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Principali movimenti artistici: A - G
(versione testuale)
Movimenti:
I - Z
Pagina con
immagini

ASTRATTISMO
Astrattismo tendenza
artistica del XX Secolo. Abbandonando la
rappresentazione mimetica del mondo esterno, trova in
generale le sue ragioni nella riflessione sulle
specificità della ricerca formale e della percezione
visiva. Parallelamente allo sviluppo di una speculazione
estetica tra positivismo e spiritualismo (K. Fiedler,
Origine dell'attività artistica, 1887; W. Worringer,
Astrazione e empatia, 1908), molti artisti tendono alla
rifondazione del proprio campo d'azione attraverso lo
studio degli elementi formali che costituiscono le
fondamenta sintattiche del linguaggio visivo, innescando
un processo di sempre più radicale semplificazione e
scomposizione delle forme. Una tendenza del genere,
complicata dall'interesse per il meccanismo dei
procedimenti percettivi, sposta progressivamente in
secondo piano o elimina del tutto ogni preoccupazione
rappresentativa. Sono soprattutto il "Sintetismo"
e il decorativismo simbolista e la stilizzazione "Art
nouveau" carica di suggestioni irrazionali e
vitalistiche. ad alimentare il terreno culturale sul
quale, attorno al 1910, si sviluppano diverse tendenze
astratte nell'ambito dei movimenti d'avanguardia
tedesco, russo, ceco e ungherese.
Loro antecedenti immediati
sono i due grandi movimenti innovatori dell'inizio del
secolo, "Fauvisme"
e "Cubismo".
A questa duplice matrice formale si collegano i due modi
principali dell'astrattismo, entrambi cresciuti nella
ricerca di un ordine e di una razionalità privi di
riferimenti immediati al mondo esterno e tuttavia capaci
di afferrare nelle "forze creative" della natura, le sue
strutture portanti. Il primo, appoggiandosi ai percorsi
dell'emozione, all'influenza della musica, allo studio
della psicologia e dei principi di percezione del reale,
giunge alla definizione di un linguaggio basato sulla
funzione espressiva e simbolica del colore, sul ritmo
prodotto da rapporti reciproci di forme pure: è
"Vasilij
Kandinskij" a tentarne le prime sistemazioni teoriche
(Lo spirituale nell'arte. 1912) proseguendo in concreto
la ricerca col gruppo "Der Blaue Reiter"
(1911) e dopo la guerra, insieme a "Paul Klee" con l'insegnamento al
"Bauhaus". Il secondo modo punta invece al rigore
matematico e alla semplificazione radicale
dell'astrazione geometrica: ne sono primi interpreti gli
artisti del gruppo olandese "De Stijl" (P. Mondrian. Th.
Van Doesburg. l'architetto J.J. Oud). Sono pure
importanti, per l'elaborazione di un linguaggio
non-oggettivo, le esperienze di "F. Picabia" R. Delaunay
e del cecoslovacco F. Kupka in Francia; la produzione
dei "Futuristi" italiani e le analoghe sperimentazioni
russe (Larionov e il raggismo, definito come «sintesi di
"Cubismo",
"Futurismo" e orfismo», 1913); il
"vorticismo"
inglese di "W. Lewis" e il sincromismo americano di M.
Russel e S. Mac Donald-Wright.
Nella prospettiva della
costruzione di un nuovo universo estetico fondato sui
principi della non oggettività è stato ampiamente
rivalutato l'apporto dell'azzeramento suprematista in
Russia (nel 1914 Malevic dipinge un quadrato nero su
fondo bianco) e quindi della ricerca costruttivista in
tutte le sue componenti (V. Tatlin. N. Gabo. N. Pevsner.
A.M. Rodòenko, El Lissitskij). Tra i più significativi
scultori operanti a partire dagli anni Dieci secondo i
principi dell'astrazione sono da ricordare A. Archipenko.
C. Brancusi, H. Arp e O. Zadkine. Un importante
contributo alla sperimentazione di forme astratte è
dato, dopo il 1920, anche dal cinema d'avanguardia: da
Diagonal Symphonie (1921-24) di V. Eggeling a Rhytmus
21 (1921) di H. Richter, a Opus I, 11, III, IV (1921-25)
di W. Ruttmann, fino ai successivi lavori di L.
Moholy-Nagy e di L. Veronesi.
Negli anni Trenta
l'astrattismo, ormai affermatosi come linguaggio
artistico internazionale, trova il proprio principale
punto di riferimento nei gruppi, organizzati a Parigi,
di L'Art d'Aujourd'hui, Cercleet Carré, Art Concret,
Abstraction Création, Réalités Nouvelles. In Italia,
importanti esperienze di astrattismo sono condotte dal
gruppo comasco di M. Radice. M. Rho e A. Galli. Al di là
di svolgimenti concretisti che si innestano sulle
ricerche internazionali che avevano avuto il loro centro
nella Parigi degli anni Trenta, la stagione storica
dell'astrattismo si può considerare conclusa dopo la
seconda guerra mondiale, lasciando spazio a nuove
tendenze, legate a diverse poetiche, che pure continuano
un discorso formale non figurativo: dall'espressionismo
astratto e dall'action painting all'informale nelle sue
molteplici varianti (lo spazialismo e la pittura
nucleare in Italia), fino alle ricerche di arte
programmata, al
minimalismo, alla nuova pittura.
BAROCCO
Il Barocco è una corrente di arte ed architettura
europea che si sviluppa a partire dalla fine del
cinquecento per dominare in tutto il secolo successivo.
La critica lo definisce un'arte che non rispetta gli
ideali classici, ma li rifiuta per dedicarsi al
capriccio individuale.
Anticlassico nello spirito e nella forma, il barocco
pittorico è caratterizzato da composizioni drammatiche e
teatrali che di sovente si estrinsecano in violenti
giochi di luce.
Per quel che riguarda le arti figurative, il termine
compare per la prima volta nell'opera dello scrittore
d'arte Francesco Milizia (1725-1798).
Il barocco è lo stile della Controriforma e nasce nei
paesi cattolici; ebbe comunque grandi interpreti anche
nei paesi protestanti, ad esempio in Olanda, con
Rembrandt e
Vermeer.
I pittori che forse meglio rappresentano il concetto di
barocco sono
Rubens
e
Caravaggio.
BAUHAUS
Bauhaus è l'abbreviazione di Staatliches Bauhaus, una scuola di arte e
architettura della Germania che operò dal 1919 al 1933. Fu la corrente più
influente che costituiva quello che è conosciuto come modernismo in
architettura. La scuola fu fondata da Walter Gropius e Mendelson a Weimar nel
1919, dalla fusione della Scuola Granducale di Arti Plastiche e della
Kunstgewerberschule. Gran parte dei contenuti dei laboratori fu venduta durante
la seconda guerra mondiale. In particolare grazie alla nomina di direttore, nel
1919, di Walter Gropius, le arti applicate e le belle arti divennero arti
autonome. Gropius infatti era favorevole ad un insegnamento progettuale basato
su laboratori sia per quanto riguarda i designer che per gli artigiani. I
principi su cui si basava il programma del Bauhaus del 1919 erano stati
anticipati, da Bruno Taut, nel suo programma sull'architettura del 1918. Taut
era convinto che l'unione profonda di tutte le discipline in una nuova arte del
costruire, avrebbe portato una nuova unità culturale. Egli scrive : "A questo
punto non ci saranno più confini tra artigianato, scultura e pittura; tutti
questi aspetti saranno una cosa sola : Architettura" Per i primi tre anni, la
scuola del Bauhaus, fu caratterizzata dalla presenza del pittore svizzero
Johannes Itten, che vi giunse nell'autunno del 1919. L'artista e professore, tre
anni prima aveva aperto una propria scuola d'arte a Vienna, influenzata dalla
parola di Franz Cizek. Cizek, aveva elaborato un personale metodo di
insegnamento che si fondava sulla possibilità di stimolare la creatività
dell'individuo. Le basi di tale insegnamento vanno però cercate all'interno del
clima culturale in cui Cizek ha vissuto. Infatti tale metodo maturò ricco di
teorie pedagogiche progressiste, dei sistemi di Frobel e Montessori e grazie al
movimento Learning – Thought – Doing ( Imparare – Pensare – Fare ) il cui
iniziatore fu l'americano John Dewey. L'insegnamento, all'interno del corso
propedeutico di Itten, fu estremamente influenzato dal metodo di Cizek, anche se
venne arricchito con la teoria della forma e del colore di Goethe. Le finalità
del corso di base di Itten, che era obbligatorio per tutti gli studenti del
primo anno, consisteva nella possibilità di liberare la creatività
dell'individuo e di mettere in grado ogni studente di valutare le proprie
capacità. Gropius sentiva che con la fine della prima guerra mondiale era
iniziato un nuovo periodo storico, e voleva creare un nuovo stile architettonico
che riflettesse questa nuova era. Gropius fu a capo della scuola dal 1919 al
1928, seguito da Hannes Meyer e Ludwig Mies van der Rohe. Il Bauhaus all'inizio
venne largamente sovvenzionato dalla Repubblica di Weimar. Dopo un cambio nel
governo, nel 1925, la scuola si spostò a Dessau, dove venne costruita
l'Università Bauhaus. Nel 1932 la scuola venne spostata nuovamente, questa volta
a Berlino. La scuola venne chiusa per ordine del regime nazista nel 1933. I
nazisti si erano opposti al Bauhaus per tutti gli anni '20, così come altri
gruppi politici di destra. Il Bauhaus era da loro considerato come una copertura
per i comunisti, soprattutto perché vi erano coinvolti molti artisti russi.
