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SCUOLA
DI BARBIZON
La Scuola di Barbizon, che prende il nome dall'omonimo villaggio a sud
di Parigi, presso la foresta di Fontainebleau, definisce un gruppo di artisti
che, lì radunati, si dedicavano alla pittura en plein air, portando la loro
attrezzatura all'aperto, nel bel mezzo dell'ambiente naturale, per ritrarre dal
vero il paesaggio o i contadini al lavoro nei campi, alla diretta luce del sole,
lontano da ogni manipolazione artificiosa dell'immagine.
Attorno al 1835, questo gruppo di pittori, di cui i più noti sono
Corot, che
diventerà uno dei maggiori vedutisti del secolo,
Gustave Courbet, Charles-François Daubigny,
Jean-François Millet e
Theodore Rousseau, leader del gruppo, dà l'avvio alla nascita del realismo, ciò
che in parallelo fanno in Italia, seppure con diversi mezzi formali, i
Macchiaioli toscani, e pone significative premesse all'affermarsi di una tecnica
e di una filosofia artistiche da cui originerà il più importante movimento
europeo di fine '800, l'"Impressionismo" non mancando tuttavia, nelle
composizioni barbizonnières, residui echi post "Romantici" soprattutto
identificabili in una certa erraticità narrativa ed in uno stile pittorico
talvolta monumentalistico.
Il più diretto ascendente della poetica della Scuola, per ciò che riguarda
soprattutto l'aspetto descrittivo, va ricercato nella pittura di paesaggio
inglese, soprattutto quella di
John Constable, anticipatore di una tecnica pittorica
di scomposizione cromatica in piccole macchie di colori puri che diverrà tipica
degli "Impressionisti" largamente debitori nei confronti delle esperienze
pittoriche della prima metà dell' '800, soprattutto di
Delacroix,
Turner e
Constable.
Il realismo dei pittori di Barbizon è prima di tutto una presa di posizione
culturale ed ideologica, vuol significare, attraverso la riproduzione di una
realtà non adulterata né abbellita né edulcorata, l'acquisizione di una
coscienza morale dei problemi sociali dell'epoca, il coraggio di un'obiettività
di analisi che non mascheri la realtà, per quanto brutta e sgradevole, ma la
rappresenti nella sua crudezza oggettiva, perché tutti ne prendano coscienza.
L'intento provocatorio, la posizione polemica verso ogni ipocrisia sociale e
verso gli interessi della borghesia ricca ed indifferente, l'atteggiamento di
forte critica al sistema politico del tempo anticipano con grande libertà di
pensiero quelle che saranno, da lì a pochi decenni, le istanze delle avanguardie
artistiche del '900, decretando tuttavia, per gli artisti di Barbizon, una
difficile accettazione da parte dei contemporanei.
Il contenuto morale della pittura realista della Scuola di Barbizon andrà
sostanzialmente perduto nel successivo "Impressionismo" sviluppatosi dopo il
1860, che porrà invece l'accento sulle implicazioni essenzialmente ottico-percettive della fedele rappresentazione di una realtà raffigurata
soprattutto nei suoi aspetti più francamente gradevoli, decorativistici e
formali.
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