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Principali movimenti artistici: I - Z
(versione testuale)
Movimenti: A - G
Pagina con
immagini

IMPRESSIONISMO
Impressionismo: movimento artistico sviluppatosi in Francia nella
seconda metà del sec. XIX, che contrappose alla pittura accademica nuovi valori
formali (rivalutazione della luce e del colore come mezzi atti a esprimere le
impressioni suscitate nell'artista dalla natura, uso della pennellata rapida e
densa), prediligendo il lavoro en plein air. Le premesse. Il carattere
rivoluzionario dell'impressionismo nei confronti della cultura figurativa
ufficiale non costituì un'improvvisazione, ma una parziale ripresa dei motivi
che avevano caratterizzato l'opera di
J.B.C. Corot e dei paesaggisti di Barbizon,
il realismo di G. Courbet e il romanticismo di
E. Delacroix. Nella fase
formativa del movimento ebbe grande importanza il programma antiaccademico di
E.
Manet, che dal 1863, con l'esposizione del "Déjeuner sur l'herbe" al Salon des
refusés, poi di Olympia al Salon del 1865, infine con la polemica
partecipazione all'esposizione del 1867, divenne il portabandiera delle tendenze
innovatrici, pur non potendo essere considerato propriamente un impressionista.
IPERREALISMO
L'iperrealismo o realismo fotografico è un termine usato per riferirsi a
una corrente artistica (soprattutto pittorica) riguardante la riproduzione
meccanica e particolareggiata della realtà. Chiamato anche realismo radicale,
l'iperrealismo rappresenta la realtà partendo da un’immagine fotografica,
ingrandita il più possibile, e riportandola come disegno, cercando di essere più
fedeli della normale percezione, se possibile. Il movimento nasce negli anni
1970, e si diffonde in Europa nel decennio successivo. Di fatto è derivato della
pop art, e si è contraddistinto per la maniacalità dei dettagli, sotto tutti gli
aspetti esagerata. La straordinaria fedeltà nei confronti della realtà è stata
abbracciata soprattutto dall'ambito pittorico. Tra i più famosi, ricordiamo gli
americani Chuck Close, Richard Estes, Ralph Goings, Richard McLean, le italiane
Vania Comoretti, Chiara Albertoni e Daniela Montanari. Unico esempio, raro nel
suo genere ma di grandissima portata e ammirazione, è stato quello di Duane
Hanson, scultore statunitense famoso per le sue creazioni raffiguranti persone
del tutto normali, spesso in atteggiamento lavorativo, complete di acconciature
altamente particolareggiate e abbigliate con vestiti veri.
PRINCIPALI ESPONENTI DELL'IPERREALISMO
Robert Bechtle
Charles Bell
Tom Blackwell
Chuck Close
Robert Cottingham
Don Eddy
Richard Estes
Audrey Flack
Ralph Goings
Ron Kleemann
Richard McLean
John Salt
Ben Schonzeit
LIBERTY
Con il nome di Liberty si intende un vasto movimento artistico che, tra
fine Ottocento ed inizi Novecento, interessò soprattutto l’architettura e le
arti applicate.
Il fenomeno prese nomi diversi a seconda delle nazioni in cui sorse.
In Francia prese il nome di "Art Noveau" in Germania il nome di "Jugendstil", in
Austria fu denominato "Secessione", in Spagna "Modernismo in Gran Bretagna "modern
style".
In Italia ebbe inizialmente il nome di "Floreale" per assumere poi il più noto
nome di "Liberty" dal negozio di un commerciante in oggetti orientali a Londra,
"Arthur Lasenby Liberty".
Il Liberty nacque dal rifiuto degli stili storici del passato che
nell’architettura di quegli anni fornivano gli elementi di morfologia
progettuale.
Il Liberty cercò invece ispirazione nella natura e nelle forme vegetali, creando
uno stile nuovo, totalmente originale rispetto a quelli allora in voga.
Caratteri distintivi del Liberty divennero l’accentuato linearismo e l’eleganza
decorativa.
Nato inizialmente in Belgio, grazie all’architetto Victor Horta, il Liberty si
diffuse presto in tutta Europa divenendo in breve lo stile della nuova borghesia
in ascesa.
Esso si fondò sul concetto di coerenza stilistica e progettuale tra forma e
funzione.
Adottando le nuove tecniche di produzione industriale, ed i nuovi materiali
quali il ferro, il vetro e il cemento, di fatto il Liberty giunse per la prima
volta alla definizione di una nuova progettualità: quella progettualità che
definiamo industrial design.
I centri più importanti dello "Stile del '900" furono Torino, Palermo, Firenze,
Lucca, Viareggio, Milano, Roma, Emilia Romagna.
Nella nostra penisola il Liberty si sviluppa in un paese sostanzialmente pigro e
che sembra aver dimenticato le recenti spinte ideologiche e popolari del
risorgimento, in una nazione convinta di aver superato tutti i suoi problemi per
il solo fatto di essere stata finalmente unita.
In questo clima di stasi, tuttavia, va generandosi nel campo artistico, una
"minoranza modernista" desiderosa di affacciarsi sul resto d'Europa e che vuole
opporsi concretamente alla trita e ritrita mescolanza di stili storici dell'arte
"ufficiale".
Questa corrente modernista si muove verso una direzione stilistica, che sfocerà
nell'Art Nouveau secondo i criteri già affermatisi nelle altre nazioni europee,
e verso una direzione tecnica originata dalle nuove scoperte industriali e da
nuove tecniche strutturali, soprattutto nel campo architettonico.
Il movimento si affermò definitivamente nel
nostro paese dopo l'Esposizione di Torino nel 1902.
I promotori del nuovo stile, tutti appartenenti al circolo degli artisti di
Torino, furono lo scultore Leonardo Bistolfi, Raimondo D'Aronco architetto e lo
scrittore Enrico Thovez
Per la prima volta, dopo lo stile impero, una corrente artistica mostrava delle
qualità creative ed innovative spurie del precedente linguaggio impregnato di
provincialismo.
Nel settore dell'arredamento di interni si distinse il milanese Carlo Bugatti
,le cui creazioni si rifacevano alla cultura dei Mori.Eugenio Quarti, Carlo Zen
e non ultimo l'architetto Ernesto Basile.
Tra gli architetti sono da ricordare:
Ernesto Basile operante a Palermo e Roma;
Raimondo D'Aronco con i suoi lavori a Torino e Udine;
Pietro Fenoglio a Torino e Piemonte dove operarono anche Antonio Vandone,
Alfredo Premoli,, Giovanni Gribodo
Annibale Rigotti, Pietro Betta, Vittorio Ballatore di Rosana, Gottardo Gussoni,
Velati-Bellini;Giuseppe Sommaruga a Milano come anche Alfredo Campanini, G.B.
Bossi, Luigi Broggi.
Giovanni Michelazzi a Firenze ed nella Toscana balneare, così come l'architetto
Belluomini.
Il percorso del movimento artistico nel periodo liberty, si pone lo scopo di
sfatare un luogo comune, nato anche dal clima di diffusa lamentela degli
intellettuali italiani, secondo il quale il Liberty avesse tardato molto nella
sua diffusione in Italia.
Seppure in parte vera, questa tesi non rende ragione dell'apporto innovativo e
profondo di alcune personalità artistiche italiane, che pure parteciparono al
dibattito estetico europeo.
Il fenomeno estetico culturale della così detta Arte Nuova, è chiamato anche
"floreale" per il gusto di forme biologiche, naturali e fitomorfe.
Queste sfere della natura vengono concepite come un unico ed armonioso universo
dal quale trarre ispirazione artistica.
Germinano nella pittura, nella scultura, nelle arti applicate e in ogni oggetto
della vita quotidiana: motivi floreali, delicate nervature boschive, ambienti
vegetali, viticci, modanature.
Contemporaneamente, in un clima di primaverile fioritura, l'arte si popola delle
creature animali più piccole e indifese, di insetti e piccoli molluschi
acquatici, insoliti e schivi.
Le forme con cui vengono raffigurati questi soggetti sono sempre linee curve,
forme flessuose provenienti dal movimento preraffaellita ottocentesco.
Al rinnovo del gusto e della forma partecipa in modo decisivo il movimento
filosofico positivista, che con la sua fiducia nella ragione, da avvio a nuovi
studi scientifici e naturalistici con i quali l'uomo domina, o crede di
dominare, la natura. In questa compagine culturale, che sembra avere una matrice
del tutto europea, si inseriscono autori italiani appartenenti al movimento del
Divisionismo.
Il Divisionismo, di derivazione del Simbolismo è una tendenza artistica
sviluppatasi in Italia tra il 1885 e il 1915. I pittori divisionisti adottarono
un procedimento molto simile a quello del neo-impressionismo francese.
Scomponevano il colore con una separazione metodica delle tinte complementari.
Ciò che li differenziava dai neo-impressionisti è che, invece di adottare il
punto come elemento di base, utilizzavano un tratto molto più lungo e
filamentoso.
Ne derivavano delle immagini dalla illuminazione molto diffusa e
antinaturalistica, dove le forme perdono peso e consistenza per fondersi in
un’unica indistinta ondulazione luminosa.
Gaetano Previati e Giovanni Segantini, già nel penultimo decennio
dell'ottocento, dimostrano l'elaborazione del gusto estetico nuovo.
Con gli anni novanta il gusto Liberty si diffonde presso gli artisti italiani
come Boldini, Casorati, Vittorio Zecchin.
Galileo Chini pubblica illustrazioni in puro stile Arte Nuova e con lui molti
altri artisti di matrice simbolista, i divisionisti toscani e liguri come Plinio
Nomellini, Giorgio Kierniek, Benvenuto Benvenuti, Giuseppe Cominetti ai quali
fanno presto seguito esponenti del futurismo quali Boccioni e Balla.
MANIERISMO
Il manierismo è una corrente artistica italiana, soprattutto pittorica,
del XVI secolo che si ispira alla maniera, cioè lo stile, dei grandi artisti che
operarono a Roma negli anni precedenti, in particolare
Raffaello Sanzio e
soprattutto Michelangelo Buonarroti.
L'età della maniera inizia fra il 1520, anno della morte del Sanzio, e il 1527,
anno del Sacco di Roma, che vede la diaspora degli allievi di
Raffaello
diffondere il nuovo stile in tutta la penisola, tra questi Perin del Vaga a
Genova e poi di nuovo a Roma, Polidoro da Caravaggio a Napoli e poi in Sicilia,
Parmigianino a Bologna e Parma, ma anche in Francia con
Rosso Fiorentino e
Primaticcio, lavorando nel castello di Fontainebleau. Prima del Sacco, si ebbero
fermenti manieristici: nel 1521, con l'apertura del cantiere alla villa
Imperiale a Pesaro, per volontà del duca di Urbino Francesco Maria della Rovere,
dove sotto la direzione di Gerolamo Genga, lavorò un eterogeneo gruppo di
pittori, che con i lavori intrapresi a Mantova da Giulio Romano, trasferitosi da
Roma nella città dei Gonzaga nel 1524.
Fra i manieristi, eccellono un gruppo di artisti che elaborano con più
personalità e profondità i motivi classici, in particolare il Bronzino, il
Vasari a Firenze. Si possono ricordare anche Daniele da Volterra, Francesco
Salviati (Cecchino), il suo allievo Giuseppe Porta, i fratelli Federico e Taddeo
Zuccari nell'arte profana, Nicolò dell'Abate, Lattanzio Pagani. La maniera può
dirsi conclusa per quanto riguarda l'Arte Sacra con la fine del Concilio di
Trento nel 1563, quando si chiese ai pittori di rappresentare soggetti semplici
e chiari, tutto il contrario di quelli manieristici, che continuarono fino ad
esaurirsi nelle composizioni profane.