Scrittori nazisti come Wilhelm Frick e Alfred Rosenberg sentivano che il Bauhaus
fosse "non-tedesco" e non approvavano i suoi stili modernisti. Ad ogni modo il
Bauhaus ebbe un grosso impatto sulle tendenze dell'arte e dell'architettura
nell'Europa occidentale e negli Stati Uniti nei decenni a seguire, e molti
artisti che vi furono coinvolti vennero esiliati dal regime nazista. La scuola
era focalizzata principalmente sull'architettura, e spesso costruì case popolari
a basso costo per il governo di Weimar, ma si occupò anche di altre discipline
dell'arte. Il Bauhaus pubblicò un periodico chiamato "Bauhaus" e una serie di
libri chiamati "Bauhausbücher". Il capo dell'editoria e del design fu Herbert
Bayer. Uno dei principali obiettivi del Bauhaus fu di unificare arte,
artigianato e tecnologia. La macchina veniva considerata un elemento positivo e
quindi il design industriale e del prodotto ne erano componenti importanti.
Veniva insegnato il Vorkurs, letteralmente 'pre corso'; questa materia, che
corrisponde al moderno corso di fondamenti di design, è diventato uno dei corsi
fondamentali di tutte le scuole di architettura del mondo. Non c'era
insegnamento di storia nella scuola, perché si supponeva che tutto venisse
disegnato e creato come se fosse la prima volta, piuttosto che pensando ai
precedenti. Il più importante contributo del Bauhaus fu nel campo del design dei
mobili. Un esempio onnipresente e famoso a livello mondiale è la sedia
Cantilever, del designer Mart Stam, che sfruttava la proprietà tensili
dell'acciaio. Il Bauhaus ispirò il Movimento internazionale per un Bauhaus
immaginista, che esistette dal 1953 al 1957. Alcuni eccezionali artisti
dell'epoca furono insegnanti al Bauhaus:
Josef Albers
Marcel Breuer
Lyonel Feininger
Johannes Itten
Vasily Kandinsky
Paul Klee
Gerhard Marcks
Ludwig Mies van der Rohe
László Moholy-Nagy
Georg Muche
Hinnerk Scheper
Oskar Schlemmer
Joost Schmidt
Lothar Schreyer
Gunda Stölzl
Marianne Brandt
CAMDEN TOWN GROUP
Gruppo di pittori inglesi
costituitosi nel 1911. Il gruppo soleva incontrarsi
nello studio di Walter Sickert a Londra. I soggetti
erano tratti dalla vita quotidiana della classe
lavoratrice e venivano interpretati con colori accesi e
forme incisive derivanti dall'influenza di artisti come
Vincent Van Gogh e Paul
Gaugain. Nel 1913 il gruppo si fuse con altri
movimenti, in particolare quello vorticista, e prese il
nome di London Group. Principali esponenti: Harold
Gilman,
Walter Richard Sickert, Marjorie Sherlock, Sylvia Gosse, Charles Ginner,
Spencer Gore.....
Elenco cronologico dei
pittori che hanno aderito al Camden Town Group:
Walter Richard Sickert 1860-1942 Pittore inglese
Lucien Pissarro 1863-1944 Pittore fransese
Robert Bevan 1865-1925 Pittore inglese
Harold Gilman 1876-1919 Pittore inglese
Charles Isaac Ginner 1878-1952 Pittore fransese
Spencer Frederick Gore 1878-1914 Pittore inglese
Augustus John 1878-1961 Pittore inglese
James Bolivar Manson 1879-1945 Pittore inglese
Sylvia Gosse (1881-1968) Pittrice inglese
Wyndham Lewis 1882-1957 Anglo canadese, pittore e
scrittore
Henry Lamb 1883-1960 Pittore inglese
Duncan Grant 1885-1978 Pittore inglese
ARTE CINETICA
Nel 1961, quando nel mondo si scontravano opinioni
diverse sull'astrattismo, sull'arte concreta, sull'arte espressionista e
sulla figurazione, furono organizzate a Zagabria alcune mostre,
occasione d'incontro tra artisti di provenienza diversa, sia geografica
che artistica, alla ricerca di qualcosa di nuovo.
Nacque quindi l'Arte
Cinetica, in parte legata a osservazioni di tipo psicologico, comprende:
"oggetti in movimento" (di Alexander Calder, Bruno Munari) esperimenti
mediante "trucchi percettivi" (Victor Vasarely, Gruppo T (T sta per
tempo) (Giovanni Anceschi, Davide Boriani, Gianni Colombo, Gabriele De
Vecchi e in un secondo tempo Grazia Varisco) Gruppo N (Alberto
Biasi, Edoardo Landi, Toni Costa, Ennio Chiggio, Manfredo Massironi) dove
il movimento è dato dallo spostamento dello spettatore e "oggetti che si
lasciano muovere" o meglio, che acquistano particolari caratteristiche
(Munari, Mari) grazie ad un intervento esterno.
Tra i protagonisti di questo che diventerà un movimento artistico
europeo, citiamo ancora: Julio Tinguely, Pol Bury, Jean Le Parc, Sol
LeWitt, Joseph Kosuth, il gruppo Zero di Dusseldorf e quello del GRAV (Groupe
de recherche d'art visuel) che nacque a Parigi nel luglio del 1960.
Si costituisce a Roma nello stesso periodo, raccogliendo in sé elementi
eterogenei di impostazione gestaltica il Gruppo Uno.
Gli artisti che lo componevano, intendevano svolgere operazioni di
gruppo realizzando opere che arricchissero “l’alfabeto formale tramite
il controllo razionale della conoscenza”.
Cercavano dei segni che
rappresentassero la simbologia essenziale della vita, capaci con la loro
geometria di creare un nuovo linguaggio ”storico”. Ne facevano parte,
tra gli altri, Biggi, Carrino, Frascà, Pace e Uncini.
Da lì a poco sempre in Italia nascerà l' "Arte Programmata" termine coniato
dal suo più valido esponente: Bruno Munari che insieme a Giorgio Soavi a
Milano, presso un negozio Olivetti, e precisamente nel Maggio 1962,
presenteranno una mostra denominata appunto "Arte Programmata" destinata
a spostarsi a Roma e a Venezia.
Espongono il Gruppo T, il Gruppo N, Enzo
Mari, Munari, Getullio Alviani e il Groupe de recherche d’art visuel. Lo
scritto in catalogo è di Umberto Eco che ne illustrerà le finalità.
"L'opera artistica non può essere un pezzo unico, diceva Munari, ma
bisogna mirare alla serialità per dare così la possibilità a più persone
di possedere un'opera d'arte anche se riprodotta".
COBRA
Cobra è il nome di un'associazione internazionale di
artisti attiva in Europa tra il 1948 e il 1951. La sigla
è costituita dalle prime lettere di COpenaghen,
BRuxelles e Amsterdam, capitali dei paesi d'origine dei
principali artisti tra cui il danese Asger Jorn, gli
olandesi Karel Appel, Constant e Cornelis Guillame
Beverloo detto Corneille, ed i poeti surrealisti belgi
C. Dotremont e J. Noiret. A questi in seguito si
uniranno i pittori Pierre Alechinsky, Pol Bury, Ejler
Bille, Jean Michel Atlan, Robert Jacobsen, Karl Otto
Götz, Mortensen, Carl Henning Pedersen, Kay Nielsen,
Henry Heerup e Joergensen.
Gli artisti del Cobra miravano a promuovere la libera
espressione dell'inconscio, utilizzando spesse e libere
pennellate di colori violenti per conferire forza e
vitalità ai dipinti.
Temi principali delle opere realizzate dagli artisti del
Cobra furono immagini fantastiche derivate dal folclore
nordico e da simboli mistici dell'inconscio piuttosto
che forme puramente astratte.
