono dipinte come una sorta di
toga antica. Nel frattempo l'artista si era assicurato una vasta rete di patroni
soprattutto in seno alle più importanti famiglie aristocratiche legate ai whig:
i Crewe, i Bedford e gli Spencer. L'opera più ambiziosa scaturita da questo
legame con quella ricca fonte di mecenati è il ritratto di gruppo della famiglia
del quarto duca di Marlborough, esposto dall'artista alla Royal Academy nel
1778, che si trova ancora a Blenheim Palace, nell'Oxfordshire.
Nel 1780 la Royal Academy tenne la sua prima esposizione a Somerset House,
edificio da poco costruito su progetto di sir William Chambers. Reynolds
presentò sette quadri, tra cui uno straordinario ritratto a figura intera di
Lady Worsley in abbigliamento militare da cavallerizza, un ritratto di Edward
Gibbon e una figura allegorica della Giustizia (mostra Royal Academy, 1780;
Somerley, Lord Normanton) che era una delle sue composizioni per una vetrata del
New College di Oxford. L'immagine destinata al settore centrale della vetrata,
una scena dalla Natività (distrutta in un incendio nel 1816), era stata esposta
all’Academy l'anno precedente. La vetrata fu poi installata nel 1785 e suscitò
giudizi alterni.
Negli anni Ottanta Reynolds si ispirò sempre più all'arte fiamminga e olandese,
soprattutto dopo avere visitato quelle regioni nella tarda estate del 1781. Nel
corso degli anni egli era andato creando una notevolissima collezione di opere
degli antichi maestri, che includeva già dipinti di Van Dyck, Rubens e
Rembrandt, quadri di genere di Pieter Breughel e David Teniers e paesaggi di
Albert Cuyp, Meindert Hobbema e Jacob van Ruisdael. Espresse un apprezzamento
competente per la Scuola olandese: amava soprattutto il fiammingo Rubens e in
particolare la sua Conversione di San Bavone (1623), conservata nella cattedrale
dedicata al santo, a Gand, oltre alla Vergine con Bambino e Santi (c. 1628),
esposta nella chiesa degli agostiniani ad Anversa. Il resoconto di Reynolds dei
suoi soggiorni nelle Fiandre e nei Paesi Bassi fu pubblicato dopo la sua morte
dall'amico Edmond Malone.
Il 1 ottobre 1784 Reynolds fu nominato "primo pittore del re", in seguito alla
morte di Allan Ramsay. Pur non aspirando alla retribuzione, del tutto nominale,
fornita da quell'impiego, egli aveva minacciato di dimettersi dalla presidenza
della Royal Academy se il re non gli avesse conferito la carica. Negli anni che
seguirono, Reynolds dovette affrontare un'opposizione sempre più aspra
all'interno dell'Academy, dalla quale uscirono alcuni artisti importanti, tra
cui Thomas Gainsborough. Per rilanciare l'immagine pubblica dell'Academy e
risollevare le proprie sorti, egli espose un numero sempre maggiore di opere:
novantasei quadri tra il 1784 e il 1790, anno in cui si ritirò a vita privata.
Tra quei dipinti vi erano alcuni dei suoi più grandi lavori: il ritratto a
figura intera di Giorgio IV, principe di Galles, in divisa militare, che tiene
il cavallo per le briglie, Mrs Siddons come musa tragica, Georgiana Cavendish,
duchessa del Devonshire, con la figlia, Lady Georgiana Cavendish, Lord
Heathfield e Lord Rodney. Come scriveva il "Times" nel gennaio del 1785,
Reynolds era un modello di rigore professionale: "Alle nove del mattino, rasato
e incipriato, è già davanti alla sua tela; è un fatto che citiamo perché sia
d'esempio agli artisti e perché è un tratto fondamentale del carattere di questo
grande pittore."
Reynolds è stato soprattutto un ritrattista, ma nel corso della sua vita fu
famoso anche per i suoi quadri a soggetto, composizioni sensuali come Ninfa e
cupido (Londra, Tate), eseguita nel 1784, o la Venere (1785, Collezione privata)
di cui eseguì diverse versioni, una delle quali destinata al re di Francia Luigi
XVI. Nel 1785 l'imperatrice russa Caterina la Grande gli commissionò un dipinto
su un tema storico a sua scelta. Il quadro, Ercole bambino strangola i serpenti
(San Pietroburgo, Museo Statale dell'Ermitage), fu poi esposto dall'artista alla
Royal Academy nel 1788. Anche a Reynolds, come ad altri suoi insigni colleghi,
fu chiesto di fornire opere per la Shakespeare Gallery di John Boydell; per
quella sede egli dipinse La morte del cardinale Beaufort e Macbeth e le streghe
(entrambi Petworth House, The National Trust), rimasto incompiuto alla sua morte.