Il manierismo in pittura
Il termine maniera è onnipresente e con molti significati nel Cinquecento, a
partire proprio da Giorgio Vasari che lo utilizzò estesamente per indicare lo
stile, la prassi, l'abilità artistica di un autore: e di fatto il
Vasari stesso
è uno dei primi commentatori delle opere sue contemporanee, e ne analizza il
motivo stilistico, la struttura, la composizione e la tecnica.
La preparazione richiesta ad un pittore nel Cinquecento non si fermava
all'abilità artistica, ma comprendeva anche la cultura, una formazione
universale, anche religiosa, nonché le norme di comportamento etico e sociale
che gli consentissero di rapportarsi alle istituzioni e ai committenti. Anche
questo si traduceva nella "maniera" di dipingere; e per il
Vasari, l'espressione
più alta della "buona maniera" di dipingere era in
Raffaello e
Michelangelo .
Ma la "maniera", o lo "stile" che dir si voglia, si tradusse negli autori
successivi in affettazione, inventiva, ricercatezza, artificio, preziosismo:
caratteristiche queste che sono state successivamente attribuite a questi
pittori in varia misura e con valutazioni diverse, a seconda dei tempi.
Il termine manierismo, al contrario di "maniera", comparve molto più tardi, con
l'affermarsi del neoclassicismo alla fine del Settecento, a definire quella che
veniva intesa come una digressione dell'arte dal proprio ideale; e fu usato
successivamente dello storico d'arte Jacob Burckhardt per definire in modo
sprezzante l'arte italiana fra il Rinascimento e il Barocco.
Solo negli anni dieci e venti i pittori manieristi furono riabilitati e, sotto
l'influsso dell'espressionismo e del surrealismo, si valutò positivamente la
cultura sottostante al manierismo: il distacco dell'arte dalla realtà,
l'abbandono dell'idea che la bellezza della natura sia impareggiabile e il
superamento dell'ideale di arte come imitazione della realtà. In questa
concezione invece, l'arte diventa "fine a se stessa".
Caratteristiche abbastanza ricorrenti nelle opere pittoriche manieriste, più o
meno apprezzate nei tempi successivi, furono:
una costruzione della composizione complessa, molto studiata, fino ad essere
artificiosa, talvolta con distorsioni della prospettiva, talvolta con
eccentricità nella disposizione dei soggetti, tipica è la figura serpentina,
cioè realizzata come la fiamma di un fuoco o una s;
un uso importante della luce, finalizzato a sottolineare espressioni e
movimenti, a costo di essere a volte irrealistico;
grande varietà di sguardi ed espressioni, normalmente legate al soggetto e alla
situazione rappresentata: talora intense, dolorose, a volte assenti,
metafisiche, a volte maestose, soprannaturali;
grande varietà nelle pose, che come quelle di
Buonarroti intendono suggerire
movimenti, stati d'animo, e quando richiesto la soprannaturalità del soggetto;
uso del drappeggio molto variegato fra i vari artisti, ma di solito importante e
caratteristico, fino a diventare innaturale;
anche i colori delle vesti, ma talvolta anche degli sfondi, consentono di
staccarsi dalle tinte più comuni in natura e portare l'effetto di tutta l'opera
su coloriture più artefatte e insolite.
Architettura del Manierismo
Anche l'architettura della metà del Cinquecento viene spesso considerata
manierista, intendendo in questa accezione un uso raffinato e disinvolto degli
ordini classici, con frequenti infrazioni alle regole codificate. Tra gli
edifici che meglio esemplificano questo atteggiamento è da ricordare il Palazzo
Te a Mantova, opera del pittore e architetto Giulio Romano.
METAFISICA
La pittura metafisica si sviluppò in Italia, a Ferrara in particolare, a
partire dal 1916, come risposta alla pittura delle avanguardie e dei futuristi,
con il ritorno ad una pittura classica con riferimenti all'antica Grecia. La
parola "metafisica", dal greco "metà tà physika (oltre il fisico ciò che non
appartiene al mondo naturale) raffigura l'inconscio e il sogno, il surreale.
Come nel sogno i paesaggi sono veri ma sono assemblati confusamente ad esempio
una piazza non è detto che si trovi esattamente vicino a un campo di fiori. I
caratteri fondamentali della pittura Metafisica sono:
rappresentazione di immagini che conferiscono un senso di mistero, di
allucinazione e di sogno.
La prospettiva del quadro è costruita secondo molteplici punti di fuga
incongruenti tra loro (l'occhio è costretto a ricercare l'ordine di disposizione
delle immagini)
Assenza di personaggi umani quindi solitudine: vengono rappresentati manichini,
statue, ombre e personaggi mitologici.
Campiture di colore piatte e uniformi.
Scene che si svolgono al di fuori del tempo.
Le ombre sono troppo lunghe rispetto agli orari del giorno rappresentato.
L' uomo non c'è fisicamente ma c'è simbolicamente attraverso il fumo delle
ciminiere, le muse ecc...
Gli autori più importanti del movimento furono:
Giorgio De Chirico
Alberto Savinio (Andrea De Chirico, fratello di Giorgio De Chirico)
Carlo Carrà
Il movimento metafisico fu di fondamentale importanza per molti autori
Surrealisti.
I quadri metafisici spesso ritraggono piazze Italiane considerate misteriose e
romantiche, i personaggi presenti in queste piazze sono statue greche o
manichini. Nelle opere tutta l'attenzione va alla scena descritta, una scena
immobile senza tempo (come un sogno) spesso un luogo silenzioso e misterioso,
un palcoscenico teatrale senza emozioni.
MINIMALISMO
Il minimalismo è una tendenza artistica nata principalmente degli Stati
Uniti negli anni sessanta e settanta. L'arte minimalista, come da definizione,
si basa sulla riduzione della realtà: l'arte è puramente astratta, oggettiva ed
anonima, priva di decorazioni superficiali o caratteri espressivi.
Nella pittura e nel disegno minimalista le rappresentazioni sono monocromatiche,
spesso realizzate su griglie e matrici di tipo matematico. Le elaborazioni di
arte minimalista sono in grado di evocare, seppure astratte in forma e
contenuto, formi emozioni e stati esistenziali.
Nella scultura vengono impiegati materiali e procedimenti industriali per
ottenere forme geometriche, spesso riproposte in serie. I materiali maggiormente
utilizzati sono acciaio, perspex e tubi fluorescenti. Il messaggio che gli
scultori vogliono dare a queste opere non punta sulla perfezione visiva, ma
sull'esperienza di un contatto fisico con l'osservatore.
Il minimalismo può considerarsi una reazione all'espressionismo astratto,
corrente d'arte moderna di fine anni cinquanta.
NABIS
A Pont-Aven, piccolo villaggio della Bretagna, nel 1888 avviene
l'incontro tra Paul Gauguin ed Emile Bernard. Bernard sconvolge le convenzioni
artistiche con le sue Les Bretonnes dans la prairie verte e
Gauguin afferma un
nuovo uso del mezzo pittorico nella Vision aprés le sermon.
Convinto da Gauguin, anche un giovane pittore, Paul Sérusier, seguirà questa
nuova arte con il Paysage au bois d'amour.
Sono tre quadri rivoluzionari che mettono in risalto il sogno, la realtà,
l'emozione, dove il motivo figurato è occasione di simboli e l'idea diviene il
fine ultimo dell'arte.
Dall'ebraico "Nebiim", profeti o ispirati, Nabis è il termine che il Nabi
Auguste Cazalis, appassionato di ebraico e lingue orientali, diede ad un gruppo
di giovani artisti usciti dall'Académie Julian e dall'Ecole des Beaux-Arts che,
formatosi intorno a Sérusier, voleva rinnovare la pittura.
Questo movimento artistico, che si sviluppò tra il 1888 e il 1900, si rivolgeva
al sintetismo di Gauguin, alle decorazioni di Puvis de Chavannes, al
Quattrocento italiano e alle stampe giapponesi. L’intento era quello di
allontanarsi sempre più dall’accademismo e dal naturalismo: questa volontà non
si esprimeva soltanto in pittura ma anche nella vita quotidiana, come testimonia
l'uso del gergo esoterico cui gli artisti Nabis ricorrevano nei loro incontri e
nei loro rapporti epistolari. Così come esoteriche erano alcune delle cerimonie
che organizzavano.
I Nabis erano conosciuti anche come "Pittori della Revue blanche" dato che fin
dal 1891 pubblicavano su questa rivista litografie e manifesti. Dal 1896-97 il
gruppo cominciò a sgretolarsi: dopo l'ultima mostra del 1900 ognuno intraprese
un proprio solitario cammino.
Collocati tra l'Impressionismo e il Simbolismo, movimento dall'importanza sempre
più crescente, i Nabis vengono influenzati per le loro opere dagli arabeschi
floreali e dagli intrecci dell'arte giapponese, che utilizzano parimenti sia per
i dipinti da cavalletto sia come decorazioni per oggetti d'arte.
Fonte della loro ispirazione è anche l'arte antica dello smalto cloisonné e
della vetrata medievale, così come lo sono i libri di magia colmi di segni
cabalistici, ma anche i testi che vanno dal Romanticismo alla generazione
simbolista, da cui traggono motivi iconografici come i satiri e le ninfe. Se in
pittura si assiste ad una fase di declino del naturalismo, lo stesso accade per
il teatro che diviene un luogo di sperimentazione, sia per l'utilizzo di
tecniche come la pittura a colla, a olio e a tempera, che per il ricorso alla
decorazione strettamente collegata all'armonia e alle suggestioni dei testo.
Dal punto di vista estetico l'interesse verso la tematica religiosa per i Nabis
non è così evidente poiché la pittura sacra alla fine dei XIX secolo ha
un’immagine estremamente negativa, molto superata.
Per loro si tratta di una vera e propria scelta derivata dalla pittura di
Gauguin, che in alcuni di essi convive con una forte convinzione religiosa: se
Vuillard e Bonnard professano un cattolicesimo misurato, dal canto suo Maurice
Denis crede profondamente in un cristianesimo ortodosso, quasi mistico.
La religione dei Nabis è anche un modo di fuggire dalla civiltà contemporanea,
collegandosi così alla volontà di Gauguin di ritornare ad uno stile semplice e
primitivo.
Tra il 1880 e il 1895, si assiste in Francia ad un dibattito intorno alla
rappresentazione ideale, nel tentativo wagneriano di realizzare l'Opera d'Arte
totale. Si va, infatti, ad instaurare uno stretto legame tra gli scrittori e i
pittori d'avanguardia dando vita alle esperienze più diverse, dalla sostituzione
degli attori con marionette (sull'onda delle teorie di Kleist), a commedie di
autori simbolisti rappresentate con scene di artisti Nabis, che portano il
teatro francese ad essere, in questo modo, un modello per tutta l'Europa. Non da
ultimo, il confronto con l'arte del teatro induce questi artisti a proseguire la
propria riflessione nelle riviste e in letteratura.
NATURALISMO
Il Naturalismo è una corrente artistica di origini francesi, nata
intorno al 1870. L'arte naturalista si sviluppa in continuità con il realismo,
dal quale trae l'allontanamento dell'idealismo classico e romantico a favore
dell'allargamento del campo di interesse artistico a soggetti meno aulici ed
edificanti. Questa nuova visione elimina la discriminazione sociale nel settore
artistico ed afferma il valore di tutta la realtà oggettiva.