ARTE CONCETTUALE
Dal 1967, in aperta opposizione all'atteggiamento che vedeva la produzione artistica considerata come una merce, si fece strada in ambito internazionale, una nuova tendenza, che prendendo il nome di Arte Concettuale tendeva ad affermare il valore dell'idea come prevalente sul prodotto e quindi la importanza del processo mentale nella realizzazione di un'opera d'arte. Con l'arte concettuale si può dire si attui una sorta di
dematerializzazione delle opere, che comunque non condurrà quasi mai alla totale cancellazione del visibile, poiché l'arte concettuale non vorrà sostituire il linguaggio dell'arte con quello della parola.
Anche se è vero che a volte tali opere si sono concretizzate nella non visibile registrazione su nastro di rumori o parole.
Gillo Dorfles la definisce “corrente squisitamente mentale, di ricerca intellettuale, speculativa il cui fine è soprattutto disgiungere ad una realizzazione poetica più che quello di incarnarsi in un preciso embrione formale, tangibile e decisamente fruibile percettivamente.
Sicché anche alcune forme in cui l'elemento percettivo è particolarmente evidente, danno più peso alla ricerca dei meccanismi messi in moto dall'impatto percettivo che alla realizzazione fattuale degli stessi".
Precursori di tale atteggiamento si possono considerare artisti come Marcel Duchamp,
Piero Manzoni, Yves Klein. Il fenomeno che tende alla dissacrazione, dell'oggetto artistico nei famosissimi ready-made Duchampiani, si pone infatti come una delle prime operazioni di arte concettuale. Per non dire delle opere pensate dal Manzoni, che con la vendita di “escrementi d'autore” sigla senza dubbio una operazione di carattere concettuale. Non si presentano generalmente più opere ma progetti di opere, operazioni sulla realtà, proposte e modi di essere, idee. Una attività creativa che si annuncia “sine materia”.
Un'altro dei promotori dell'Arte Concettuale è il gruppo inglese dell'Arte Language, che indaga le proporzioni linguistiche e la descrizione di fatti e avvenimenti. Altro precursore fu Joseph Kosuth, che nel 1965 presenta un'opera nella quale oggetti come sedie, una sega, degli orologi, accompagnati dalle loro rappresentazioni, fotografiche e definizioni del dizionario, stampate, si esibiscono al solo scopo di “denotare se stessi”.
Opere concettuali sono quelle del francese Ben Vautier, noto per i suoi aforismi tracciati in bianco su di uno sfondo nero, che come opera artistica pone delle sue affermazioni all'attenzione del pubblico. Altri artisti di questa tendenza e delle sue diverse derivazioni sono Emilio Isgrò, che nell'ambito di una attività definibile grafico-concettuale produsse opere visivo-verbali in forma di poesie visive, o tavole a contenuto metaforico satirico.
Nella poesia visiva tuttavia si è a volte osservata la tendenza a volere produrre risultati a carattere estetico che nei concettuali,
definiti più puri, è stato a volte addirittura evitato. Altri nomi afferenti alla corrente concettuale sono:
Giulio Paolini, Maurizio Nannucci, Sol Lewitt,
Michelangelo
Pistoletto, Joseph Beuys, Javacheff Christo,
Jan Dibbets, Dennis Oppenheim, Gina Pane.
È interessante notare come paesi tra loro distanti, sia culturalmente che geograficamente abbiano condiviso elementi fondanti di questo genere artistico. Dall'arte Concettuale prenderà le mosse l'Arte povera, come totale rifiuto del bel materiale, della composizione struttura secondo precise regole, ma anche altre variegate tendenze che si possono includere nell'ambito dell'arte concettuale.
Tra le variegate tendenze possiamo annoverare quelle che hanno reso corpo dell'azione artistica, nel tentativo di concretizzazione della stessa dei fazzoletti insanguinati, o delle lamette da barba utilizzate nelle performance, facendo commercializzazione di tali oggetti. Forse in ciò si può individuare il limite di un'arte che, partita da determinati principi, si è poi via via contraddetta, all'interno di determinate espressioni. Anche la Land Art, la Body art e l'Arte povera possono essere considerate correnti aderenti al concettuale.
CONFRATERNITA DEI
PRERAFFAELLITI
La confraternita dei preraffaelliti è stata una corrente
artistica della pittura vittoriana (XIX secolo) nata nel
settembre del 1848, sviluppatasi ed esauritasi in Gran
Bretagna. Ascrivibile alla corrente del simbolismo, può
essere definita - assieme al raffinato simbolismo di
Klimt ed alle forme del liberty - l'unica
trasposizione pittorica del decadentismo.
Tra i suoi esponenti principali Dante Gabriel Rossetti,
William Hunt, Ford Madox Brown, John Everett Millais,
William Morris, Edward Burne-Jones ed il tardivo John
William Waterhouse.
Il contesto storico e artistico
La confraternita si sviluppa durante l'età vittoriana,
periodo particolarmente importante sia per la società
che per le arti britanniche. Il periodo, che segnò
l'affermarsi di valori borghesi come la fedeltà al Paese
e la fede nel progresso, era reduce dalle grandi
innovazioni artistiche di Johann Heinrich Füssli e
William Blake, che aprirono la strada al romanticismo, e
stava vivendo proprio in quegli anni la grande
rivoluzione del decadentismo con
Oscar Wilde.
L'origine del nome
La confraternita dei preraffaelliti chiamò così se
stessa anzitutto per indicare il profondo connotato di
setta esoterica che già aveva caratterizzato i Nabis a
partire dall'esperienza misticheggiante di Paul Sérusier
a Pont-Aven, con
Paul Gauguin; il riferimento al pittore ed
architetto italiano
Raffaello si riferisce invece al rifiuto di ogni
accademicità nella loro pittura e, piuttosto,
all'ispirazione che essi dichiaravano di trarre dai
pittori italiani precedenti a
Raffaello, portatori di una freschezza poi
contaminata dalle varie scuole.
Il rapporto con i nazareni
L'anello di congiunzione tra i preraffaelliti e
l'analogo movimento italiano dei nazareni è Ford Madox
Brown, che venne a contatto con loro durante il suo
viaggio a Roma tra il 1845 e il 1846. I punti di
contatto tra le due correnti pittoriche risiedono
principalmente nel rifiuto di ogni accademicità a favore
di una più genuina primitiva spontaneità. In questo
senso, i due filoni non sono estranei a teorie come
quelle dei surrealisti, che si evolveranno fino all'action
painting.
I temi principali
i temi sociali. Principalmente portato avanti da Brown,
è esemplificato dal suo dipinto Addio all'Inghilterra,
ispirato dall'emigrazione in Australia nel 1852 dello
scultore Thomas Woolner. Altri esempi dell'attenzione
dei preraffaelliti al tema dell'emigrazione,
particolarmente sentito in Inghilterra in quel periodo,
sono i dipinti Aspettando le navi (1885) di un quasi
iperrealista Walter Langley, Il saluto alla partenza
(1860) dell'irlandese George Barnard O'Neill e l'intenso
Emigranti (1873) di James Jacques Joseph Tissot. Altri
temi sociali affrontati dai preraffaelliti furono quello
del lavoro, esemplificato ancora una volta da Brown nel
suo Il lavoro (1852-1863), e del progresso, che
osteggiavano ed insieme amavano.
i temi biblici. Tra i temi favoriti dei preraffaelliti,
gli episodi della Bibbia occupano un ruolo predominante.
In particolare sono frequenti scene dall'Annunciazione,
tra cui il celebre "Ecce ancilla domini" di Rossetti.
i temi nazionalisti. I preraffaelliti amavano molto la
loro patria, come testimoniano molti dipinti a soggetto
nazionalista probabilmente mutuati dal retaggio
romantico. Tra essi, spiccano per originalità: La prima
traduzione della Bibbia in Inglese: John Wycliffe legge
la sua prima traduzione della Bibbia a John di Gaunt
(1847-1848) e l'allegorico I semi e i frutti della
poesia inglese (1845-1851) di Ford Madox Brown.
i temi shakespeariani. Tra le opere più illustrate dai
preraffaelliti, sicuramente il Re Lear, il Macbeth che
già aveva affascinato i romantici e l'Amleto,
particolarmente affascinante per la tragica figura di
Ofelia. I dipinti più famosi che illustrano scene dal Re
Lear sono: Re Lear e Cordelia (1849-1854) di Ford Madox
Brown. Tra le numerose Ofelia non si possono non citare
i dipinti di Millais, di Arthur Huges. Un altro
pregevole dipinto di ispirazione shakespeariana, questa
volta tratto da I due gentiluomini di Verona, è
Valentino libera Silvia da Proteo) di William Holman
Hunt (sullo stesso soggetto si cimentò anche Alfred
Elmore).
i temi medievali. Particolare fortuna ebbero anche i
cicli arturiani e, in particolare, la figura della dama
di Shalott, dipita da Hunt e tema prediletto di
Waterhouse. Non mancano figure prese dal medioevo e dal
primo Rinascimento italiano (come Beatrice, Lucrezia
Tornabuoni...).
la pittura di paesaggio. Secondo le direttive di Ruskin,
i preraffaelliti si dedicarono anche alla pittura di
paesaggio, che non rivestì mai una grande importanza
all'interno della loro produzione ma che tuttavia
influenzò profondamente paesaggisti francesi della
scuola di Barbizon come
Corot.
