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REALISMO
Il Realismo è una tendenza artistica sviluppatasi in Francia nel
clima politico e culturale della rivoluzione del 1848, della quale i principali
esponenti, oltre a Gustave Courbet che utilizzò per primo il termine nella sua
esposizione Pavillon du réalisme del 1855, furono
François Bonvin,
Jean François Gigoux,
Honoré Daumier
e Jean-François Millet.
Il termine realismo può essere usato come concetto generico, per indicare un
particolare atteggiamento dell'artista verso la realtà (la tendenza, cioè, a
rappresentarla ed esprimerla fedelmente), come tale rintracciabile nelle epoche
più diverse: realistico è l'atteggiamento dell'uomo primitivo, con la sua
fiducia nell'identità tra oggetto e rappresentazione, realistiche le creazioni
del mondo ellenistico e romano, realistico il criterio di imitazione della
realtà che è alla base dell'arte del "Rinascimento". Ma, in questa troppo ampia
generalità, il concetto non è più definibile concretamente. Conviene quindi
limitarne la trattazione alla sola accezione storicamente determinata e valida:
si definisce realismo quel movimento artistico nato in Francia intorno alla metà
del XIX secolo, che ebbe il suo massimo rappresentante in
Courbet, il suo teorico
nello Champfleury e la sua prima manifestazione pubblica all'Esposizione
universale di Parigi del 1855, e che impronterà di sé la vita culturale europea
sino al 1870 circa. Le origini del realismo si innestano, oltre che
sull'influsso sempre vivo del razionalismo illuminista, sulla crisi
dell'idealismo classico-romantico e nel contesto della situazione politica
determinatasi a seguito delle rivoluzioni del 1848. Tra altri fattori sono
inoltre da ricordare il crescente sviluppo degli studi scientifici, il fiorire
della filosofia positivista e la nascita del materialismo storico. Contro le
tendenze spiritualistiche e letterarie del "Romanticismo" il realismo trova nella
realtà oggettiva il tema artistico più valido, puntando sulla rappresentazione
dei fatti più comuni e concreti della vita, portando a livello di protagonisti
dell'opera d'arte i ceti più umili e diseredati, e rinunciando a ogni criterio
di abbellimento idealistico della realtà. In questo senso sono evidenti precorrimenti realistici nell'opera di denuncia di
Goya "La fucilazione del 3 maggio 1808" nell'appassionata umanità di Géricault nei suoi ritratti di folli, nella
violenza delle caricature di Daumier, nell'empito di
Delacroix "La Libertà guida il popolo". Non manca che un passo per arrivare all'esplicito programma di
Courbet: “rappresentare le idee, i costumi, l'aspetto della mia epoca, secondo
il mio modo di vedere; essere non solo un pittore ma un uomo; in una parola fare
dell'arte viva, questo è il mio scopo”. Il che comporta per l'artista, oltre
alla battaglia antiaccademica (e polemicamente
Courbet allestì in una baracca di
legno fuori della mostra ufficiale all'Esposizione universale del 1855 il suo Pavillon du réalisme), anche una chiara posizione di carattere politico, che
egli portò avanti partecipando all'esperienza della Comune di Parigi, poiché,
per dirla con le sue parole, “il realismo è per sua essenza arte democratica”. A
sostegno di Courbet si schierò Champfleury, col suo saggio "Le réalisme" del 1857.
Gli effetti di questa profonda svolta assunta dall'arte ottocentesca matureranno
nell'opera degli "Impressionisti" nel realismo “borghese” di
Manet e
Degas e nel
populismo di fine secolo, continuando a serpeggiare nelle correnti dell'arte
moderna, ove qualche volta riemergono più esplicitamente, come nel movimento
tedesco della Neue Sachlichkeit (“Nuova oggettività”).
Il realismo nel resto dell'Europa
Notevoli furono le ripercussioni del realismo nel resto dell'Europa. In Italia i
temi vennero ripresi da M. Cammarano, G. Toma e da Giuseppe Pellizza da Volpedo;
in Germania da Von Menzel e Leibl; in Belgio da Meunier. Nel XX secolo l'ideale
artistico del realismo fu ripreso da numerose correnti figurative, tra cui il
"Muralismo messicano"
che ebbe tra i massimi esponenti
Diego Rivera, il neorealismo italiano ed il realismo socialista,
sviluppatosi a partire dagli anni Trenta in Unione Sovietica con l'ascesa al
potere di Stalin e di chiara connotazione politica. Nel dopoguerra a Milano, tra
gli anni Cinquanta e Sessanta, un gruppo di giovani pittori diede vita alla
tendenza del realismo esistenziale che riprese i temi del realismo rompendone
gli schemi ideologici.
L'utilizzo del termine per l'arte di periodi storici precedenti, va sottolineato
che il termine realismo viene associato da alcune correnti della critica, in
particolar modo quelle di matrice marxista, ad opere d'arte di diversi periodo
storici, che vanno dall'arte greca del V secolo a.C. alle opere del
Caravaggio,
fino alla pittura olandese del XVII secolo, rilevando una tendenza che ricorre
nella storia dell'arte, specialmente occidentale.
Il realismo, in contrasto con i canoni del linguaggio accademico e con gli
eccessi tipicamente
Romantici, tentò di cogliere la realtà sociale in un'epoca
di profonde trasformazioni. Tra le più importanti opere francesi del periodo:
Il funerale a Ornans
(1848-1850) di
Courbet
Il seminatore (1850) di Millet
Il vagone di terza classe (1862) di Daumier.
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