Oltre all'impronta del realismo, il naturalismo cattura l'attenzione del periodo
rivolta alle ricerche sulle scienze naturali, sviluppatasi in rapporto con gli
ideali del positivismo.
Il movimento parte dalla Francia per estendersi rapidamente in altri stati,
primo tra i quali la Germania, che si afferma grazie alle opere di grandi
artisti come A. Von Menzel e H. Thoma, e dei paesisti delle scuole di Worpswede
e di Dachau. La terza tappa per la diffusione del naturalismo è il Belgio, con
gli artisti C. Meunier e Ch. de Groux. Il naturalismo arriva anche in Italia,
grazie agli stretti contatti con la Francia stabiliti dai fratelli Palizzi e da
S. De Tivoli, influendo sulla formazione dello stile pittorico degli
italianissimi Macchiaioli.
NOVECENTO
Novecento è il nome di un movimento nato nel 1922 a Milano con
l'esposizione delle opere di 7 artisti:
Mario Sironi, Achille Funi (presente con
"La terra"), Leonardo Dudreville, Anselmo Bucci, Emilio Malerba, Pietro
Marussing e Ubaldo Oppi. Questi uomini provengono da esperienze e correnti
artistiche differenti, ma strette da un senso comune di "ritorno all'ordine",
un'arte che dopo le eccessive sperimentazioni delle avanguardie (futurismo
sopratutto) torna ad avere di nuovo come supremo riferimento l'antichità
classica, la purezza delle forme e l'armonia nella composizione. Il nome deriva
dal fatto che si sentono traduttori dello spirito del Novecento. “Coordinatrice”
del movimento era la critica d'arte Margherita Sarfatti, stretta collaboratrice
di Mussolini e sua amante. Gli artisti si ripresentarono assieme, con il nome di
"6 artisti del Novecento" (Oppi esponeva da solo), nel 1924, alla Biennale di
Venezia dove esposero opere come "L'allieva", "Paesaggio urbano" (Sironi),
"Amore: discorso primo" (Dudreville), "I pittori" (Bucci). Le opere sono
caratterizzate da forme plastiche e geometriche e i generi prediletti sono
ritratti, nature morte e paesaggi. Dopo il successo veneziano la Sarfatti volle
aumentare l'importanza del movimento e nel 1926 organizzò un'esposizione con
centodieci artisti italiani alla Permanente di Milano. Alla mostra erano
presenti tutte le figure artistiche più importanti del panorama italiano (come
Carrà,
De Chirico,
Morandi, Martini,
Balla, Depero, Severini). Comun
denominatore di queste diverse esperienze artistiche era il rifiuto del
linguaggio precedente delle avanguardie, che in ogni pittore assumeva forme ed
espressioni eterogenee ed a volte opposte, basti pensare alla cupa epicità di
Mario Sironi con le sue desolate vedute urbane, il classicismo tutto
"metafisico" di
De Chirico, il "neoquattrocentismo" di
Felice Casorati, le cui forme
sono espresse attraverso un rigido uso della geometria o il classicismo
"archeologico" di
Massimo Campigli, desunto dalla tradizione pittorica etrusca
ed egizia. Il legame con il regime di Mussolini ha fatto pensare i critici ad un
arte di stato o un' "arte fascista" anche se è difficile ricondurre la
straordinaria vitalità e diversità di tale movimento ad una semplice arte di
propaganda.
NEOCLASSICISMO - NEOESPRESSIONISMO - NEOROMANTICISMO
Il prefisso neo, nuovo, indica una rinascita di tendenze o idee del
passato. Il neoclassicismo, per esempio, si sviluppò nella seconda metà del
diciottesimo secolo e auspicava un ritorno ai valori del mondo classico per far
rivivere l'arte degli antichi greci e romani. Nella pittura, nella scultura e
nell'architettura, il neoclassicismo è caratterizzato da una preferenza per
linea e simmetria, e il frequente ricorso a fonti classiche. Il
neoespressionismo si riferisce al riemergere di caratteristiche
dell'espressionismo nell'opera di determinati artisti negli Stati Uniti e in
Europa, soprattutto in Germania, verso la fine degli anni Sessanta. Le opere del
neoespressionismo tendono a essere molto personali, spesso eseguite con violento
fervore. Il neoromanticismo si riferisce a una forma fortemente teatrale di
pittura del ventesimo secolo che unisce elementi del romanticismo e del
surrealismo.
Principali esponenti del movimento sono:
(Neoclassicismo) Alma-Tadema,
Canova, David, Ingres, Leighton, Mengs, Powers,
Prud'hon;
(Neoespressionismo) Auerbach, Baselitz, Bomberg, Boyd, Clemente, Frink, Kiefer,
Schnabel;
(Neoromanticismo) Nash, Piper
OPTICAL ART
L’optical art o "op art" è un movimento di arte astratta nato intorno
agli anni cinquanta e sviluppatosi poi negli anni sessanta.
In essa si vogliono provocare principalmente le illusioni ottiche, tipicamente
di movimento, attraverso l'accostamento opportuno di particolari soggetti
astratti o sfruttando il colore.
I primi esperimenti cinetici sono stati realizzati dagli artisti Richard
Anuszkiewicz, Bridget Riley e Victor Vasarely dove nelle sue composizioni
l’effetto ottico è fortissimo, e Julio Le Parc.
Esponenti:
Agam
Josef Albers
Richard Anuszkiewicz
Daniel Buren
Carlos Cruz-Diez
M. C. Escher
Julio Le Parc
Youri Messen-Jaschin
Bridget Riley
Jesús-Rafael Soto
Victor Vasarely
Zanis Waldheims
POP ART
La pop art è un movimento artistico nato intorno agli anni cinquanta
negli stati uniti e in gran Bretagna. La corrente si ispira alla società
consumista ed alla cultura popolare, prendendo spunto da fumetti, pubblicità e
prodotti del consumo di massa, che spesso diventano i soggetti delle opere di
pop art.
Richard Hamilton definisce questo corrente come popolare, transitoria, usabile,
economica, giovane, spiritosa, sexy, atletico, affascinante e capace di generale
grossi affari!
In pittura, la sfrontatezza dei contenuti viene affrontata attraverso
l'applicazione di tecniche di tipo fotografico, mentre nella scultura viene
prestata minuta e particolare attenzione al dettaglio. Le principali tecniche
utilizzate per la pop art sono fotomontaggio, collage ed assemblaggio.
Il concetto di pop art viene spesso associato alle opere di
Andy Warhol, uno dei
principali esponenti americani del movimento. In Italia invece uno dei più
importanti artisti riconosciuti fu
Mario Schifano,
per tanti decisamente più eclettico, creativo e rappresentativo dello stesso
Warhol di questo movimento.
PRIMORDIALISMO PLASTICO
Il Primordialismo Plastico è un movimento creato principalmente dai
pittori Emanuele Cavalli, Giuseppe Capogrossi e Roberto Melli in data 31 ottobre
1933. In realtà il gruppo era composto da numerosi artisti, riuniti dal comune
intento di realizzare una ricerca pittorica prevalentemente improntata sul
Tonalismo.
Il movimento conquista la scena artistica romana tra gli anni trenta e l'inizio
degli anni cinquanta grazie ai pittori Scipione, G. Ceracchini, M. Mafai, C.
Cagli, F. Pirandello. I fondatori del Primordialismo plastico firmarono un
manifesto, elaborato in seguito all'accordo con la Galleria Bojean di Parigi,
dove deve essere trasferita la mostra di Cavalli, Capogrossi e Cagli svoltasi
nel 1932 alla Galleria di Roma e nel febbraio 1933 alla Galleria del Milione di
Milano.
RINASCIMENTO
Il Rinascimento è un periodo artistico e culturale della storia
d'Europa, collocabile tra la fine del medioevo e l'inizio dell'età moderna,
convenzionalmente fissato tra la metà del XV e la metà del XVI secolo. Tale
periodo vide l'affermarsi di un nuovo ideale di vita e il rifiorire degli studi
umanistici e delle belle arti.
Il rinnovamento culturale e scientifico iniziò nel XV secolo in Italia, dove uno
dei centri principali fu Firenze, per poi diffondersi in tutta Europa. Nella
scienza, teologia, letteratura nell'arte, il Rinascimento iniziò con la
riscoperta di testi greci e latini conservati nell'Impero Bizantino e nei
principali monasteri europei, che incoraggiò tutta una serie di nuovi studi ed
invenzioni nel secolo successivo.
Alcuni storici pongono la data della fine del Rinascimento al 6 maggio 1527,
quando le truppe spagnole e tedesche saccheggiarono Roma, mentre nella storia
della musica la conclusione si situerebbe più avanti, tra il 1600 ed il 1620.
ROCOCO'
Il rococò è uno stile artistico sviluppatosi a partire dai primi anni
del Settecento come evoluzione del tardo-barocco. Si distingue per la grande
eleganza e la sfarzosità delle forme, caratterizzate da ondulazioni ramificate
in riccioli e lievi arabeschi floreali. Si espresse soprattutto nella pittura,
ma anche nelle decorazioni, nell'arredamento, nella moda e nella produzione di
oggetti.
Il termine "rococò" ha una connotazione dispregiativa: deriva dal francese
rocaille, parola usata per indicare le pietre e le rocce utilizzate nei giardini
come abbellimento. Il rococò nasce in Francia all'inizio del XVIII secolo.
Caratterizzato da opulenza, grazia, gioiosità e lucentezza si poneva in netto
contrasto con la pesantezza e i colori più cupi adottati dal precedente periodo
barocco. I motivi Rococò cercano di riprodurre il sentimento tipico della vita
aristocratica libera da preoccupazioni o del romanzo leggero piuttosto che le
battaglie eroiche o le figure religiose. Verso la metà del XVIII secolo il
rococò verrà a sua volta rimpiazzato dallo stile neoclassico.
Rococò sembra essere una combinazione della parola francese rocaille
(conchiglia, guscio) e della parola italiana barocco. Siccome questo stile ama
le curve naturali come quelle presenti nelle conchiglie e si specializza nelle
arti decorative, alcuni critici tendevano a ritenerlo frivolo e legato alla moda
piuttosto che all'arte. Il termine rococò fu accettato anche dagli storici
dell'arte dalla metà del XIX secolo e sebbene ci siano ancora discussioni
riguardo al significato storico di questo stile, il rococò è ora largamente
considerato come un importante periodo di sviluppo per l'arte europea.
Dopo l'opulenza del barocco, che aveva prosperato per tutto il XVII secolo
annoverando grandi artisti come
Michelangelo Merisi da Caravaggio, Annibale Carracci, Correggio e Federico Barocci, all'inizio del XVIII secolo, nasce in
Francia lo stile rococò. Esso si sviluppa come una semplificazione
dell'ampolloso barocco, soprattutto nella decorazione d'interni, nella pittura e
nell'arredamento oltre che nei piccoli oggetti di ceramica.