La fortuna critica
I preraffaelliti raggiunsero l'apice della loro fortuna
critica con John Ruskin che nel 1851, dopo una serie di
feroci critiche da parte dello Household, del Times e di
Charles Dickens, scrisse due appassionate elegie dei
dipinti preraffaelliti ed un saggio intitolato
Preraphaelitism, in cui annoverava la loro arte
nell'arte moderna e confrontava le loro tecniche con
quelle di
William Turner. Durante il XX secolo la loro fortuna
è andata rapidamente scemando ed ai nostri giorni,
nonostante siano ancora conosciuti ed amati in patria,
sono pressoché ignorati nel resto dell'Europa.
COSTRUTTIVISMO
Movimento astratto fondato in Russia nel 1913. Il
costruttivismo spazzò via le nozioni tradizionali di
arte proponendo l'imitazione di forme e processi della
tecnologia moderna. Ciò è particolarmente vero per la
scultura, costruita a partire da componenti di carattere
industriale. Nella pittura gli stessi principi venivano
applicati alle due dimensioni; forme astratte venivano
utilizzate per creare strutture ispirate a macchinari
tecnologici, sospese nello spazio quasi come
composizioni architettoniche. Il costruttivismo si
sviluppò in Russia nei primi anni della rivoluzione, ma
gli scopi e gli ideali del movimento hanno continuato a
esercitare la loro influenza nel resto del ventesimo
secolo.
Principali esponenti del movimento sono:
Naum
Gabo, El Lissitzky,
László Moholy-Nagy,
Lyubov Popova,
Aleksandr
Rodcenko,
Vladimir
Tatlin.
CUBISMO
Il cubismo è un movimento artistico d'avanguardia che
nasce a Parigi attorno al 1907 che genererà movimenti
analoghi in musica e letteratura. Nelle opere cubiste il
soggetto è spezzato, analizzato e riassemblato in una
forma astratta. L'artista tende a ritrarre l'oggetto in
un contesto più vario, raffigurandolo da più punti di
vista. Lo sfondo e i piani prospettici si compenetrano,
creando un ambiguo spazio vuoto caratteristico del
cubismo. Gli artisti più influenti di questo movimento
sono
Pablo Picasso,
Fernand Léger,
Georges Braque e Juan Gris
(Madrid, 23 marzo 1887 – Boulogne-sur-Seine, 11 maggio
1927). Anche artisti italiani, come
Pippo Oriani, entrarono a far parte del movimento
cubista.
Storia
Il termine cubismo viene fatto risalire ad
un'osservazione di
Henri Matisse
davanti ad un dipinto di un paesaggio "L'Estaque" esposto da
Georges Braque al
"Salon d'Automne" del 1908. La frase di
Matisse, che parlò
di piccoli cubi, fu raccolta dal critico d'arte Louis Vauxcelles che, per primo, usò la parola cubismo in un
suo articolo.
L'anno precedente era stata pubblicata una raccolta di
lettere indirizzate nel 1904 ad Emile Bernard da
Paul
Cézanne che, pur non rinunciando mai da parte sua ad
applicare le regole della prospettiva tradizionale,
aveva parlato della possibilità di vedere le forme
naturali sotto l'aspetto di solidi geometrici. La
ricerca di
Cézanne, creatore dello spazio per via di
volumi, si era rivelata fondamentale: la retrospettiva
delle sue opere al "Salon d'Automne" del 1907 aveva
colpito profondamente
Picasso,
Braque e
Léger, unitisi
ben presto ai primi due. Inoltre l'arte negra, all'epoca
di moda a Parigi, negli atelier, poneva l'accento
sull'oggetto nella sua essenzialità, indipendente
dall'ambiente.
Così, grazie allo studio tenace di
Picasso e
Braque,
vennero gradualmente formandosi i principi fondamentali
del cubismo, primo fra tutti quello della rinuncia alla
rappresentazione diretta degli oggetti che vanno
ricreati, dopo essere stati scomposti negli elementi
costituitivi, mediante un'operazione per cui la pittura,
appropriandosi i metodi della scienza, diviene strumento
conoscitivo e si rivolge direttamente all'intelletto,
senza passare attraverso impressioni essenzialmente
fisiche. Il pittore cubista cerca di rappresentare
simultaneamente sulla tela diversi aspetti del medesimo
oggetto, ovvero ciò che conosce dall'oggetto stesso,
piuttosto che l'immagine che gli giunge attraverso
l'organo visivo.
L’opera che prelude il cubismo è "Les demoiselles d'Avignon"
di
Picasso, risalente al 1907, in cui si notano molti
degli elementi tipici dello stile cubista, oltre a
quelli già esposti, sono evidenti: la passione per la
scultura africana, che porta l’autore a concepire i
volumi come fossero ottenuti dal legno scavato,
caratterizzati da piani perpendicolari o paralleli tra
di loro, molto spigolosi; la linea di contorno
dominante, le superfici piatte, la semplificazione delle
forme (elementi che il cubismo deve a
Henri Matisse);
l’assenza di ambientazione; la non distinzione tra
immagine e fondo; le campiture di colore piatte e omogenee. Ma è anche nota l'opera "Guernica"
dove raffigura questa dolorosa guerra dove soffrono
anche degli animali, ma in alto a destra c'è una
finestra che simboleggia la speranza e la luce. Sempre in
quest' opera si vede una madre che piange il figlio morto
e si osservano anche dei frammenti di spade di soldati.
Oltre ai massimi esponenti del movimento, quali
Picasso,
Braque e Juan Gris, sono da ricordare molti artisti,
anche successivi, che si ispirarono a loro: Robert
Delaunay,
Fernand Léger, Jacques Villon, Juan Gris,
Jacques Lipchitz, Liubov Popova, Francis Picabia, Louis
Marcoussis, Jean Metzinger, Marie Vassilieff, André Derain
e in Italia
Pippo Oriani.
Teorico del movimento fu Guillaume Apollinaire che lo
definì arte di concezione denunciando così lo sforzo
compiuto dagli artisti per giungere alla creazione
pittorica attraverso un'analisi intellettuale dei vari
motivi. Questa analisi si rilevò ben presto così
essenziale da diventare motivo a sé e da indurre
Apollinaire a considerare i vari elementi geometrici
della composizione come altrettante note musicali, così
da formulare l'idea di una pittura assolutamente
astratta, pura armonia di valori spaziali, genere del
tutto nuovo e dotato di una sua individualità che lo
distingueva dalla normale pittura.
Al di fuori dalla pittura il cubismo trovò un’eco
letteraria, specialmente nella poesia. I maggiori
scrittori cubisti sono Guillaume Apollinaire, Max Jacob,
Gertrude Stein e Pierre Reverdy i quali hanno operato
attraverso una tecnica basata sulla distruzione della
grammatica, sulla punteggiatura assente o errata e sul
verso libero. Allo stato puro ebbe invece solo pochi
anni di vita e si concluse nelle scenografie del
balletto russo.
Periodi del cubismo
La storia del cubismo è divisa in tre fasi fondamentali,
quella del cubismo formativo (1907-1909), quella del
cubismo analitico (1909-1912) e del cubismo sintetico
(1912-1921). Un primo momento, detto analitico, ha
inizio nel 1909: la sfaccettatura è fitta, minuziosa e
tende a mostrare l'oggetto nei suoi molteplici aspetti,
analizzandolo. Un secondo momento, detto sintetico, ha
inizio verso la fine del 1909 e consiste in una più
libera e intuitiva ricostruzione di tale oggetto
espresso nella sintesi con cui si presenta alla mente
del pittore nell'attimo in cui lo pensa rivivendolo
interiormente.
E' in questo secondo momento (1909-1912) che comincia
anche l'uso di incollare sulla tela inserti ritagliati
da giornali e da stampati (papiers collés o carte
incollate) o materiali vari (collage) che è, tra le
innovazioni introdotte dai cubisti, la più interessante.