Nell'estate del 1789, a causa di un forte indebolimento della vista, Reynolds
dovette abbandonare la professione di ritrattista, ma continuò a dirigere
l'attività della Royal Academy, dove pronunciò il suo ultimo Discorso nel
dicembre del 1790. La primavera seguente espose a Londra la sua vasta collezione
di opere d'arte, compresa la sua preziosa versione della Gioconda di Leonardo (che
oggi è però considerata opera di bottega). Il 5 novembre del 1791 Reynolds fece
testamento, lasciando gran parte dei suoi averi alla nipote, Mary Palmer. Era
già molto sofferente, a causa di una malattia cronica del fegato; morì la sera
di giovedì 23 febbraio 1792. Circa una settimana dopo, il 3 marzo, il suo corpo
fu portato nella cattedrale di St Paul, dove ricevette solenne sepoltura. Nel
1813, la British Institution allestì a Londra la prima retrospettiva delle sue
opere e, nello stesso anno, fu pubblicata la prima biografia del maestro,
scritta dal suo allievo, James Northcote.
Joshua Reynolds 1723
- 1792
Joshua Reynolds was born into the family of the Reverend Samuel
Reynolds, who held the post of headmaster in a local grammar school, which
Joshua attended as a boy. The young Reynolds received a good classical
education; he loved literature and became well-read in classical Greek and Roman
authors. He revealed his interest in and talent for painting rather early.
In 1740 he went to London to study painting. He was not interested in
portraiture and had no intention to work in this genre. However, apprenticeship
in the studio of Thomas Hudson (1701-1779), a Devonshireman like himself and a
famous portrait painter of that time, changed Reynolds’ mind. He spent 3 years
in Hudson’s studio and even before finishing his studies, began his career as a
portrait painter. His early independent Devon works reveal his inexperience and
lack of individual style. In 1744 Reynolds returned to London for another two
years, during which he evidently studied the available works of old masters.
Thus, his Self-Portrait of 1747 (London, Portrait Gallery) was influenced by
Rembrandt and the famous group portrait of the Eliot Family shows that he had
studied the large-scale portrait of the Pembroke Family (1634-35) by the Flemish
Baroque painter Sir Anthony Van Dyck.
However modest the early works might have been, they revealed the compositional
talent of the young painter and his interest in light and theatrical effects.
In 1749, Reynolds left England for a long trip abroad, on a ship captained by
his friend Augustus Keppel. His first stop was Minorca. Unfortunately, he
suffered a fall from a horse, which left a permanent scar on his lip, and could
not work for the next five months. From Minorca, Reynolds went to Rome, where he
spent two years (1750-52) studying antique and Renaissance art. Then, he stayed
for three months in Venice, and visited Florence, Bologna and Parma. He made a
lot of studies and sketches, trying to understand the techniques and secrets of
Michelangelo, Raphael and Venetian artists, especially Titian. Venetian
tradition with its emphasis on color and light effects had a lasting influence
on all his art, though he never admitted this and stressed the importance of
shape and drawing.
In 1753, Reynolds settled in London. He became popular very quickly. The
Portrait of Captain Keppel (1753-54, Greenwich, National Marine Museum), on
whose ship he had left to Italy, brought him his first success. By 1760, he had
become the most popular portrait painter in London. His works were valued twice
as much as those of Gainsborough.
Undoubtedly, Reynolds was artistically talented and a master of the brush, but
he also possessed another gift -- a gift for selling -- and in the 1750s-60s he
ran what we would today call a highly successful marketing campaign. Watching
painters at work was a kind of entertainment at the time, and Reynolds made a
performance out of his work. He had a large mirror in his studio, which he
placed so that a sitter could observe the progress of the painting; he never sat
when painting, but was in perpetual motion, and, being well-read and
well-mannered, he engaged his sitters in polite and clever conversation. He
forged prestigious social contacts, and had among his friends such literary
celebrities as Samuel Johnson (1709-84), Oliver Goldsmith (1728-1774), the
statesman, author, orator and political philosopher Edmund Burke (1729-1797),
the actor and theatrical manager David Garrick (1717-1779) and others.
Thanks to his activities and success with the public, Reynolds managed to raise
the social status of the painter in Britain and made the profession as
prestigious as that of scientist and philosopher.