Lo stile rococò fu inizialmente utilizzato nelle arti decorative e per il design
degli interni. La successione di Luigi XV di Francia portò un cambiamento tra
gli artisti di corte e in generale nella moda del tempo. Verso la fine del
precedente regno, i ricchi motivi tipici del barocco stavano dando già spazio ad
elementi più leggeri, con più curve e motivi più naturali. Questi elementi erano
già evidenti e riscontrabili, ad esempio, nei progetti architettonici di Nicolas
Pineau. Durante il regno di Luigi XV la vita di corte si allontanò dal palazzo
di Versailles portando il cambiamento artistico nel palazzo reale e poi
permettendo il suo diffondersi in tutta l'alta società francese. La delicatezza
e la gioia dei motivi rococò sono stati spesso visti come reazione agli eccessi
presenti nel regime di Luigi XIV.
Il 1730 rappresentò il periodo di maggior vitalità e sviluppo del Rococò in
Francia. Lo stile si sviluppò ben oltre l'architettura e investì anche
l'arredamento, la scultura e la pittura (tra i lavori più esemplificativi vi
sono quelli degli artisti Jean-Antoine Watteau e François Boucher).
Il rococò mantenne ancora il sapore tutto barocco delle forme complesse e
intricate ma da quel momento iniziò ad integrare diverse e originali
caratteristiche quali l'inclusione di temi orientali o composizioni
asimmetriche.
Lo stile rococò si diffuse soprattutto grazie agli artisti francesi e alle
pubblicazioni del tempo. Fu prontamente accolto nelle zone cattoliche della
Germania, Boemia e Austria dove venne "fuso" con il barocco tedesco. In
particolare nel sud, il rococò tedesco fu applicato con entusiasmo nella
costruzione di chiese e palazzi; gli architetti spesso addobbavano i loro
interni con "nuvole" di stucco bianco. In Italia lo stile tardo Barocco di
Francesco Borromini e Guarino Guarini si è evoluto nel Rococò a Torino, Venezia,
Napoli ed in Sicilia, mentre in Toscana ed a Roma l'arte rimase ancora
fortemente legata al barocco. Si annovera anche la facciata della Cattedrale di
Cadice, Spagna.
In Inghilterra il nuovo stile fu considerato come "il gusto francese per
l'arte", gli architetti inglesi non seguirono l'esempio dei loro colleghi
continentali, ciò nonostante l'argenteria, la porcellana e le sete furono
fortemente influenzate dal rococò. Thomas Chippendale trasformò il design
dell'arredamento inglese attraverso lo studio e l'adattamento del nuovo stile.
William Hogarth contribuì a creare una teoria sulla bellezza del rococò; senza
riferirsi intenzionalmente al nuovo stile, egli affermò nella sua Analisi della
bellezza (1753) che le curve a S presenti nel rococò erano la base della
bellezza e della grazia presenti in arte e in natura.
La fine del rococò inizia intorno al 1760 quando personaggi del calibro di
Voltaire e Jacques-François Blondel muovono delle critiche sulla superficialità
e la degenerazione dell'arte. Blondel, in particolare, si lamentò
dell'incredibile miscuglio di conchiglie, dragoni, canne, palme e piante
nell'arte contemporanea. Nel 1780 il rococò smette di essere di moda in Francia
e viene rimpiazzato dall'ordine e dalla serietà dello stile Neoclassico il cui
portabandiera è Jacques-Louis David.
Il rococò rimane popolare in provincia ed in Italia fino alla seconda fase del
Neoclassicismo, il cosiddetto "stile Impero", quando grazie al governo
napoleonico viene definitivamente spazzato via.
Un rinnovato interesse per il rococò si ha tra il 1820 e il 1870. L'Inghilterra
è la prima a rivalutare lo "stile Luigi XIV", così come venne erroneamente
chiamato all'inizio, e a pagare grosse cifre per comperare gli oggetti rococò di
seconda mano che si potevano trovare a Parigi. Ma anche artisti importanti come
Delacroix e mecenati quali Empress Eugénie riscoprono il valore della grazia e
della leggerezza applicata all'arte e al design.
I temi leggeri ma intricati del design rococò si addicono meglio agli oggetti di
scala ridotta piuttosto che imporsi (così come invece nel barocco)
nell'architettura e nella scultura. Non sorprende quindi che il rococò francese
era usato soprattutto all'interno delle case. Figure di porcellana, argenteria e
soprattutto l'arredamento, iniziarono ad applicare il rococò quando l'alta
società francese cercava di arredare le proprie case nel nuovo stile.
Particolare di mobile in stile Rococò.
Il rococò ama il carattere esotico
dell'arte cinese ed in Francia si imita tale stile nella produzione di
porcellane e vasellame per la tavola.
Una dinastia di ebanisti parigini, alcuni dei quali nati in Germania, sviluppa
uno stile di linee curve in tre dimensioni, dove superfici impiallacciate sono
completate da intarsi in bronzo. I maggiori autori di questi lavori rispondono
ai nomi di Antoine Gaudreau, Charles Cressent, Jean-Pierre Latz, Françoise Oeben
e Bernard II van Risenbergh.
Disegnatori francesi come François Cuvilliérs e Nicholas Pineau, esportano lo
stile a Monaco di Baviera ed a San Pietroburgo, mentre il tedesco Juste-Aurèle
Meissonier, si trasferisce a Parigi. Il capostipite e precursore del rococò a
Parigi è stato però Simon-Philippenis Poirier. In Francia lo stile rimase molto
sobrio dato che gli ornamenti, principalmente in legno, furono meno massicci e
apparivano come un misto di motivi floreali, scene, maschere grottesche, dipinti
e intarsi di pietre dure.
Il rococò inglese tende ad essere più moderato.
Il disegnatore di mobili Thomas Chippendale mantiene le linee curve ma taglia corto con gli orpelli alla
francese. Il maggior esponente del rococò inglese fu, probabilmente, Thomas
Johnson, uno scultore e progettista di mobili attivo a Londra alla metà del
1700.
Il "Solitude Palace" a Stoccarda, la chiesa bavarese di "Wies" ed il
Castello di "Sans-Souci" a Potsdam sono alcuni esempi dell'architettura rococò in
Europa. In questo contesto continentale, dove il rococò è completamente sotto
controllo, le sculture sono espresse sotto forma di ornamenti floreali, linee
interrotte e scene fantastiche.
Nelle decorazioni d'interni, il rococò sopprime le divisioni architettoniche di
architrave, fregi e cornice, per il pittoresco, il curioso e il capriccioso,
realizzato in materiali plastici come il legno scolpito e lo stucco. Pareti,
soffitti, mobili e oggetti di metallo e porcellana si fondono in un insieme
omogeneo. Le tinte del rococò sono di color pastello molto più leggere dei
colori sgargianti del barocco.
L'intonaco rococò degli artisti italiani e svizzeri come Bagutti e Artari, è una
caratteristica delle costruzioni di James Gibbs e dei 'fratelli Franchini,
operanti in Irlanda, che riproducevano qualsiasi cosa venisse realizzata in
Inghilterra. Utilizzato per la prima volta in alcuni ambienti di Versailles, fu
riproposto in alcuni palazzi parigini come l'Hótel Soubise.
In Germania, artisti francesi e tedeschi come Cuvilliés, Johann Balthasar
Neumann e Georg Wenzeslaus von Knobelsdorff, realizzarono l'allestimento di
Amalienburg vicino Monaco di Baviera, ed i castelli di Würzburg, Sans-Sucis a
Potsdam, Charlottenburg a Berlino, Brühl in Westphalia, Bruchsal, Castle
Solitude a Stoccarda e Schönbrunn a Vienna.
In Inghilterra uno dei quadri di William Hogarth Marriage à la Mode, dipinto nel
1745, mostra un insieme di stanze di un palazzo di Londra, dove lo stile rococò
si trova solo sugli intonaci e sul soffitto. Viene poi prodotta una pletora di
vasi cinesi in cui i Mandarini (dignitari imperiali cinesi) sono effigiati in
modo satirico e rappresentati come piccole mostruosità.
Sebbene il rococò ebbe origine puramente nelle arti decorative, lo stile mostrò
la sua influenza anche nella pittura. I pittori usarono colori delicati e forme
curvilinee, decorando le loro tele con cherubini e miti d'amore. Anche il
ritratto fu popolare fra i pittori rococò. I loro panorami erano pastorali e
spesso dipinsero i pranzi sull'erba di coppie aristocratiche.
Jean-Antoine Watteau (1684-1721) è considerato il più importante pittore rococò.
Egli ebbe una grande influenza sui suoi successori, incluso François Boucher
(1703 - 1770) e Jean-Honoré Fragonard (1732-1806), due maestri del tardo
periodo. Anche il tocco delicato e la sensibilità di Tomas Gainsborough
(1727-1788), riflettono lo spirito rococò.
La scultura è un'altra area nella quale gli artisti rococò hanno operato.
Étienne-Maurice Falconet (1716-1791) è considerato uno dei migliori
rappresentanti del rococò francese. In generale, questo stile fu espresso meglio
attraverso la scultura di porcellana delicata piuttosto che statue marmoree ed
imponenti. Falconet stesso era direttore di una famosa fabbrica di porcellana a
Sèvres. I temi dell' amore e della gioia furono rappresentati nella scultura,
così come la natura e le linee curve e asimmetriche.
Lo scultore Bouchardon rappresentò Cupido occupato nell'intagliare i suoi dardi
d'amore dalla clava di Ercole; questo rappresenta un simbolo eccellente dello
stile rococò. Il semidio è trasformato nel bambino tenero, la clava che fracassa
le ossa si trasforma in frecce che colpiscono il cuore, nel momento in cui il
marmo è sostituito così liberamente dallo stucco. In questo collegamento si
possono menzionare gli scultori francesi, Robert le Lorrain, Michel Clodion e
Pigalle.
Lo stile galante fu l'equivalente del rococò nella storia della musica, così
come tra musica barocca e musica classica, e non è facile definire questo
concetto con le parole. La musica rococò si sviluppò al di fuori della musica
barocca, particolarmente in Francia. Può essere considerata come una musica
molto intimistica resa in forme estremamente raffinate. Fra i massimi esponenti
di questa corrente si possono citare Jean Philippe Rameau e Carl Philipp Emanuel
Bach.
I massimi interpreti del rococò nell'architettura sono da considerare Guarino
Guarini, molto attivo in Piemonte ed a Messina, e Filippo Juvarra che lavorò
molto a Torino come architetto di Casa Savoia.
Le opere più importanti di Guarino Guarini si possono elencare: la Chiesa di San
Filippo a Messina, la Chiesa dei Padri Somaschi a Messina, la Casa dei padri
Teatini a Messina, la Cappella della Sacra Sindone a Torino e il Palazzo
Carignano sempre a Torino.
Tra le più importanti realizzazioni di Filippo Juvarra si ricordano: la Cupola
della Basilica di Sant'Andrea a Mantova, la Cupola del Duomo di Como, il
Campanile della Cattedrale di Belluno, la Basilica di Superga vicino Torino, il
Castello di Rivoli, la Palazzina di caccia a Stupinigi, la Reggia di Venaria
Reale e il Palazzo Madama a Torino.
I massimi interpreti del rococò nell'architettura sono da considerare Guarino
Guarini, molto attivo in Piemonte ed a Messina, e Filippo Juvarra che lavorò
molto a Torino come architetto di Casa Savoia.
Le opere più importanti di Guarino Guarini si possono elencare: la Chiesa di San
Filippo a Messina, la Chiesa dei Padri Somaschi a Messina, la Casa dei padri
Teatini a Messina, la Cappella della Sacra Sindone a Torino e il Palazzo
Carignano sempre a Torino.