È la tecnica tendente a raggiungere un risultato
artistico mediante la disposizione, secondo un ordine
voluto, di vari elementi di diversa materia, riuniti con
l'unica funzione di costituire un fatto plastico
indipendente da qualsiasi intenzione imitativa.
Altre fasi, benché minori, sono quella del cubismo
detto "primitivo" diffusosi tra 1907 e 1909 e infine
quella nota con il nome di "cubismo orfico", sorta come
ultima estensione del movimento artistico (così
definita dal poeta Apollinaire perché recupera la
dimensione lirica del colore).
Cubismo analitico
Nella prima fase cubista, quella denominata cubismo
analitico, gli artisti sperimentano un linguaggio
artistico che consente loro di rappresentare in modo
totale la realtà, in base ad un intento assolutamente
razionale, ponendosi di fronte ad essa con un
atteggiamento scientifico e, appunto, analitico.
I cubisti tendono sempre a non rappresentare la
dimensione lirica, interiore, spirituale, bensì una
realtà concreta; ciò si evince anche dalla scelta dei
soggetti, per la maggior parte nature morte. Le
rappresentazioni tradizionali della realtà sembrano
parziali e di contro sviluppano una tecnica pittorica
che segna la dissoluzione della prospettiva
tradizionale, rinascimentale. Partendo dalla meditazione
sull'operato di
Paul
Cézanne, puntano ad una
riorganizzazione dello spazio pittorico, potenziando la
sintesi plastica delle forme, sviluppando una lettura
della realtà in chiave volumetrica e moltiplicando i
punti di vista secondo cui il soggetto rappresentato
viene osservato. Oltre a
Cézanne, fonte d'ispirazione è
il divisionista
Seurat, con le sue teorizzazioni su
contrasti di tono, tinta e linea. Per raggiungere questo
obiettivo il cubista spezza la superficie pittorica in
tasselli, piccole superfici che registrano ognuna un
punto di vista diverso, così che lo spettatore guardando
il quadro possa compiere una sorta di itinerario
virtuale a trecentosessanta gradi nello spazio e nel
tempo.
Il cubismo reagisce direttamente all'Impressionismo
accentuando il valore del volume su quello del colore,
che viene eliminato quasi totalmente (al massimo vengono
utilizzate le gamme del grigio e del bruno) e gli
elementi chiaroscurali sono dati da luce ed ombra. Il
colore infatti è visto come componente solo decorativa,
come elemento di disturbo per l’artista quanto per lo
spettatore, capace di distogliere entrambi dalla
necessità di analizzare ed indagare la realtà.
Cubismo sintetico
Il cubismo sintetico nasce tra il 1910 e il 1911, grazie
a
Picasso e
Braque, che si rendono conto che spezzando
troppo la superficie pittorica, i suoi singoli frammenti
non sono più ricomponibili virtualmente e l'opera si
avvicina sempre più ai caratteri dell’astrattismo,
infatti i cubisti non vogliono perdere la
riconoscibilità dell'oggetto.
Con la collaborazione di Juan Gris elaborano una serie
di tecniche per uscire da questo paradosso in cui sono
incappati portando alle estreme conseguenze la loro
tecnica di rappresentazione del reale. Introducono nel
quadro frammenti di realtà, di oggetti reali combinati
alle parti dipinte (tecnica del collage), utilizzano
mascherine con numeri o lettere (tecnica mista, tipo
stencil); inseriscono "trompe l'œil" e riproducono
l’effetto delle venature del legno con la tecnica del
pettine passato sul colore fresco.
Inoltre si assiste al ritorno del colore e soprattutto
il processo dell'opera non ha inizio attraverso
l'osservazione del reale, ma si creano sulla tela forme
geometriche semplici variamente composte, in
intersezione, orientate in vario modo e solo in un
secondo momento queste suggeriscono oggetti reali. La
realtà viene dunque sintetizzata, creata nell’immagine.
Gli oggetti sulla tela non sono più copia del reale,
esistono nel momento in cui vengono concretizzati
nell’immagine pittorica, di essi c’è solo il concetto
formale.
Architettura
Nel suo generale atteggiamento antinaturalistico,
preludio ad un nuovo modo di entrare in contatto con la
realtà moderna, il cubismo ha variamente influenzato le
avanguardie architettoniche. In polemica con il cubismo
è l'Esprit Nouveau, anche se nel giovane Le Corbusier il
metodo scompositivo di
Picasso e
Braque lascia molte
tracce. Affini alle ricerche cubiste sono quelle del
primo Jacobus Johannes Pieter Oud (progetto di fabbrica,
1919); è però Raymond Duchamp-Villon a tentare una
trasposizione letterale dei principi del cubismo in
architettura con il progetto di una villa cubista
(1912). In qualche modo affini a questo esperimento
isolato di Duchamp-Villon sono le realizzazioni
dell'unica scuola architettonica esplicitamente ispirata
al cubismo: quella cecoslovacca. La casa della vergine
nera, a Praga, di Josef Gočár (1911-12), la villa di
Josef Chochol ai piedi della collina Vysehrad (1913), i
progetti di Jirí Knoha si presentano come volumi
scomposti, sfaccettati e deformati: espressioni di
un'ansia di rinnovamento architettonico che non ha
ancora individuato adeguati strumenti d’espressione.
DADAISMO
Il nome "dada", usato senza significato preciso, fu dato
a un movimento "anti-artistico" internazionale attivo
dal 1915 al 1922. Questo gruppo fu formato da Hans Arp, Tristan Tzara, Marcel Janco, Richard Huelsenbeck
e Hans Richter. Il loro esordio ufficiale è avvenuto il
5 febbraio 1916, giorno in cui fu inaugurato il Cabaret
Voltaire a Zurigo, fondato dal regista teatrale Hugo
Ball, dove poeti, pittori,
scrittori e musicisti con interessi simili si radunavano
per partecipare ad attività sperimentali quali poesia
astratta, rumore-musica, pittura automatica. Il dada
rappresentò una violenta reazione all'altezzoso
tradizionalismo dell'arte costituita: i suoi membri
erano pronti a usare ogni mezzo nei limiti della loro
immaginazione per stupire la borghesia. Tipico prodotto
dada è il ready-made, un prodotto ordinario tolto
dall'oggetto originario e messo in mostra come opera
d'arte. Il movimento dada, con il suo culto per
l'irrazionalità, preparò il terreno per l'avvento del
surrealismo negli anni Venti.
DECADENTISMO
Il Decadentismo ebbe origine in Francia e si sviluppò in
Europa tra gli anni Ottanta dell’Ottocento e il primo
decennio del Novecento. Trova un corrispettivo nella
corrente artistico-architettonica che prese nomi diversi
a seconda del paese in cui fiorì: Liberty in Italia, Art
Nouveau in Francia, Jugendstil in Germania. Il
Decadentismo rappresenta una reazione decisa agli
aspetti ideologici, morali e letterari del Positivismo.
Fu l’esasperazione di una delle due tendenze del
Romanticismo, quella rivolta alla contemplazione di un
mondo di mistero e di sogno, all’espressione di un
soggettivismo estremo, mentre il realismo e il verismo
ne avevano sviluppato la tendenza oggettiva. In pittura
si definisce Decadentismo, la corrente d'arte nata dalla
scuola degli artisti simbolisti che operavano fra la
fine del XIX e l'inizio del XX secolo e di tutti quei
pittori che rappresentavano soggetti artificiosi e
strani. Fra i più famosi, James Ensor e
Edvard
Munch.
Nell’opera di
Munch sono rintracciabili molti elementi
della cultura nordica di quegli anni, soprattutto
letteraria e filosofica: dai drammi di Ibsen e
Strindberg, alla filosofia esistenzialista di
Kierkegaard e alla psicanalisi di Sigmund Freud. Da
tutto ciò egli ricava una visione della vita permeata
dall’attesa angosciosa della morte. Nei suoi quadri vi è
sempre un elemento di inquietudine che rimanda
all’incubo. Ma gli incubi di Munch sono di una persona
comune, non di uno spirito esaltato come quello di
Van
Gogh. E così, nei quadri di
Munch il tormento affonda le
sue radici in una dimensione psichica molto più profonda
e per certi versi più angosciante. Una dimensione di
pura disperazione che non ha il conforto di nessuna
azione salvifica, neppure il suicidio.
