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| Pablo Picasso (1881 - 1973) Pagina (1) 2 (3) | |||
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Alberto Martini Pablo Picasso Pablo Picasso nasce a Malaga, in Spagna, il 25 ottobre 1881 dall'insegnante di disegno José Ruiz Blasco e da Maria Picasso, dalla quale prenderà poi il nome che ha reso celebre in tutto il mondo. Precocemente attratto dalla professione paterna, pratica giovinetto il disegno e nel 1891, anno del trasferimento a La Cortina, inizia a frequentare la scuola di Belle Arti ed a dipingere, rivelando un talento eccezionale: nel 1895 la famiglia si stabilisce a Barcellona dove egli continua i suoi studi, superando con successo le prove d'ammissione alla locale scuola d'arte. Negli anni successivi si reca anche a Madrid, per rendersi conto e trarre profitto dei vari insegnamenti accademici, quindi, nel 1897, già padrone di una tecnica sperimentata e abilissima, si avvicina agli ambienti artistici d'avanguardia di Barcellona, partecipando alla vita accesa di discussioni che si svolge principalmente nei cabarets, dal cui clima è fortemente attratto, e collaborando a varie effimere riviste. L'incontro con questo ambiente, imbevuto di umanitarismo populista e di motivi simbolisti, incide profondamente sulla sua formazione, fra i vari poeti, scrittori e artisti che conosce vi sono Baroja, Manolo, d'Ors, Sabartès, Nonell, Casas, Sunyer, Soler, Casagamas, inoltre suscita in lui il desiderio di andare là dove questa cultura principalmente vive e agita i suoi problemi, a Parigi. Il primo viaggio nella capitale artistica d' Europa cade nel settembre del 1900 e il suo soggiorno si prolunga fino al Dicembre dello stesso anno; è in compagnia del pittore Casagamas e abita nell'atelier prestatogli dal pittore Nonell. Dopo un breve ritorno in Spagna dove, a Madrid, fonda insieme a Soler la rivista « Arte Joven », a maggio è di nuovo a Parigi per rimanervi fino alla fine dell'anno. Pur continuando a frequentare principalmente artisti spagnoli, da Iturrino a Gargallo e a Gonzales, non manca di penetrare nell'ambiente artistico parigino legandosi d'amicizia con Coquiot e, specialmente, con Max Jacob: tra l'altro tiene, insieme a Iturrino, una mostra nell'importante galleria di Vollard. Fino alla primavera del 1904, quando si stabilisce definitivamente a Parigi nel famoso « bateau-lavoir » di Piace Ravignan, alterna la permanenza a Barcellona con brevi puntate a Parigi dove nel 1902 aveva esposto nelle gallerie di Vollard e di Berthe Weill; nella capitale francese la cerchia delle sue amicizie e dei suoi interessi si allarga e nel giro di un paio di anni il suo studio diventa un indirizzo caro a personalità in formazione e in crescita come Jacob, Jarry, Raynal, Salmon, Reverdy, Apollinaire, Duhamel, gli Stein. In questo clima di serenità, pur nelle angustie economiche, avviene il trapasso dal periodo « blu » al periodo « rosa », contrassegnato da una classica armonia formale. Nel 1905 trascorre un mese in Olanda, durante l'estate, e svolge, accanto all'attività pittorica e incisoria, una intensa attività plastica: si lega d'amicizia con la bella Fernande Olivier e compie, nell'estate 1906, un viaggio a Barcellona, Gosol e Lerida, riportando forti impressioni della scultura romanica e, specialmente, della scultura iberica pre-romana. Nello stesso periodo incontra Matisse, il capofila del nuovo movimento « fauve » che aveva fatto grande sensazione al Salon d'Automne dell'anno precedente, e, forse per suo tramite, si appassiona all'arte cosiddetta primitiva d'Africa: probabilmente nell'inverno 1906-07 inizia a lavorare alle "Les demoiselles d'Avignon" intorno a cui si travaglia a lungo e che, alla fine, lascia incompiuto dopo molti rimaneggiamenti. Entra in contatto con Kahnweiler, che si interessa al suo lavoro e gli fa un contratto che gli consente di vivere, e conosce Braque e Derain: il primo ancora occupato da ricerche « fauves », il secondo già avviato a problemi strutturali cezanniani che, attraverso le loro relazioni, si svolgono in senso pre-cubista. Nel 1908, nello studio di Picasso, viene organizzato un banchetto in onore del Doganiere Rousseau, al quale partecipano molti degli ingegni più vivi della Parigi di quegli anni: nel 1909 trascorre l'estate a Morta de San Juan, dove esegue paesaggi cubisti che vengono esposti in autunno da Vollard, e tiene una mostra a Monaco nella Galleria Thannhauser. Benché non partecipi ai Salons, i suoi quadri sono studiati con grande interesse dai giovani più moderni e in breve la sua opera è al centro del rinnovamento cubista: nel 1910 va a lavorare a Cadaquès con Derain durante l'estate, l'anno dopo con Braque e Céret ed ogni volta torna a Parigi con un patrimonio di opere cariche di novità e di geniali intuizioni. Ormai sulla sua scia c'è tutta una schiera di giovani, che non sempre sanno intendere la complessità realistica delle sue strutture di linguaggio: accanto a Léger e Gris, certo i migliori, vi sono troppi epigoni, da Gleizes a Metzinger, da Herbin a Marcoussis, fino a coloro che utilizzano in senso diverso le sue soluzioni, da Delaunay a Roger de La Fresnaye, dai futuristi italiani a Villon, a Duchamp e a Picabia, per dire dei più noti. Dopo la rottura con Fernande Olivier, sì lega con Marcelle Humbert (Èva, il cui nome ricorre in tanti quadri) e vi trascorrono lunghi periodi insieme ai Braque, specie durante le estati del 1912-13-14. In questi anni i suoi quadri divengono sempre più noti in Francia e all'estero, specie per merito di D. H. Kahnweiler che, oltre all'attività di mercante, svolge un'intelligente opera di storico del Cubismo: nelle mostre internazionali di Monaco, di Colonia, di Berlino figurano con grande rilievo i suoi quadri cubisti, nelle riviste internazionali d'avanguardia vengono pubblicate le sue opere e si discute sulle sue innovazioni in tutti i centri artistici più avanzati. Il nome di Picasso sta diventando la vera bandiera della modernità. Nel 1914, allo scoppio della guerra, Picasso rimane a Parigi mentre i suoi compagni partono per il fronte: non è una separazione occasionale, ma la rottura di una comunanza di interessi, poiché Derain volgeva verso un recupero della tradizione e Braque ad una sistemazione delle conquiste cubiste.
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