Tra le più importanti realizzazioni di Filippo Juvarra si ricordano: la Cupola
della Basilica di Sant'Andrea a Mantova, la Cupola del Duomo di Como, il
Campanile della Cattedrale di Belluno, la Basilica di Superga vicino Torino, il
Castello di Rivoli, la Palazzina di caccia a Stupinigi, la Reggia di Venaria
Reale e il Palazzo Madama a Torino.
Una visione critica del rococò in contesti ecclesiastici fu sostenuta dall'
Enciclopedia cattolica . Per la chiesa lo stile rococò può essere assimilato
alla musica profana, contrapposta alla musica sacra. La sua mancanza di
semplicità, la sua esteriorità e la frivolezza hanno un effetto che distrae dal
raccoglimento e dalla preghiera. La sua mollezza e la grazia non si addicono
alla casa di Dio. Comunque, spogliato delle sue esteriorità più accese può
essere accettato nella sua trasformazione in qualcosa di consono ad un ambiente
dedicato al culto.
Nello sviluppo del rococò, sarà trovata una decorazione compatibile con
l'aspetto sacro delle chiese. In ogni caso è molto diverso se lo stile è usato
in forma moderata come dai maestri francesi o estremizzato dall'opulenza delle
forme degli artisti tedeschi.
Gli artisti francesi sembra non abbiano mai considerato la bellezza della
composizione l'oggetto principale, mentre i tedeschi fecero dell'imponenza delle
linee il loro scopo più importante.
Nella chiesa il rococò può essere tollerato purché gli oggetti siano piccoli
come un vaso, un tavolino nello scranno di un coro, una lampada, una ringhiera o
una balaustra e non diano troppo nell'occhio. Il rococò è uno stile veramente
vuoto, solamente un piacevole godimento della vista. Risulta essere più consono
nella sacrestia e in ambienti non propriamente di culto che non nella chiesa
propriamente detta. Lo stile rococò si adatta molto male con l'ufficio solenne
delle funzioni religiose, con il tabernacolo, l'altare ed anche con il pulpito.
Il naturalismo riscontrabile in certi pulpiti di chiese belghe, a dispetto o
forse a causa del loro valore artistico, ha lo stesso effetto delle creazioni
rococò. Anche i confessionali ed i battisteri necessitano di forme più consone
alla sacralità dei luoghi.
Nel caso di grandi oggetti, la scultura rococò sembra bella, ma qualora questa
graziosità venga elusa si riscontra una somiglianza con il barocco. Gli elementi
fantasiosi di questo stile mal si confanno con le grandi pareti delle chiese. In
ogni caso tutto deve essere uniformato alle situazioni locali ed alle
circostanze. Ci sono alcuni calici rococò veramente belli da vedere, mentre ce
ne sono altri che non rispondono a dei canoni tali da farli assimilare a degli
oggetti sacri. Fra i materiali usati nello stile rococò figurano il legno
intagliato, il ferro e il bronzo usati nella costruzione di balaustre e
cancellate. Elemento distintivo è la doratura che rende i freddi materiali
metallici più accettabili per l'inserimento in un ambiente non profano.
ROMANTICISMO
Il termine "romanticismo" indica il momento umano in cui il sentimento
prevale sul ragionamento. Il movimento romantico nasce, in opposizione al
neoclassicismo, come manifestazione d'individualità contro la bellezza astratta
di tradizione greco-romana, esplicandosi in senso soggettivo come manifestazione
del sentimento dell'artista e in senso oggettivo come rappresentazione
dell'anima. Il romanticismo riconosce la continuità tra arte e vita, e vede
quindi l'artista impegnato nelle lotte nazionali: l'artista romantico vive
intensamente tutte le vicende della sua epoca, anche quelle politiche. Poiché
l'opera d'arte non è soggetta a regole, quelle regole che si apprendono dalla
scuola, ciò significa che artisti si nasce, non si diventa attraverso lo studio.
E poiché la scuola impone proprio quelle regole, obbligando a un solo modo di
esprimersi e reprimendo ogni tentativo di affermazione individuale, bisogna
combattere contro di essa, che è la morte della libertà dell'artista. Essendo
l'opera d'arte l'espressione del ne consegue che essa non è frutto della razionalità, ma
dell'intuito, dell'artista. Solo il genio, dotato di facoltà superiori, è capace di
creare dal nulla, perpetuando con l'opera il suo pensiero. I temi romantici non
sono tratti dal mito, ma, per lo più, dal medioevo. Ciò spiega perché, più che
in Italia, il cui passato è legato alla civiltà romana, queste idee sono
sostenute in Germania, in Inghilterra, in Francia. E spiega anche l'origine
della parola "romantic" che, in Inghilterra, fin dal XVII sec., si collega con
il sentimento dell'amore e,
nel secolo successivo, diviene sinonimo di medievale o gotico. Il romanticismo,
trae origine dalle teorie estetiche illuministiche, infatti è il Settecento che
sostiene la poetica che culmina, fra il 1770 e il 1780, nel movimento culturale
tedesco detto Sturm un Drang (tempesta e impeto) contraddistinto da
un'esplosione di passionalità, di individualismo, di irrazionalità e di
riaccostamento all'arte medievale.
Caratteri generali e differenze con il neoclassicismo
Il romanticismo è un movimento artistico dai contorni meno definiti rispetto al
neoclassicismo. Benché si affermi in Europa dopo che il neoclassicismo ha
esaurito la sua vitalità, ossia intorno al 1830, in realtà era nato molto prima.
Le prime tematiche che lo preannunciavano sorsero già verso la metà del XVIII
secolo. Esse, tuttavia, rimasero in incubazione durante tutto lo sviluppo del
neoclassicismo, per riapparire e consolidarsi solo nei primi decenni
dell'Ottocento. Il romanticismo ha poi cominciato ad affievolirsi verso la metà
del XIX secolo, anche se alcune sue suggestioni e propaggini giungono fino alla
fine del secolo. Il romanticismo è un movimento che si definisce bene proprio
confrontandolo con il neoclassicismo. In sostanza, mentre il neoclassicismo dà
importanza alla razionalità umana, il romanticismo rivaluta la sfera del
sentimento, della passione ed anche della irrazionalità. Il neoclassicismo è
profondamente laico e persino ateo; per contro il romanticismo è un movimento di
grandi suggestioni religiose. Il neoclassicismo aveva preso come riferimento la
storia classica; il romanticismo, invece, guarda alla storia del medioevo,
rivalutando questo periodo che, fino ad allora, era stato considerato buio e
barbarico. Infine, mentre il neoclassicismo impostava la pratica artistica sulle
regole e sul metodo, il romanticismo rivalutava l'ispirazione ed il genio
individuale. È da considerare, inoltre che, mentre il neoclassicismo è uno stile
internazionale, ed in ciò rifiuta le espressioni locali considerandole
folkloristiche, ossia di livello inferiore, il romanticismo si presenta con
caratteristiche differenziate da nazione a nazione. Così, di fatto, risultano
differenti il romanticismo inglese da quello francese, o il romanticismo
italiano da quello tedesco, e così via. Il romanticismo, in realtà, a differenza
del neoclassicismo, non è uno stile, in quanto non si fonda su dei princìpi
formali definiti. Esso può essere invece considerato una poetica, in quanto, più
che alla omogeneità stilistica, tende alla omogeneità dei contenuti. Questi
contenuti della poetica romantica sono sintetizzabili in quattro grandi
categorie:
1. l'armonia dell'uomo nella natura
2. il sentimento della religione
3. la rivalutazione dei caratteri nazionali dei popoli
4. il riferimento alle storie del medioevo.
Le nuove categorie estetiche: il pittoresco e il sublime
La categoria estetica del neoclassicismo è stata sempre e solo una: il bello. Il
bello è qualcosa che deve ispirare sensazioni estetiche piacevoli, gradevoli, e
per far ciò deve nascere dalla perfezione delle forme, dalla loro armonia,
regolarità, equilibrio, eccetera. Il bello, già dalle sue prime formulazioni
teoriche presso gli antichi greci, conserva al suo fondo una regolarità
geometrica che è il frutto della capacità umana di immaginare e realizzare forme
perfette. Pertanto, nella concezione propriamente neoclassica, il bello è la
qualità specifica dell'operare umano. La natura non produce il bello, ma produce
immagini che possono ispirare due sentimenti fondamentali: il pittoresco o il
sublime. Il sublime conosce la sua prima definizione teorica grazie a E. Burke,
nel 1756, con un saggio dal titolo: Ricerca filosofica sulla origine delle idee
del sublime e del bello. Burke considera il bello e il sublime tra loro opposti.
Il sublime non nasce dal piacere della misura e della forma bella, né dalla
contemplazione disinteressata dell'oggetto, ma ha la sua radice nei sentimenti
di paura e di orrore suscitati dall'infinito, dalla dismisura, da "tutto ciò che
è terribile o riguarda cose terribili" (per es. il vuoto, l'oscurità, la
solitudine, il silenzio, ecc.; riprendendo questi esempi Immanuel Kant dirà: sono sublimi
le alte querce e belle le aiuole; la notte è sublime, il giorno è bello).
Immanuel Kant approfondisce il significato del sublime. Il sublime non deriva,
come il bello, dal libero gioco tra sensibilità e intelletto, ma dal conflitto
tra sensibilità e ragione. Si ha pertanto quel sentimento misto di sgomento e di
piacere che è determinato sia dall'assolutamente grande e incommensurabile (la
serie infinita dei numeri o l'illimitatezza del tempo e dello spazio: sublime
matematico), sia dallo spettacolo dei grandi sconvolgimenti e fenomeni naturali
che suscitano nell'uomo il senso della sua fragilità e finitezza (sublime
dinamico). Il pittoresco è una categoria estetica che trova la sua prima
formulazione solo alla fine del Settecento grazie ad U. Price, che nel 1792
scrisse: Un saggio sul pittoresco, paragonato al sublime e al bello. Tuttavia la
sua prima comparsa nel panorama artistico è rintracciabile già agli inizi del
Settecento, soprattutto nella pittura inglese, e poi nel rococò francese. Il
pittoresco rifiuta la precisione delle geometrie regolari per ritrovare la
sensazione gradevole nella irregolarità e nel disordine spontaneo della natura.
Il pittoresco è la categoria estetica dei paesaggi. Tutta la pittura romantica
di paesaggio conserva questa caratteristica. Essa, nel corso del Settecento,
ispirò anche il giardinaggio, facendo nascere il cosiddetto giardino
"all'inglese". L'arte del giardinaggio, nel corso del rinascimento e del
barocco, aveva prodotto il giardino "all'italiana", ossia una composizione di
elementi vegetali (alberi, siepi, aiuole) e artificiali (vialetti, scalinate,
panchine, padiglioni, gazebo) ordinati secondo figure geometriche e regolari. Il
giardino "all'inglese" rifiuta invece la regolarità geometrica e dispone ogni
cosa in un'apparente casualità. Divengono elementi caratteristici di questo tipo
di giardino: i vialetti tortuosi, i dislivelli, le pendenze, la disposizione
irregolare degli arbusti. Ed un altro elemento caratteristico del giardino
"all'inglese" è la falsa rovina. Il sentimento della rovina è tipico della
poetica romantica. Le rovine ispirano la sensazione del disfacimento delle cose
prodotte dall'uomo, dando allo spettatore la commozione del tempo che passa. Le
testimonianze delle civiltà passate, pur se vengono aggredite dalla corrosione
del tempo, rimangono comunque presenti in questi rovine del passato. E la
rovina, per lo spirito romantico, è più emozionante e piacevole di un edificio,
o di un manufatto, intero. Ovviamente, nell'arte del giardinaggio, pur in
mancanza di rovine autentiche, ci si accontentava di false rovine. Ossia di
copie di edifici o statue del passato riprodotte allo stato cadente.