Il termine "decadente" ebbe, in origine, un senso
negativo; fu infatti rivolto contro alcuni poeti che
esprimevano lo smarrimento delle coscienze e la crisi di
valori di fine Ottocento, sconvolto dalla rivoluzione
industriale, dai conflitti di classe, da un progressivo
scatenarsi degli imperialismi, dal decadere dei più
nobili ideali romantici. Questi poeti avvertirono il
fallimento del sogno più ambizioso del Positivismo: la
persuasione che la scienza, distruggendo le "superstizioni" religiose, sarebbe riuscita a dare una
spiegazione razionale ed esauriente del mistero della
vita e avrebbe posto i fondamenti di una migliore
convivenza degli uomini.
Il Decadentismo fu, prima di tutto, uno stato d’animo di
perplessità smarrita, un sentimento di crisi
esistenziale, che si è venuto progressivamente
approfondendo nella prima metà del nostro secolo,
travagliata da tragiche esperienze di guerre, dittature,
rivoluzioni, e anche da scoperte scientifiche
sconvolgenti.
Due sono gli aspetti fondamentali della spiritualità
decadentista: il sentimento della realtà come mistero e
la scoperta di una nuova dimensione nello spirito umano,
quella cioè, dell’inconscio, dell’istinto, concepita
come anteriore e sostanzialmente superiore alla
razionalità.
La nuova spiritualità si riallaccia a due motivi
essenziali del Romanticismo: il sentimento ossessivo del
mistero e l’irrazionalismo. La ragione è decisamente
ripudiata non più in nome del sentimento, ma del di
sfrenarsi delle forze oscure del subcosciente. In
riferimento alla componente irrazionale del
comportamento umano, Henri Bergson concepì il tempo non
come unità di misura dello scorrere dei fatti ma come
dimensione soggettiva e psichica e
Friedrich Nietzsche diede risalto a quanto vi è di
cieco, irrazionale, animale nel comportamento umano.
Questa visione del mondo produce nell’arte una
rivoluzione radicale, nel contenuto e nelle forme, che
potremmo riassumere nei termini di simbolismo e
misticismo estetico.
La poetica del Decadentismo
Ammessa l’impossibilità di conoscere la realtà vera
mediante l’esperienza, la ragione, la scienza, il
decadente pensa che soltanto la poesia, per il suo
carattere di intuizione irrazionale e immediata possa
attingere il mistero, esprimere le rivelazioni
dell'ignoto. Essa diviene dunque la più alta forma di
conoscenza, l’atto vitale più importante; deve cogliere
le arcane analogie che legano le cose, scoprire la
realtà che si nasconde dietro le loro effimere
apparenze, esprimere i presentimenti che affiorano dal
fondo dell’anima. Per questo è concepita come pura
illuminazione. Non rappresenta più immagini o sentimenti
concreti, rinuncia al racconto, alla proclamazione di
ideali; la parola non è usata come elemento del discorso
logico, ma per l’impressione intima che suscita, per la
sua virtù evocativa e suggestiva.
Nasce così la poesia del frammento rapido e illuminante,
denso, spesso, di una molteplicità di significati
simbolici.
La nuova poesia non si rivolge all’intelletto o al
sentimento del lettore, ma alla profondità del suo
inconscio, lo invita non a una lettura, ma a una
partecipazione vitale immediata. Essa si propone di
darci una consapevolezza più profonda del mistero.
Da questi principi sono nate molte mode letterarie e
anche di costume, a cominciare dal simbolismo
(rappresentato, ad esempio, dal Pascoli, espressione più
conseguente e radicale della nuova poetica), per
continuare con l’estetismo (rappresentato, ad esempio,
dal D’Annunzio); difatti il decadentismo ha aspirazioni
aristocratiche, che si esprimono nel gusto estetizzante.
Sul piano artistico l’estetismo si traduce nella ricerca
di raffinatezza esasperata ed estenuata. L’idea della
superiorità assoluta dell’esperienza estetica induce
l’artista a tentare di trasformare la vita stessa in
opera d’arte, dedicandosi al culto della bellezza in
assoluta libertà materiale e spirituale, in polemica
contrapposizione con la volgarità del mondo borghese La
svalutazione della moralità e della razionalità,
portarono, tra l’altro, ai vari miti del superuomo.
ART DECO
L'Art
Déco deriva il suo nome dall'Esposizione
Internazionale tenutasi a Parigi nel 1925, il cui
nome formale era Exposition Internationale des Arts
Décoratifs et Industriels Modernes; essa presentava gli
oggetti di lusso nella moda parigina, e riassicurava il
mondo che Parigi continuava a rimanere il centro
internazionale per lo stile anche dopo la prima guerra
mondiale. L'Art Déco non era però nata con
l'Esposizione; era già uno degli stili principali in
Europa dall'inizio degli anni '20, anche se non ebbe
successo negli Stati Uniti fino intorno al 1928, a
partire dalla quale data si tramutò rapidamente nello
Streamline Moderne durante anni '30, la decade associata
maggiormente all'Art Déco americana.
Parigi rimase il centro maggiore per il design Art Déco,
con la mobilia di Jacques Emile Ruhlmann, il miglior
designer di arredamento in stile Art Déco e forse
l'ultimo ebanista parigino tradizionale, e di Jean
Jaques Rateau, con l'azienda di Süe et Mare, i pannelli
di Eileen Gray, il ferro battuto di Edgar Brandt, gli
oggetti in metallo e le lacche di Jean Dunand, i lavori
in vetro di René Lalique e Maurice Marinot, con gli
orologi e la gioielleria di Cartier.
Anche se il termine Art Déco venne coniato durante
l'Esposizione del 1925, non ebbe un ampio uso fino a che
non fu rivalutato negli anni '60. I suoi fautori non
formavano però una comunità uniforme. È uno stile
eclettico, influenzato da una molteplicità di fonti, tra
cui si possono citare:
Le prime opere della Wiener Werkstätte, per il design
industriale funzionale
Le "arti primitive" come quella africana, egiziana o
azteca
La scultura e i vasi dell'Antica Grecia, del periodo
arcaico, meno naturalistico
Gli scenari e i costumi di Léon Bakst per i Balletti
Russi di Diaghilev
Le forme frazionarie, cristalline e sfaccettate del
cubismo e del futurismo
Le gamme di colori del Fauvismo
Le forme severe del Neoclassicismo: Boullée, Schinkel
Tutto ciò che riguarda il jazz, o l'era Jazz
Motivi e forme di animali, il fogliame tropicale, le
ziggurat, i cristalli, i motivi solari e i getti d'acqua
Forme femminili "moderne", agili e atletiche
Tecnologia da "macchina del tempo" come la radio e i
grattacieli.
Il
municipio di Asheville, North Carolina 1926–1928 è un
classico dello stile Art Déco americano. Oltre a queste
influenze, l'Art Déco è caratterizzata dall'uso di
materiali come l'alluminio, l'acciaio inox, lacca, legno
intarsiato, pelle di squalo o di zebra. L'uso massiccio
di forme a zigzag o a scacchi, e curve vaste (diverse da
quelle sinuose dell'Art Nouveau) motivi a 'V' e a raggi
solari. Alcuni di questi motivi erano usati per opere
molto diverse fra loro, come i motivi a forma di raggi
solari: furono utilizzati per delle scarpe da donna,
griglie per termosifoni, l'auditorium del Radio City
Music Hall e la guglia del Chrysler Building. L'Art Déco
fu uno stile opulento, probabilmente in reazione
all'austerità forzata dagli anni della prima guerra
mondiale. L'Art Déco fu uno stile molto popolare per gli
interni dei cinema e dei transatlantici come l'Ile de
France e il Normandie.
Un movimento parallelo che la seguiva da vicino, lo
"Streamline" o "Streamline Moderne" fu influenzato dalle
tecniche manifatturiere e di aerodinamicità che nacquero
dalla scienza e dalla produzione di massa di oggetti
come i proiettili o le navi di linea, dove
l'aerodinamicità era coinvolta. Dopo che il design dell'Air-Flo
Chrysler del 1933 ebbe successo, le forme "streamlined"
iniziarono ad essere usate anche per oggetti come
frigoriferi o temperini. In architettura, questo stile
fu caratterizzato da angoli arrotondati, soprattutto per
edifici agli angoli delle strade.
Alcuni storici considerano l'Art Déco come una forma
primitiva del Modernismo o del Movimento Moderno in
architettura. Di fatto, il Razionalismo Italiano
utilizzò alcuni elementi di questa espressione artistica
frammisti a strutture razionali, soprattutto nelle città
di fondazione in epoca fascista in Italia e soprattutto
nelle colonie (Dodecaneso, Libia, Eritrea, Etiopia)
dove riagganci alla tradizione locale ed un certo gusto
dell'esotico ne furono il filo conduttore. Come esempi
più significativi potremmo citare diversi palazzi di
Rodi, che ne portano i segni più evidenti, mentre in
città di nuova fondazione ma essenzialmente
razionaliste, come Portolago, nell'isola Greca di Leros,
o Sabaudia in Italia se ne leggono solo accenni in
alcuni edifici.
