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DECADENTISMO
Il Decadentismo ebbe origine in Francia e si sviluppò in
Europa tra gli anni Ottanta dell’Ottocento e il primo
decennio del Novecento. Trova un corrispettivo nella
corrente artistico-architettonica che prese nomi diversi
a seconda del paese in cui fiorì:
Liberty in Italia,
Art
Nouveau in Francia, Jugendstil in Germania. Il
Decadentismo rappresenta una reazione decisa agli
aspetti ideologici, morali e letterari del Positivismo.
Fu l’esasperazione di una delle due tendenze del
Romanticismo, quella rivolta alla contemplazione di un
mondo di mistero e di sogno, all’espressione di un
soggettivismo estremo, mentre il
Realismo e il verismo
ne avevano sviluppato la tendenza oggettiva. In pittura
si definisce Decadentismo, la corrente d'arte nata dalla
scuola degli artisti
simbolisti che operavano fra la
fine del XIX e l'inizio del XX secolo e di tutti quei
pittori che rappresentavano soggetti artificiosi e
strani. Fra i più famosi, James Ensor e
Edvard
Munch.
Nell’opera di Munch sono rintracciabili molti elementi
della cultura nordica di quegli anni, soprattutto
letteraria e filosofica: dai drammi di Ibsen e
Strindberg, alla filosofia esistenzialista di
Kierkegaard e alla psicanalisi di Sigmund Freud. Da
tutto ciò egli ricava una visione della vita permeata
dall’attesa angosciosa della morte. Nei suoi quadri vi è
sempre un elemento di inquietudine che rimanda
all’incubo. Ma gli incubi di
Munch sono di una persona
comune, non di uno spirito esaltato come quello di
Van Gogh. E così, nei quadri di
Munch il tormento affonda le
sue radici in una dimensione psichica molto più profonda
e per certi versi più angosciante. Una dimensione di
pura disperazione che non ha il conforto di nessuna
azione salvifica, neppure il suicidio.
Il termine “decadente” ebbe, in origine, un senso
negativo; fu infatti rivolto contro alcuni poeti che
esprimevano lo smarrimento delle coscienze e la crisi di
valori di fine Ottocento, sconvolto dalla rivoluzione
industriale, dai conflitti di classe, da un progressivo
scatenarsi degli imperialismi, dal decadere dei più
nobili ideali
Romantici. Questi poeti avvertirono il
fallimento del sogno più ambizioso del Positivismo: la
persuasione che la scienza, distruggendo le
“superstizioni” religiose, sarebbe riuscita a dare una
spiegazione razionale ed esauriente del mistero della
vita e avrebbe posto i fondamenti di una migliore
convivenza degli uomini.
Il Decadentismo fu, prima di tutto, uno stato d’animo di
perplessità smarrita, un sentimento di crisi
esistenziale, che si è venuto progressivamente
approfondendo nella prima metà del nostro secolo,
travagliata da tragiche esperienze di guerre, dittature,
rivoluzioni, e anche da scoperte scientifiche
sconvolgenti.
Due sono gli aspetti fondamentali della spiritualità
decadentista: il sentimento della realtà come mistero e
la scoperta di una nuova dimensione nello spirito umano,
quella cioè, dell’inconscio, dell’istinto, concepita
come anteriore e sostanzialmente superiore alla
razionalità.
La nuova spiritualità si riallaccia a due motivi
essenziali del
Romanticismo: il sentimento ossessivo del
mistero e l’irrazionalismo. La ragione è decisamente
ripudiata non più in nome del sentimento, ma del di
sfrenarsi delle forze oscure del subcosciente. In
riferimento alla componente irrazionale del
comportamento umano, Henri Bergson concepì il tempo non
come unità di misura dello scorrere dei fatti ma come
dimensione soggettiva e psichica, e
Friedrich Nietzsche diede risalto a quanto vi è di
cieco, irrazionale, animale nel comportamento umano.
Questa visione del mondo produce nell’arte una
rivoluzione radicale, nel contenuto e nelle forme, che
potremmo riassumere nei termini di simbolismo e
misticismo estetico.
La poetica del Decadentismo
Ammessa l’impossibilità di conoscere la realtà vera
mediante l’esperienza, la ragione, la scienza, il
decadente pensa che soltanto la poesia, per il suo
carattere di intuizione irrazionale e immediata possa
attingere il mistero, esprimere le rivelazioni
dell'ignoto. Essa diviene dunque la più alta forma di
conoscenza, l’atto vitale più importante; deve cogliere
le arcane analogie che legano le cose, scoprire la
realtà che si nasconde dietro le loro effimere
apparenze, esprimere i presentimenti che affiorano dal
fondo dell’anima. Per questo è concepita come pura
illuminazione. Non rappresenta più immagini o sentimenti
concreti, rinuncia al racconto, alla proclamazione di
ideali; la parola non è usata come elemento del discorso
logico, ma per l’impressione intima che suscita, per la
sua virtù evocativa e suggestiva.
Nasce così la poesia del frammento rapido e illuminante,
denso, spesso, di una molteplicità di significati
simbolici.
La nuova poesia non si rivolge all’intelletto o al
sentimento del lettore, ma alla profondità del suo
inconscio, lo invita non a una lettura, ma a una
partecipazione vitale immediata. Essa si propone di
darci una consapevolezza più profonda del mistero.
Da questi principi sono nate molte mode letterarie e
anche di costume, a cominciare dal simbolismo
(rappresentato, ad esempio, dal Pascoli, espressione più
conseguente e radicale della nuova poetica), per
continuare con l’estetismo(rappresentato, ad esempio,
dal D’Annunzio); difatti il decadentismo ha aspirazioni
aristocratiche, che si esprimono nel gusto estetizzante.
Sul piano artistico l’estetismo si traduce nella ricerca
di raffinatezza esasperata ed estenuata. L’idea della
superiorità assoluta dell’esperienza estetica induce
l’artista a tentare di trasformare la vita stessa in
opera d’arte, dedicandosi al culto della bellezza in
assoluta libertà materiale e spirituale, in polemica
contrapposizione con la volgarità del mondo borghese La
svalutazione della moralità e della razionalità,
portarono, tra l’altro, ai vari miti del superuomo.
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