La rivalutazione dei sentimenti e delle passioni
Uno dei tratti più caratteristici del romanticismo è la rivalutazione del lato
passionale ed istintivo dell'uomo. Questa tendenza porta a ricercare le
atmosfere buie e tenebrose, il mistero, le sensazioni forti, l'orrido ed il
pauroso. L'artista romantico ha un animo ipersensibile, sempre pronto a continui
turbamenti. L'artista non si sente più un borghese ma inizia a comportarsi
sempre più in modo anticonvenzionale. In alcuni casi sono decisamente asociali e
amorali. Sono artisti disperati e maledetti che alimentano il proprio genio di
trasgressioni ed eccessi. L'artista romantico è un personaggio fondamentalmente
pessimista. Vive il proprio malessere psicologico con grande drammaticità. E il
risultato di questo atteggiamento è un arte che, non di rado, ricerca l'orrore,
come in alcuni quadri di Gericault che raffigurano teste di decapitati o nelle
visioni allucinate di Goya quali "Saturno che divora i figli". L'arte romantica
riscopre anche la sfera religiosa, dopo un secolo, il Settecento, che era stato
fortemente laico ed anticlericale. La riscoperta dei valori religiosi era
iniziata già nel 1802 con la pubblicazione, da parte di Chateaubriand, de Il
genio del Cristianesimo. Negli stessi anni iniziava, soprattutto in Germania,
grazie a von Schlegel e Schelling, una concezione mistica ed idealistica
dell'arte intesa come dono divino. L'arte deve scoprire l'anima delle cose,
rivelando concetti quali il sentimento, il religioso, l'interiore. Il primo
pittore a seguire queste indicazioni fu il tedesco C. D. Friedrich. Questo
interesse per la dimensione della interiorità e della spiritualità umana portò,
in realtà, il romanticismo a preferire linguaggi artisti non figurativi, come la
musica e la letteratura o la poesia. Queste, infatti, sono le arti che, più di
altre, incarnano lo spirito del romanticismo.
La riscoperta del Medioevo
Sono diversi i motivi che portarono la cultura romantica a rivalutare il
medioevo. Le motivazioni principali sono fondamentalmente tre:
1. il medioevo è stato un periodo mistico e religioso
2. nel medioevo si sono formate le nazioni europee
3. nel medioevo il lavoro era soprattutto artigianale.
Nel medioevo la religione aveva svolto un ruolo fondamentale per la società del
tempo. Forniva le coordinate non solo morali, ma anche esistenziali. Allo
spirito della religione era improntata tutta l'esistenza umana. Questo aspetto
fa sì che, nel romanticismo, si guardi al medioevo come ad un'epoca positiva
perché pervasa da un forte misticismo e spiritualità. Inoltre, la rivalutazione
del medioevo nasceva da un atteggiamento polemico sul piano politico. È da
ricordare, infatti, che il neoclassicismo, nella sua ultima fase, era divenuto
lo stile di Napoleone e del suo impero. Di una entità politica, cioè, che aveva
cercato di eliminare le varie nazioni europee per fonderle in un unico stato. Il
crollo dell'impero napoleonico aveva significato, nelle coscienze europee,
soprattutto la rivalutazione delle diverse nazionalità che, nel nostro
continente, si erano formate proprio nel medioevo con il crollo di un altro
impero sovranazionale: quello romano. Il neoclassicismo, nella sua perfezione
senza tempo, aveva cercato di sovrapporsi alle diversità locali. Il
romanticismo, invece, vuole rivalutare la diversità dei vari popoli e delle
varie nazioni e quindi guarda positivamente a quell'epoca in cui la diversità
culturale si era formata in Europa: il medioevo. Il terzo motivo di
rivalutazione del medioevo nasce da un atteggiamento polemico nei confronti
della rivoluzione industriale. Alla metà del Settecento le nuove conquiste
scientifiche e tecnologiche avevano permesso di modificare sostanzialmente i
mezzi della produzione, passando da una fase in cui i manufatti erano prodotti
artigianalmente, ad una fase in cui venivano prodotti meccanicamente con un
ciclo industriale. La nascita delle industrie rivoluzionò molti aspetti della
vita sociale ed economica. Permise di produrre una quantità di oggetti
notevolmente superiore, ad un costo notevolmente inferiore. Tuttavia,
soprattutto nella sua prima fase, la produzione industriale portò ad un
peggioramento della qualità estetica degli oggetti prodotti. Questa conseguenza
fu avvertita soprattutto dagli intellettuali inglesi che, verso la metà
dell'Ottocento, proposero un rifiuto delle industrie per un ritorno
all'artigianato. Il lavoro artigianale, secondo questi intellettuali, consentiva
la produzione di oggetti qualitativamente migliori, ed inoltre arricchiva il
lavoratore del piacere del lavoro, cosa che nelle industrie non era possibile.
Le industrie, con il loro ciclo ripetitivo della catena di montaggio, non
creavano le possibilità per un lavoratore di amare il proprio lavoro, con la
conseguenza della sua alienazione e dell'impoverimento interiore. Sorsero così,
in Inghilterra, delle scuole di arte applicata e di mestieri, dette "Arts and
Crafts". In queste scuole venivano prodotti manufatti in modo rigorosamente
artigianale ma che finivano per costare notevolmente in più rispetto alle
analoghe merci prodotte dalle industrie. Tendenzialmente erano quindi destinate
ad un pubblico ricco e di élite. E quindi non più alla portata proprio della
classe operaia che, dalla rivoluzione industriale, aveva tratto il beneficio di
poter acquistare un maggior numero di oggetti perché più economici. La risposta
ai mali della rivoluzione industriale data dai movimenti di "Arts and Crafts"
era anacronistica. E l'illusione di poter sostituire le industrie con l'artigianato
si rivelò fallimentare. La giusta soluzione, alla qualità della produzione
industriale, fu data solo alla fine del secolo dalla cultura che si sviluppò
nell'ambito del Liberty. La soluzione fu la definizione di una nuova specificità
estetica, il design industriale, che avrebbe portato ad una nuova figura
professionale: il designer. Parallelamente ai movimenti di "Arts and Crafts"
sorse in Inghilterra un movimento pittorico che diede una ultima interpretazione
del Romanticismo, nella seconda metà dell'Ottocento: i Preraffaelliti. Il
gruppo, animato da Dante Gabriel Rossetti, si ripropose, anche nel nome, di far
rivivere la pittura medievale sviluppatasi appunto prima di Raffaello.
Il romanticismo italiano
Il romanticismo italiano è un fenomeno che ha tratti caratteristici diversi dal
romanticismo europeo. Le tensioni mistiche sono del tutto assenti, così come è
assente quel gusto per il tenebroso e l'orrido che caratterizza molto
romanticismo nordico. Queste diversità hanno fatto ritenere che l'Italia non
abbia avuto una vera e propria arte romantica ma solo una imitazione del vero
romanticismo nordico. Se la questione appare oggi superata, ciò che interessa è
capire in che cosa si può individuare un'esperienza romantica nell'arte italiana
dell'Ottocento. È da premettere che, in Italia, il romanticismo coincide
cronologicamente con quella fase storica che definiamo Risorgimento. Ossia il
periodo, compreso tra il 1820 e il 1860, in cui si realizzò l'unità d'Italia.
Questo processo di unificazione fu accompagnato da molti fermenti che
coinvolsero non solo la sfera politica e diplomatica ma anche la cultura del
periodo. I contenuti culturali furono indirizzati al risveglio della identità
nazionale e alla presa di coscienza dell'importanza della unificazione. Secondo
le coordinate del romanticismo, che in tutta Europa rivalutava le radici delle
identità nazionale, il riferimento storico divenne il medioevo. E così anche
l'Italia, che pure aveva vissuto periodi storici più intensi e pregnanti proprio
in età classica con l'impero romano, si rivolse al medioevo per ritrovarvi
quegli episodi che ne indicassero l'orgoglio nazionale. Questo impegno civile e
politico unifica tutte le arti del romanticismo italiano, dalla letteratura alla
pittura, dalla musica al melodramma, eccetera. Ma l'arte che più di ogni altra
si affermò nel romanticismo italiano fu soprattutto la letteratura, grazie ad
Alessandro Manzoni e al suo romanzo I promessi sposi. Questo predominio della
letteratura sulle arti visive è stata una costante di tutta la successiva
cultura italiana dell'Ottocento, determinando non poco il ritardo culturale che
l'Italia accumulò nel campo delle arti visive rispetto alle altre nazioni
europee, e alla Francia in particolare. I due principali temi in cui si esprime
la pittura romantica italiana è la pittura di storia e la pittura di paesaggio.
Nel primo tema abbiamo il maggior contributo pittorico all'idea risorgimentale
dell'unità nazionale. E la pittura di storia, coerentemente a quanto detto
prima, rappresenta sempre episodi tratti dalla storia del medioevo quali la
Disfida di Barletta, i Vespri siciliani, eccetera. Ma lo fa con spirito che
denota la succube dipendenza dalla letteratura, tanto che questi quadri hanno un
carattere puramente illustrativo e didascalico. Protagonisti di questa pittura
di storia sono stati il milanese Francesco Hayez, il fiorentino Giuseppe
Bezzuoli, il piemontese Massimo D'Azeglio. Nel genere del paesaggio il
romanticismo italiano trovò invece una sua maggiore autonomia ed ispirazione che
la posero al livello delle coeve esperienze pittoriche che si stavano svolgendo
in Europa. Anche per la diversità geografica tra l'Italia e l'Europa del nord i
paesaggi italiani non sono mai caratterizzati da quella atmosfera a volte
tenebrosa e a volte inospitale del paesaggio nordico. Ma il paesaggio italiano
si presenta più luminoso, più gradevole, più caratterizzato da un pittoresco
accogliente e piacevole. La pittura di paesaggio italiana ha soprattutto due
grandi protagonisti: Giacinto Gigante a Napoli, esponente principale della
locale Scuola di Posillipo, e Antonio Fontanesi a Torino. La vicenda del
romanticismo italiano tende a prolungarsi fin quasi alla fine del secolo
collegandosi, in alcuni casi, direttamente con la pittura divisionista.
Nell'ambito del romanticismo italiano, un posto a sé lo occupa un altro
movimento, detto "Scapigliatura", sviluppatosi a Milano nell'immediato periodo
dopo l'unità d'Italia. La Scapigliatura si sviluppa sulle suggestioni di un
altro originale pittore romantico, la cui attività si è svolta a Milano:
Giovanni Carnovali, detto il Piccio.
SCUOLA DI BARBIZON
La Scuola di Barbizon, che prende il nome dall'omonimo villaggio a sud
di Parigi, presso la foresta di Fontainebleau, definisce un gruppo di artisti
che, lì radunati, si dedicavano alla pittura en plein air, portando la loro
attrezzatura all'aperto, nel bel mezzo dell'ambiente naturale, per ritrarre dal
vero il paesaggio o i contadini al lavoro nei campi, alla diretta luce del sole,
lontano da ogni manipolazione artificiosa dell'immagine.