L'Art Déco aveva però lentamente campo in Occidente dopo
aver raggiunto la produzione di massa, nell'ambito della
quale iniziò a essere derisa perché si riteneva che
fosse pacchiana e che presentasse un'immagine falsa del
lusso. Alla fine questo stile fu stroncato
dall'austerità della seconda guerra mondiale. In Stati
coloniali, come l'India, divenne il punto di partenza
del Modernismo e continuò ad essere usato fino agli anni
'60. Vi fu un nuovo interesse per l'Art Déco negli anni
'80, grazie al design grafico di quel periodo, dove la
sua associazione ai film noir ed alla moda degli anni
'30 portò al suo uso nella pubblicità per la moda e la
gioielleria.
Artisti e designer Art Déco:
Oggetti in metallo ideati dal designer Maurice Ascalon
Supper (1902), di Leon BakstMaurice Ascalon (1913-2003)
Adolphe Mouron Cassandre
Jean Dunand
Jean Dupas
Erté (Romain de Tirtoff) (1892-1990)
Vadim Meller
Alexandra Exter
Eileen Gray
Georg Jensen
René Lalique
Jules Leleu
Tamara de Lempicka
Paul Manship
Émile-Jacques Ruhlmann
Sue et Mar
Walter Dorwin Teague
Carl Paul Jennewein
Architetti Art Déco:
Ernest Cormier
Raymond Hood
Le Corbusier (Charles Edouard Jeanneret-Gris)
William van Alen
Wirt C. Rowland
Joseph Sunlight
Pablo Antonio
Ralph Walker
Ely Jacques Kahn
Alcune realizzazioni Art Déco:
Il palazzo della Corte Suprema a Ottawa, Canada
L'Argyle Hotel a Los Angeles, California
Il Bullock's Wilshire Building a Los Angeles, California
(ora sede della Southwestern University School of Law)
Empire State Building
Chrysler Building
Asmara, la capitale dell'Eritrea
DE STIJL
(NEOPLASTICISMO)
Il neoplasticismo o "de stijl" e un movimento artistico
nato in Olanda nel 1917 e fondato da Theo Van Doesburg e
Piet Mondrian. La corrente nasce dalla necessità degli
artisti di interpretare il mistero e l'ordine di
universo e spazio secondo una rappresentazione artistica
austera e geometrica. Le opere neoplastiche infatti si
caratterizzano per la presenza di elementi semplici come
linee e quadrati rappresentati con colori primari.
Questo concetto di orine e chiarezza ha principi legati
alle correnti filosofiche del periodo. Il movimento
neoplastico non ha lunga durata: cessa nel 1931, con la
morte Van Doesburg, ma l'impronta di questa corrente si
ripercuote a lungo con effetti notevoli
sull'architettura.
DIVISIONISMO
Il divisionismo è un movimento pittorico dell'ultimo
decennio del 1800 italiano, che secondo alcuni studiosi
trova il suo esponente principale in
Giovanni Segantini. La nuova corrente
pittorica venne riconosciuta infatti nel 1891, in
seguito alla prima Triennale di Brera. Il divisionismo
prese spunto dal Pointillisme (Puntinismo) francese.
Quest'ultimo, derivato dalla corrente impressionista,
accostava nella tela attraverso puntini e non
pennellate, colori puri senza mischiarli. Tale tecnica
consentiva di ottenere la massima luminosità accostando
i colori complementari ma rivelava anche un interesse
scientifico: in questo modo l'artista si prefiggeva di
ottenere la scomposizione retinilica del colore, ovvero
otteneva una scomposizione dei colori così come accade
in natura. Sarà poi la retina dell'osservatore a
ricomporre la tonalità. Nel divisionismo invece venne a
mancare l'interesse scientifico rivolto al colore e alla
percezione, e trasformò questa tecnica in uno stile
differente: i puntini diventarono filamenti frastagliati
che invece di accostarsi spesso si sovrapponevano. In
questo modo le superfici sembravano vibrare di luce: da
questo dinamismo prese spunto il futurismo. Anche le
tematiche si differenziano dalla corrente francese
puntinista: sebbene in un primo periodo vennero
riproposti paesaggi e scenari all'aria aperta, questi
lasciarono posto a problematiche sociali e vita
quotidiana. Tra i principali maestri del divisionismo
italiano si ricordano Giovanni Segantini, Giuseppe
Pellizza da Volpedo, Gaetano Previati, Angelo Morbelli,
Filippo Carcano, Plinio Nomellini e Alessio Di Lernia.
ESPRESSIONISMO
Con il termine "espressionismo" si usa definire la
propensione di un artista a privilegiare, esasperandolo,
il dato emotivo della realtà rispetto a quello
percepibile oggettivamente. Tale tendenza si è
manifestata in molte forme d'arte, come la pittura, la
danza, la letteratura, l'architettura, il cinema, il
teatro, la musica.
In senso generale, anche artisti come Matthias Grünewald
e El Greco possono essere considerati espressionisti, ma
storicamente "Espressionismo" è un movimento culturale
europeo circoscrivibile a circa un ventennio che
coincide con i primi anni del 1900.
Origini del termine
L'Espressionismo è una tendenza dell'avanguardia
artistica sviluppatasi tra il 1905 e il 1925 in
Germania. Tale tendenza si è manifestata in molte forme
d'arte, come la pittura, la danza, la letteratura,
l'architettura, il cinema, il teatro. L'Espressionismo
proponeva una rivoluzione del linguaggio che
contrapponeva all'oggettività dell'impressionismo la
soggettività dell'espressionismo. Come l'impressionismo
rappresentava una sorta di moto dall'esterno
all'interno, cioè era la realtà oggettiva a imprimersi
nella coscienza soggettiva dell'artista;
l'espressionismo costituisce il moto inverso,
dall'interno all'esterno: dall'anima dell'artista
direttamente nella realtà, senza mediazioni. Organo
ufficiale dell'espressionismo fu la rivista "Der Sturm",
fondata e diretta da Herwarth Walden e pubblicata dal
1910 al 1932.
La natura dell'Espressionismo è ricca di contenuti
sociali e di drammatica testimonianza della realtà. Ma
la realtà tedesca dei primi anni del secolo è la realtà
amara della guerra, di contraddizioni politiche, di
perdita di valori ideali, di aspre lotte di classe, e
proprio questi furono i temi principali e dolorosi degli
artisti espressionisti.
Esponenti e forme
dell'espressionismo in pittura
Tra i maggiori esponenti all'inizio del ventesimo
secolo:
Edvard
Munch
Oskar Kokoschka
Egon Schiele
Caratteristiche del movimento
Il linguaggio degli Espressionisti tedeschi si fonda
sull'uso di colori violenti e innaturali; sull'uso di
linee spezzate, dure e spigolose. Non applicano le leggi
della prospettiva, non cercano di dare l'illusione del
volume e della profondità; colori e linee sono
sufficienti a comunicare con impetuosa violenza la
visione drammatica e pessimistica che questi artisti
hanno del mondo e della società in cui vivono.
Nell'ambito della pittura vi sono stati diversi gruppi
espressionisti, tra cui Die Brücke. le premesse
ideologiche del movimento furono chiarite da Ernst
Ludwig Kirchner nel manifesto "Il Ponte" (Die Brücke).
Nella seconda metà del ventesimo secolo questo movimento
ha influenzato molti altri artisti, tra i quali i
cosiddetti espressionisti astratti del Cavaliere azzurro
(Der Blaue Reiter), gruppo fondato a Monaco da Kandinsky
e Marc nel 1911. Il Cavaliere azzurro fu fenomeno di
vasta portata, nel quale il linguaggio del colore si
fece sempre più libero e intenso. Sotto l'impulso di
Kandinsky, i suoi protagonisti si volsero verso nuovi
modi espressivi, verso la creazione di spazi immaginari,
verso l'astrazione lirica e fantastica della realtà.
Architettura
Nell'architettura, il lavoro di Eric Mendelsohn
appartiene a questa categoria. Un importante esempio
della sua opera è la torre Einstein a Potsdam, in
Germania. Altrettanto interessante è la Chilehaus di
Amburgo, capolavoro del meno conosciuto architetto Fritz
Höger.
Nella scultura, si può citare Ernst Barlach come
esempio.
ESPRESSIONISMO
ASTRATTO
L'espressionismo astratto è una forma alternativa
dell'espressionismo tradizionale. Il movimento nasce a
New York negli anni quaranta e si sviluppa
principalmente tra i pittori gestuali.