Among his models were aristocrats and the gentry, state and political figures,
military men, poets and writers, actors and scientists, upper-class ladies and
women of questionable reputation. Having a lot of commissions, Reynolds produced
more than 100 paintings a year. Naturally, to keep up such an output, he had to
hire several assistants. The employment of drapery and landscape painters for
adding backgrounds to portraits was a normal practice in England at the time.
Besides, Reynolds’ studio assistants often produced copies of portraits for
relatives and friends of the sitter. It was not uncommon for Reynolds to paint
the face and hands, leaving the rest of the picture to be completed by his
assistants. It usually took several sessions as long as one hour each to finish
the face, while the rest of the picture was completed without “troubling” the
client.
In the 1760s Reynolds was one of the founding members of the Society of Artists.
In 1760 the Society of Artists organized the first public exhibition of
contemporary artists, which had tremendous success, and afterwards such
exhibitions were held yearly. Reynolds participated in them throughout his life.
The Society of Artists sought the patronage of the King, and in 1768 the Royal
Academy was founded with Reynolds as its first president. In 1769 he was
knighted by George III and for the next 20 years his authority in art was
indisputable.
The Series of Discourses that he, as the President, delivered annually to
students of the Royal Academy between the years 1769 and 1790 were published
after his death. The ideas expressed in these speeches had been developing since
the Renaissance, but collected together they became a classical expression of
the academic doctrine of Grand Manner. Rational in its basis, it opposed
Romanticism with its emphasis on feelings and emotions. Reynolds treated taste
from the neo-Classical positions, as the capability of differentiating truth
from fallacy, and thought that art should address the minds of the viewers. The
aim of art, according to Reynolds, is the moral improvement of man. The artist
should seek inspiration in noble and high themes, avoiding the “low” (in this
case, he was opposing the art of Hogarth) and follow strict rules (this thesis
drew criticism from Blake). Reynolds considered that after Michelangelo, art had
gradually degraded. While he did not reject the individual manner of each
painter, he thought that the standard should be the great works of the old
masters, especially those of the Renaissance. The Discourses became the basis
for academic art education.
In practice, the art of Reynolds himself was far from his own doctrine. His work
is characteristic of a rare artistic variety combining the dignity and greatness
of Grand Manner with feelings, fine psychological observations and artistic
freedom. There are not many artists in history who were able to render such an
exceptional combination of emotions and technique.
His works can be divided into two types. The first is where he struggled to
“elevate” the genre of portraiture with the help of classic samples and
associations. Such compositions are pompous and contain allegoric figures and
details, taken from classical mythology and art. The models in these works are
idealized and very often the subjects are Greek and Roman deities. Three Graces,
Decorating Gimenei; Portrait of the Montgomery Sisters 1774, Tate Gallery,
Portrait of Sarah Siddons as the Tragic Muse (1783-84), are the best examples of
this line of his art.
The other type of portraiture – he usually painted people he knew well in this
style – is intimate, without spectacular attributes, and psychologically subtle.
The portraits of children and women are lyrical and straightforward, though
sometimes sentimental; men’s portraits have objects which hint at their
profession or hobby, intellect and character are stressed. Examples of this
portraiture include,… Portrait of Nelli O’Brien (Wallace collection) –
considered one of his masterpieces. Although in accordance with academic
doctrine, much attention is given to the drawing, lines and plastic shape,
Reynolds is a wonderful colorist. Unfortunately, his constant experiments with
different pigments, resins, waxes, oils, bitumen, etc, led to quick fading,
cracking and even destruction of the pictures. Some of the portraits literary
grew older and died before their sitters.
Reynolds built the composition of his works very creatively, showing much
diversity and originality in his treatment of his models.
In 1781 the painter visited Holland and Flanders, and was impressed by the works
of Rubens. The influence of the great master can be seen in his portrait of the
Duchess of Devonshire and Her Daughter (1786), in his pictures commissioned by
Catherine II and Prince Potemkin (Infant Hercules Strangling Serpents in His
Cradle– hermitage
In 1784 Reynolds was appointed the court painter of King George III, though they
never had close relations because of Reynolds’ political views and support for
the Whig party. Reynolds’ royal portraits are not among his best works.
During his latest years he also tried himself in historical paintings,
unconnected with classical subjects. (Macbeth and the Witches, Lord Egremont
collection) Three years before his death Reynolds became blind and had to stop
his work. He was buried in St. Paul’s Cathedral with honors as a man of national
fame in Britain. A bronze statue of him by Alfred Drury, was placed in the
courtyard in front of the Royal Academy in 1912.
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