Attorno al 1835, questo gruppo di pittori, di cui i più noti sono
Corot, che
diventerà uno dei maggiori vedutisti del secolo, Courbet, Daubigny, Millet e
Theodore Rousseau, leader del gruppo, dà l'avvio alla nascita del realismo, ciò
che in parallelo fanno in Italia, seppure con diversi mezzi formali, i
Macchiaioli toscani, e pone significative premesse all'affermarsi di una tecnica
e di una filosofia artistiche da cui originerà il più importante movimento
europeo di fine '800, l'Impressionismo, non mancando tuttavia, nelle
composizioni barbizonnières, residui echi postromantici, soprattutto
identificabili in una certa erraticità narrativa ed in uno stile pittorico
talvolta monumentalistico.
Il più diretto ascendente della poetica della Scuola, per ciò che rigurda
soprattutto l'aspetto descrittivo, va ricercato nella pittura di paesaggio
inglese, soprattutto quella di Constable, anticipatore di una tecnica pittorica
di scomposizione cromatica in piccole macchie di colori puri che diverrà tipica
degli impressionisti, largamente debitori nei confronti delle esperienze
pittoriche della prima metà dll' '800, soprattutto di
Delacroix,
Turner e Constable.
Il realismo dei pittori di Barbizon è prima di tutto una presa di posizione
culturale ed ideologica, vuol significare, attraverso la riproduzione di una
realtà non adulterata nè abbellita nè edulcorata, l'acquisizione di una
coscienza morale dei problemi sociali dell'epoca, il coraggio di un'obiettività
di analisi che non mascheri la realtà, per quanto brutta e sgradevole, ma la
rappresenti nella sua crudezza oggettiva, perché tutti ne prendano coscienza.
L'intento provocatorio, la posizione polemica verso ogni ipocrisia sociale e
verso gli interessi della borghesia ricca ed indifferente, l'atteggiamento di
forte critica al sistema politico del tempo anticipano con grande libertà di
pensiero quelle che saranno, da lì a pochi decenni, le istanze delle avanguardie
artistiche del '900, decretando tuttavia, per gli artisti di Barbizon, una
difficile accettazione da parte dei contemporanei.
Il contenuto morale della pittura realista della Scuola di Barbizon andrà
sostanzialmente perduto nel successivo Impressionismo, sviluppatosi dopo il
1860, che porrà invece l'accento sulle implicazioni essenzialmente
ottico-percettive della fedele rappresentazione di una realtà raffigurata
soprattutto nei suoi aspetti più francamente gradevoli, decorativistici e
formali.
SIMBOLISMO
Simbolismo, corrente letteraria e artistica, fiorita in Francia nella
seconda metà del XIX secolo, i cui seguaci, in opposizione al realismo,
cercavano di esprimere idee, emozioni e atteggiamenti con l'uso di parole e
immagini simboliche.
LETTERATURA: LA NASCITA E LO SVILUPPO IN FRANCIA E IN BELGIO
Movimento letterario e artistico sorto in Francia nell'ultimo ventennio del sec.
XIX. Nato ufficialmente con un manifesto di Jean Moréas pubblicato sul Figaro il
18 settembre 1886, aveva origini lontane, risalenti al romanticismo e alla
poesia di Baudelaire, al quale appartiene anche la prima definizione poetica di
simbolismo, contenuta nel sonetto Correspondances. In esso la natura è
rappresentata come una foresta di simboli tra loro "corrispondenti" che
racchiudono le chiavi del significato dell'universo. Secondo una concezione già
romantica della funzione del poeta, suffragata dalla filosofia idealistica, a
lui compete il ruolo di interprete della realtà, grazie a strumenti di
conoscenza diversi e più penetranti di quelli del puro raziocinio. In modi
diversi ma non discordanti, l'uno identificando il poeta nel veggente, l'altro
assegnando alla musicalità del verso il potere di suggerire la realtà
impalpabile, Rimbaud e Verlaine svilupparono la poetica baudelairiana fino a
diventare i massimi rappresentanti della scuola simbolista, alla quale tuttavia
non appartennero di fatto. Essa si forgiò invece intorno a una miriade di
rivistine effimere, tra le quali emergono, con caratteristiche talora diverse
dato il confuso fervore di iniziative di rottura antiparnassiane e
antinaturalistiche dell'epoca, Le Décadent, Le Symboliste, La Vogue, La Plume,
Le Mercure de France (fondato da Alfred Vallette nel 1889), La Revue wagnerienne
(fondata da Dujardin nel 1885). Vi collaborarono Gustave Kahn, Stuart Merrill,
Viélé-Griffin, René Ghil, Jean Moréas che già nel 1891 se ne sarebbe staccato
per fondare l'École romane, A. Retté, Ch. Guérin, A. Samain, Jules Laforgue,
morto giovanissimo nel 1887, A. Jarry. Altri si raccolsero intorno ai "martedì
letterari" di Mallarmé, riconoscendo in lui il massimo interprete della nuova
poesia, depositaria del mistero assoluto dell'idea racchiuso nelle più ermetiche
forme. E accanto a Mallarmé, con i Dujardin e i Régnier furono influenzati dal
simbolismo o ne furono interpreti altissimi poeti e scrittori come P. Valéry, A.
Gide e P. Claudel, il quale ispirò il suo teatro, fin dai primi drammi, a un
simbolismo che continuò parallelamente alla conquista della fede, nel rispetto
di una verità più alta accettata in totale dedizione, chiave per
l'interpretazione di ogni cosa. Il merito della rottura con le forme della
metrica classica non spetta tuttavia esclusivamente ai grandi, ma anche a tutti
quei poeti "di scuola" che del "verso libero" fecero lo stendardo di guerra alla
tradizione. A essi, che furono numerosissimi, vanno aggiunti poeti belgi di
notevole statura come Rodenbach, Verhaeren, Mockel, Van Lerberghe, Maeterlinck.
Di Maeterlinck va detto che fu certo tra i maggiori drammaturghi che si
espressero in chiave simbolista. In lui si ritrovano ispirazioni e leggi che
sono la chiave del teatro claudelliano. Alla realtà del mondo visibile fa
riscontro una realtà del mondo invisibile cui l'uomo partecipa in tutto il suo
dualismo, di realtà e spirito, di visibile e invisibile. Maeterlinck voleva
persino sostituire all'attore qualcosa di più emblematico, così come Mallarmé
voleva sostituire all'eroe tradizionale una astrazione universale, la "figure
que nul n'est", tesi che conquistarono sul finire dell'Ottocento il Théâtre
d'Art e il Théâtre de l'Œùvre, dove il regista Lugné-Poe sperimentava in chiave
simbolista, contro il rigorismo di Antoine, anche il teatro di Henrik Ibsen. Il
simbolismo fu dunque un momento determinante della storia letteraria anche se la
sua stagione si concluse presto.
LETTERATURA: LO SVILUPPO NEGLI ALTRI PAESI
Ebbe il suo momento di splendore, non solo in Francia dove nacque, ma anche
altrove, specie in Russia, dove, pur riconoscendo la sua filiazione francese,
seppe riallacciarsi anche con vigore alla tradizione nazionale (folclore, fede
cristiana ortodossa, Lermontov, Tjutcev, Baratynskij, Fet). I primi tra i poeti
"nuovi" furono N. Minskij e I. Jasinskij che nel 1884 pubblicarono sulle pagine
della rivista Zarja di Kijev un articolo contro la letteratura impegnata
auspicando un'arte indipendente, autonoma. In seguito Merezkovskij con i suoi
Simboli (1892) diede il nome al movimento. Accanto a lui i rappresentanti più
noti della prima generazione di simbolisti furono Z. Gippius, F. Sologub, A. N.
Dobroljubov, V. Brjusov e K. Balmont, sostenitori della poesia pura.
All'affermazione del simbolismo contribuirono i tre volumi di Simbolisti russi
curati da V. Brjusov ed editi nel 1894 e 1895. Brjusov, Balmont, Sologub,
Vjaceslav Ivanov e la cosiddetta seconda generazione con A. Blok e A. Belyj
furono i più tipici rappresentanti del movimento che assunse caratteri peculiari
soltanto dopo il 1900 e specialmente in poesia, pur avendo dato notevoli lavori
anche in prosa (con Sologub, Belyj e Brjusov). La massima fioritura del
simbolismo russo avvenne nel primo decennio del Novecento, grazie anche alle sue
tribune, Vesy (La Bilancia; 1904-09) e Zolotoe runo (Vello d'oro; 1906-09) sulle
quali apparivano non solo le opere poetiche e narrative ma anche gli scritti
teorici dei simbolisti. Intorno alla Novyj put (Nuova strada; 1903-04) si
riunivano invece i simbolisti di tendenza filosofico-mistica e religiosa (Merezkovskij,
Gippius, V. V. Rozanov). Meno determinante fu l'influsso del simbolismo sulla
letteratura di lingua inglese dove si manifestò soprattutto con intendimenti di
rottura in rapporto al classicismo e come scuola sperimentale. Si possono quindi
reperire echi simbolisti piuttosto che poeti simbolisti. E tali echi sono
riscontrabili in Ezra Pound come in J. G. Fletcher, W. B. Yeats, T. S. Eliot. Le
teorie simboliste ebbero anche il merito di richiamare una maggiore attenzione
sulle poesie di Poe, che già aveva conquistato traduttori-poeti come Baudelaire
e Mallarmé. Parallelo all'influsso sulla letteratura inglese fu quello sulla
letteratura tedesca, con riflessi manifesti in Stefan George, Rilke, Spitteler,
mentre più significativo apparve in Romania dove tipici rappresentanti furono G.
Bacovia, Petica, Anghel e Minulescu. Respinta nel periodo del dominante "proletcultismo"
la corrente simbolista è stata in seguito rivalutata da una visione critica che
riconosce al simbolismo una matrice da cui è stata generata la poesia moderna;
quella poesia cui è legato il modernismo della letteratura spagnola e
ispano-americana, il cui maggior rappresentante fu Rubén Darío, e che in Italia
è rilevabile, sia pur in tono minore, in poeti che vanno da D'Annunzio a
Pascoli, a Dino Campana, a Ungaretti, a Montale.
