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A prire
nuovi orizzonti
Non desidero parlare di
Giorgio Flis e delle sue opere usando parole
altisonanti per descrivere quello che molti non vedono,
rendendo il tutto ancora più confuso, ma cercando di
trasfondere la passione per l’Arte informale nello stesso
modo in cui è cresciuta in me. Era un caldo giorno estivo
quando incontrai Giorgio, uno di quei giorni dove non
desideri altro che andare a casa e metterti sotto la doccia,
una stanca giornata giunta quasi al termine, una giornata
che si doveva concludere con quell' incontro di routine che
quasi quotidianamente hai con i tanti pittori che cercano il
loro mecenate. Ricordo che stavo sistemando alcuni dipinti
sulla parete quando suonò il campanello ed ecco l’importante
sagoma di Giorgio apparire alla porta della galleria: rimasi
subito colpito dal personaggio: non forzato, non
necessariamente stravagante perché così devono essere i
pittori e perché così vogliono i dettami che qualcuno ha
imposto alla categoria, ma sobrio, curato e con un
portamento deciso e composto. Lo osservai con molta
attenzione, difetto che mi colpisce da sempre, per scoprire
cosa potesse nascondere quest’ uomo così perfetto da
sembrare impostato, lo fissai a lungo negli occhi per
coglierne qualche momento di disagio per capire se lo
sguardo fosse ingannatore e invece non potei fare a meno di
notare la schiettezza di chi non deve nascondere nulla e che
non ha bisogno di inventare nulla, il sorriso sincero di chi
è sereno nel sapere che ha dato tutto se stesso, la calma di
chi non vuole vendere nulla con le parole ma è sorretto da
qualcun’altro che parla per lui, esattamente come fosse lui:
la propria Arte. Nell’ osservare le opere venivo
letteralmente avvinto dall’emozione e credetemi non è per
nulla facile, come titolare del più grande Portale d’Arte in
Italia, ho modo giornalmente di valutare decine di pittori,
eppure Giorgio era riuscito ad infrangere la mia barriera di
diffidenza verso questo genere di pittura per i tanti
millantatori che spacciano per arte informale qualche
pennellata fatta a casaccio sulla tela, con il carattere e
la decisione dei suoi lavori, con la matericità dei suoi
soggetti con lo spessore della sua pittura con la cultura di
chi ha alle spalle tanti anni di duro lavoro. Molto spesso,
anzi troppo, mi trovo a disquisire di Arte con persone che
non sanno neanche come si scriva e mi devo zittire per non
sbottare, annuire quando guardando un quadro di Giorgio
dicono: questo lo saprei fare anche io….poveri, che pena
provo per coloro che hanno l’ardire di ambire a tanto! Cosa
significa? Molti, se non tutti i pittori, saprebbero rifare
la Gioconda e allora? Hanno forse costoro impresso nel loro
DNA il “Genio” di Leonardo? Scrive
Victor Hugo “ Nel
Poeta e nell’Artista c’è l’infinito” e in Giorgio si esprime
con la maestosità delle sue pennellate con la purezza dei
tratti generati e con il genio di chi ha nel sangue la vena
del “Grande Artista”. Per concludere questa mia
dissertazione desidero rivolgermi a coloro che pensano che
l’Arte si sia fermata ai principi e ai canoni estetici del
passato dimenticando che tutto ha subito necessariamente un
evoluzione in ogni settore della vita, pensate alle auto,
all’abbigliamento e allo stesso linguaggio e ricordate le
parole di Vassilij Kandinskij
: ogni opera d’arte è figlia del suo tempo,e spesso è madre
dei nostri sentimenti. Analogamente, ogni periodo culturale
esprime una sua arte, che non si ripeterà mai più. Lo sforzo
di ridar vita a principi estetici del passato può creare al
massimo delle opere d’arte che sembrano fiori sbocciati
senza petali.
Roberto
Girardi
Giornalista e titolare di Artinvest2000

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