ARTE (ARTE)
All'idea di ricerca e di progresso, propria del realismo ottocentesco, i
simbolisti sostituirono quella di una continua aspirazione alla trascendenza,
escludendo perciò la radicale trasformazione dei procedimenti dell'arte, di cui
invece proposero un raffinamento spinto fino all'estenuazione. Gustave Moreau,
Odilon Redon e Rodolphe Bresdin furono i maestri ideali della nuova generazione,
caratterizzata da una mutata sensibilità e dal desiderio di staccarsi da un
culto stretto della natura. Trovando così sostegno nelle poetiche letterarie
contemporanee, il simbolismo riaprì un problema di contenuti e si ricollegò alle
prime istanze romantiche e visionarie di Blake e Füssli e all'allegorismo delle
evocazioni classiche di Puvis de Chavannes. La nuova estetica, propagata da
numerose riviste quali Pléiade, Décadent, Symboliste, La Plume, Mercure de
France, determinò mutamenti significativi anche nell'ambito dei
neoimpressionisti, tanto che Seurat e Signac proclamarono la necessità di un
deciso distacco dal naturalismo impressionista. In questo momento di vivo
fermento culturale intervenne nell'ambito simbolista Paul Gauguin che, già in
contatto con i letterati, particolarmente con Mallarmé, si era interessato ai
problemi dell'espressione simbolista durante il soggiorno in Bretagna. Attorno a
lui si formò il cosiddetto gruppo di Pont-Aven che, cogliendo il carattere
precipuo dell'arte gauguiniana, mirò a un sintetismo formale di carattere
emblematico. Una mostra di questo primo gruppo a Parigi, al Café Volpini nel
1889, conquistò al movimento simbolista gli allievi dell'Académie Julian che,
riuniti attorno alla Revue Blanche, ne furono gli effettivi continuatori,
traducendolo in costume di vita: i nabis, e segnatamente P. Sérusier, il primo
M. Denis, il primo P. Bonnard ed E. Vuillard. Nel 1891 il critico A. Aurier, in
un articolo sul Mercure de France dedicato a Gauguin, diede il suo contributo
teorico al simbolismo, definendo l'opera d'arte: ideista, simbolista, sintetica,
soggettiva e decorativa. Quasi contemporaneamente, in relazione più o meno
stretta col simbolismo francese, si manifestarono analoghe tendenze in altri
Paesi europei: in Inghilterra, dove un avvio era stato dato dai preraffaelliti,
con l'estetismo vittoriano di Aubrey Beardsley, in Olanda con J. Toorop, in
Svizzera con F. Hodler, in Germania con A. Kubin. Un altro centro simbolista fu
poi Vienna, dove attorno a G. Klimt si raccolse un folto gruppo di artisti,
fondando nel 1897 il movimento della Secessione. Nel suo rapido diffondersi la
poetica del simbolismo perse alcune delle sue specifiche mozioni originarie e
palesò sempre più il proprio carattere estetizzante e formalista, diventando una
forma di gusto, uno "stile" destinato a influire ampiamente su diverse forme di
espressione artistica. La sua importanza storica infatti fu enorme: respinto dal
cubismo, che muovendo da Cézanne riaffermò la concezione dell'arte-conoscenza,
riprese slancio con l'espressionismo del Blaue Reiter (specialmente con
Kandinskij e Klee) e con le varie correnti dell'avanguardia europea. Dopo la I
guerra mondiale ritrovò credito anche in Francia col surrealismo e, dopo la II,
con le tendenze informali collegate alle filosofie dell'esistenza.
SINTETISMO
Come il termine vuole etimologicamente significare, Sintetismo vuol dire
sintesi di tutti gli elementi essenziali costitutivi della rappresentazione
pittorica, in contrapposizione al lirismo della pittura "dal vero" di stampo
impressionista, estremamente descrittiva ed emotiva: ne deriva una pittura
astratta e simbolista, senza preoccupazioni di somiglianza con la realtà, non
scevra da intenti decorativi, ma sostanzialmente depurata dagli eccessi
linguistici sia dell'ottocento che del pointillisme che dell'impressionismo che
del nascente espressionismo, una pittura che proprio per il suo contenuto
innovativo verrà rifiutata dalla critica e dal pubblico.
Fondatore di questo orientamento (non si tratta infatti di una vera e propria
corrente) è Paul Guaguin (1848 - 1903), che, influenzato anche dalla lettura di
Baudelaire, ne elabora le caratteristiche fondamentali durante i suoi soggiorni
in Bretagna, a Pont-Aven, dapprima nel 1886 e poi due anni dopo, reduce da un
viaggio in Martinica, radunando attorno a sè un gruppo di pittori che verranno
definiti appunto come la scuola di Pont-Aven, Emile Bernard, che ebbe con lui
stretti rapporti professionali ed umani, Maurice Denis, Charles Laval, Ernest
Ponthier de Chamaillard.
Modello di rigore e di spoglia compostezza, le stampe giapponesi che in quel
periodo (siamo nell'ultimo decennio dell' '800) arrivano per la prima volta alla
conoscenza dell'occidente, e l'arte primitivista, di essenziale semplicità. Il
primitivismo, come si vedrà nel seguito della sua vita, è per Gauguin un modo di
vedere e concepire la realtà, è la sintesi non solo pittorica, ma esistenziale
della sua visione del mondo, che lo porterà a fuggire dalla civiltà compiendo,
dal 1887 in poi, numerosi viaggi nelle isole della Polinesia, dove morirà dopo
una travagliata vicenda umana, inseguendo un ideale di vita esistente più nella
sua mente che nella realtà, della Polinesia o di qualunque altro posto del
mondo.
I modi espressivi dei Sintetisti, da cui deriveranno significative analogie i
Simbolisti ed i Nabis, si concretizzano in una pittura di precisa definizione
lineare, dalle campiture cromatiche piatte, uniformi e ben definite, in gamme
tonali molto accese e contrastanti che influenzano in maniera decisiva il
movimento fauve, secondo un metodo di stesura del colore a compartimenti
definito dal critico Édouard Dujardin “cloisonnè” per la sua analogia con gli
antichi smalti giapponesi e con le vetrate gotiche: ne risultano forme e figure
rigorosamente bidimensionali, stante anche il rifiuto delle regole prospettiche,
ieratiche e nitide entro pesanti contorni neri, di grande potere evocativo e
simbolico per la loro estraneità ad ogni imposizione naturalistica.
L'intenzione del Sintetismo è quella di superare i limiti della percezione
visiva, in polemica con gli impressionisti che copiano la realtà visibile, in
nome della priorità della mente e del pensiero astratto, per una
rappresentazione di sintesi che si avvale di forme semplificate ma profondamente
significative di una realtà oltre le apparenze, intensamente spirituale.
SURREALISMO
Il surrealismo è un movimento intellettuale, che ha coinvolto arti
visive, letteratura e cinema, nato negli anni Venti a Parigi. La caratteristica
comune a tutte manifestazioni surrealiste è la critica radicale alla razionalità
cosciente, e la liberazione delle potenzialità immaginative dell'inconscio per
il raggiungimento di uno stato conoscitivo "oltre" la realtà (surrealtà). Il
Surrealismo è certamente la più 'onirica' delle manifestazioni artistiche,
proprio perché dà accesso a ciò che sta oltre il visibile.
La fede surrealista si manifestò spesso come ribellione alle convenzioni
culturali e sociali, concepita come una trasformazione totale della vita,
attraverso la libertà di costumi, la poesia e l'amore. Spesso, molti esponenti
del surrealismo sposarono la causa del comunismo e dell'anarchismo, per
contribuire attivamente il cambiamento politico e sociale che avrebbe poi
portato ad una partecipazione più generale al surreale.
Il movimento ebbe come principale teorico il poeta André Breton, che canalizzò
la vitalità distruttiva del dadaismo.
Nel primo Manifesto surrealista del 1924, definì così il surrealismo:
"Automatismo psichico puro, attraverso il quale ci si propone di esprimere, con
le parole o la scrittura o in altro modo, il reale funzionamento del pensiero.
Comando del pensiero, in assenza di qualsiasi controllo esercitato dalla
ragione, al di fuori di ogni preoccupazione estetica e morale".
La critica si divide su dove collocare il punto finale del movimento
surrealista: sicuramente, la fine della Seconda guerra mondiale (1945), e la
morte di Breton (1966) hanno segnato dei punti di svolta importanti nella storia
del surrealismo, che però continua ancora oggi ad essere una realtà artistica
vitale.
Il movimento surrealista è di gran lunga il più longevo fra le avanguardie
storiche, e la sua diffusione capillare in tutto il mondo ha reso la sua storia
molto variegata rispetto a movimenti circoscritti nel tempo e nello spazio come
il dadaismo o il futurismo. L'attività del primo gruppo surrealista parigino,
gravitante intorno ad André Breton, vide la partecipazione di un grande numero
di scrittori e artisti di diverse orientazioni, spesso in conflitto tra loro e
con la guida spirituale del movimento. Tra gli artisti di arti visive più
riconosciuti spaziamo tra Marc Chagall col suo mondo di bambino sognatore, al
sogno infantile di Juan Mirò nel suo allucinato mondo parallelo popolato di
forme geometriche colorate sospese che ricerca l'interiorità delle cose con
crescente astrazione. Max Ernst l'illogica scava nel profondo dell'animo umano,
De Chirico svincola la realtà dal tempo e dallo spazio. Il sogno, inesauribile
serbatoio di ispirazione, ha esercitato ed esercita un fascino irresistibile
sull'immaginario degli artisti, veicolo di introspezione psicologica e di
autoanalisi crea un canale il cui flusso rappresenta la nostra più profonda
interiorità. Questo è possibile riscontrarlo in un artista contemporanea come
Silvana Sotgiu, nelle sue opere di il surrealismo sposandosi con il simbolismo
ci prende per mano e ci conduce nell'intimità dei sogni dell'artista. Pittura
onirica con tematiche inusuali modi rappresentativi capaci di condurci a mondi
paralleli sovra sensoriali che ci permettono di vedere oltre il solito tangibile
mutismo della normale esperienza visiva.
Protagonisti del primo gruppo surrealista:
Jean Arp, Luis Buñuel, Salvador Dalì,
Max Ernst, Alberto Giacometti,
René
Magritte, Roberto Matta, André Masson,
Juan Mirò, Man Ray, Yves Tanguy.
VORTICISMO
In Inghilterra, nel 1913, prende vita un movimento culturale che si
definisce Vorticismo e che appunto nella raffigurazione di forme a vortice vuol
esprimere il concetto di energia e di forza inserendo nella pittura movimento e
dinamismo. E' una corrente stilistica che avrà breve durata (1913-1915), ma che
riveste una certa importanza per essere la prima espressione di un astrattismo
inglese che si sviluppa parallelamente alle prime manifestazioni non figurative
in tutta Europa, sotto la spinta delle opere rivoluzionarie di Francis Picabia e
soprattutto Vasilij Kandinskij.
Il termine Vorticismo è stato coniato da Ezra Pound, assieme a Wyndham Lewis
fondatore della rivista "Blast : a review of the Great English Vortex"
desumendolo da un'affermazione di
Umberto Boccioni, che definiva l'arte come
risultato finale di un vortice di emozioni: in realtà esso ha molti punti di
contatto con con la poetica futurista, oltre che con quella cubista, entrambe
interessate alla possibilità di inserire nella bidimensione della tela l'effetto
dinamico l'una del movimento nello spazio, l'altra del movimento indotto dal
trascorrere del tempo. Non vi sono dubbi, infatti, sulle aspirazioni
dinamico-plastiche del Vorticismo, i cui germi sono facilmente rintracciabili
nelle operazioni analitico-compositive del
Cubismo, nell'astrattismo
spiritualistico di
Der Blaue Reiter, nelle istanze moderniste del Futurismo,
configurando questa corrente come la risposta inglese alle tendenze artistiche
del continente, dove tutti i fenomeni culturali avanguardisti presentano sempre
una maggior omogeneità per le maggiori possibilità di osmosi.
Uno dei massimi rappresentanti del Vorticismo fu l'artista-letterato-poeta
Wyndham Lewis, autore del manifesto del movimento, mentre nel campo delle
arti figurative si può dire che il più significativo rappresentante
dell'avanguardia londinese fu David Bomberg, pittore e scultore di origine
polacca, che sviluppò la sua poetica astratta dopo una personale esperienza
bellica che lo segnò profondamente. Il linguaggio di Bomberg è tipicamente
vorticista, spigoloso e duro, con giochi di linee geometriche che generano
immagini vorticose impetuosamente dinamiche molto prossime all'astrazione
totale, inizialmente fortemente influenzato dal cubismo, poi progressivamente
liberato dalla figuratività imitativa e dalla verosimiglianza cromatica per
giungere ad una personale interpretazione del Futurismo, dominata da ritmi
obliqui e colori contrastanti anche al di fuori degli stilemi propri di questa
corrente.
Pagina con
immagini
Movimenti: A - G

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