Le opere di espressionismo astratto sono facilmente
riconoscibili: in gran parte gli espressionisti astratti
dipingevano su grandi tele con forte energia e rapidità,
utilizzando grossi pennelli o direttamente gettando il
colore puro sulla tela. Esistono diverse interpretazioni
di questa corrente, in quanto molti artisti considerano
l'espressionismo in forma astratta come una
rappresentazione violenta, mentre altri si approcciano a
questa tecnica in modo più sereno, ovvero interpretando
con la pittura espressionista le immagini astratte. Da
sottolineare il fatto che non tutte le opere di questa
corrente sono astratte o espressioniste, ma si
rispecchiano nella corrente per la spontaneità del
rapporto dell'artista con l'opera e il ruolo
privilegiato dell'inconscio nel processo creativo.
Il termine "Espressionismo astratto" si deve ad Alfred
H. Barr jr. che lo coniò nel 1929 a commento di un
quadro di "Vasily
Kandinsky". Successivamente fu ripreso per essere
applicato all'arte americana degli anni '40 dal critico
Robert Coates nel 1946. Il movimento prende il suo nome
dalla combinazione dell'intensità emotiva e
auto espressiva degli espressionisti tedeschi con
l'estetica anti-figurativa delle scuole di astrazione
europee come il
Futurismo, il
Bauhaus e il
Cubismo sintetico. In aggiunta, il movimento
possiede un'immagine di ribellione, anarchica, altamente
idiosincratica e, secondo il pensiero di alcuni,
piuttosto nichilista. L’espressionismo astratto ha delle
caratteristiche comuni, ad esempio la predilezione per
le ampie tele in canapa, l’enfasi per superfici
particolarmente piatte, ed un approccio a tutto campo,
nel quale ogni area della tela viene curata allo stesso
modo (per esempio, al contrario, alcuni stili
prediligono concentrare la raffigurazione nell’area
centrale rispetto ai bordi).
I più rappresentativi
espressionisti astratti furono:
Willem de Kooning
Helen Frankenthaler
Arshile Gorky
Adolph Gottlieb
Philip Guston
Hans Hofmann
Franz Kline
Lee Krasner
Robert Motherwell
Barnett Newman
Jackson Pollock
Fuller Potter
Jean-Paul Riopelle
Mark Rothko
Clyfford Still
FAUVISMO
Con
il termine fauves (in francese belve feroci) si indica un gruppo di
pittori, per lo più francesi, che all’inizio del Novecento diedero
vita ad un’esperienza di breve durata temporale ma di grande
importanza nell’evoluzione dell’arte. Questa corrente è anche detta
fauvismo.
Il gruppo dei fauves
"Bestie feroci" è l'espressione francese che fu adottata - forse,
inizialmente, in senso dispregiativo - per un gruppo d'artisti che
tenne la propria collettiva al Salon d'Automne di Parigi nell'anno
1905. Il primo ad utilizzare il termine fauves fu un critico d’arte,
precisamente Vauxcelles, che definì la sala in cui esponevano questi
artisti come una "cage aux fauves" cioè una "gabbia delle belve",
per la “selvaggia” violenza espressiva del colore, steso in tonalità
pure; successivamente questo termine comprese quei pittori legati
tra loro da una comune percezione dell’arte e da profonda amicizia.
Il gruppo dei fauves, che fu attivo solo fino al 1908, comprende
molti pittori dei quali il più famoso è
Matisse. Altri pittori da
ricordare sono Derain, Vlaminck ed Marquet: culturalmente vicini
all'espressionismo, questi artisti si differenziano dal gruppo
tedesco per il fatto che hanno una minore angoscia esistenziale e un
maggiore interesse per il colore.
Le idee dei fauves
I giovani fauves discutevano molto di impressionismo, spesso in
termini negativi ma apprezzando la novità di una luce generata
dall’accostamento di colori puri.
La loro arte si basava sulla semplificazione delle forme,
sull’abolizione della prospettiva e del chiaroscuro, sull’uso
incisivo del colore puro, spesso spremuto direttamente dal tubetto
sulla tela. L'importante non era più, come nell'arte accademica, il
significato dell'opera, ma la forma, il colore, l'immediatezza.
Partendo da suggestioni e stimoli diversi, ricercavano un nuovo modo
espressivo fondato sull’autonomia del quadro: il rapporto con la
realtà visibile non era più naturalistico, in quanto la natura era
intesa come repertorio di segni al quale attingere per una loro
libera trascrizione.
L'eredità artistica dei fauves
In un certo senso la pittura dei fauves ha partecipato alla più
larga problematica dell'espressionismo europeo, influenzando
principalmente l’espressionismo tedesco che ne riprese i temi
principali (esaltazione della forza dell'arte primitiva, libertà
dell'artista da vecchie convenzioni e da formalismi obsoleti). Ma è
stata la formidabile crescita del cubismo a rompere l'unità del
movimento dei fauves.
La breve durata del movimento (1905 - 1908 circa) fu probabilmente
dovuta non solo alla mancanza di un programma ben preciso ma anche
all'esaltazione della "pittura pura" e del "colore esplosivo" che
dovevano da soli creare la forma e divenire realtà: paradossalmente,
all'eccesso dei fauves seguì il successo del cubismo, visto come
desiderio della forma e di una organizzazione maggiore che ponesse
un freno all'assoluta libertà del colore.
FUTURISMO
Il Futurismo è un movimento di avanguardia letteraria e
artistica, che ha origine dalla pubblicazione del
Manifesto del futurismo su Le Figaro del 20 febbraio
1909.
AVANGUARDIA
Gli intellettuali dell’avanguardia hanno un
atteggiamento sdegnoso e aristocratico nei confronti
della realtà comune e dei valori classici e
tradizionali. Ricercano l’originalità a tutti i costi,
l’irrazionalismo inteso come esaltazione dell’ebbrezza
di vivere momenti di fugace appagamento, l’esaltazione
della tecnologia della società capitalistica. Questi
motivi sono coerenti con il nuovo gusto di un pubblico
avido di novità, che contestano i valori tradizionali.
COME SI DIFFUSE IL FUTURISMO
Il futurismo s’impone come un’organizzazione culturale,
politica, editoriale con un’ideologia che tende a
diventare un «costume di vita». Si organizzò come una
scuola ben definita: il capo storico è Filippo Tommaso
Marinetti e l’atto di nascita è rappresentato dalla
pubblicazione del Manifesto
Le famose «serate» di incontro col pubblico nei teatri:
la componente spettacolare, legata alla recitazione dei
testi, giungeva al coinvolgimento diretto del pubblico
spingendolo alla rissa.
Riviste come Lacerba, sulla quale venivano dibattute le
idee futuriste.
L'appoggio dato ai movimenti nazionalistici e al
fascismo; l'amore per la rissa e la violenza;
l'atteggiamento spregiudicato e ultramodernista.
Per merito di queste iniziative, numerose e rumorose, il
futurismo si diffuse in breve in tutta la penisola
italiana, espandendosi poi in vari paesi europei.
IL MANIFESTO DEL FUTURISMO
Noi vogliamo cantare l’amor del pericolo, l’abitudine
all’energia e alla temerità.
Il coraggio, l’audacia, la ribellione, saranno elementi
essenziali della nostra poesia.
La letteratura esaltò, fino ad oggi, l’immobilità
pensosa, l’estasi e il sonno. Noi vogliamo esaltare il
movimento aggressivo, l’insonnia febbrile, il passo di
corsa, il salto mortale, lo schiaffo e il pugno.
Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è
arricchita di una bellezza nuova; la bellezza della
velocità. Un’automobile da corsa col suo cofano adorno
di grossi tubi simili a serpenti dall’alito
esplosivo...un’automobile ruggente, che sembra correre
sulla mitraglia, è più bella della Vittoria di
Samotracia.
Noi vogliamo inneggiare all’uomo che tiene il volante,
la cui asta ideale attraversa la Terra, lanciata a
corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita.
Bisogna che il poeta si prodighi, con ardore, sfarzo e
munificenza, per aumentare l’entusiastico fervore degli
elementi primordiali.
Non v’è più bellezza se non nella lotta. Nessuna opera
che non abbia un carattere aggressivo può essere un
capolavoro. La poesia deve essere concepita come un
violento assalto contro le forze ignote, per ridurle a
prostrarsi davanti all’uomo.
Noi siamo sul promontorio estremo dei secoli!...Perché
dovremmo guardarci alle spalle, se vogliamo sfondare le
misteriose porte dell’impossibile? Il Tempo e lo Spazio
morirono ieri. Noi viviamo già nell’assoluto, poiché
abbiamo già creata l’eterna velocità onnipresente.
Noi vogliamo glorificare la guerra - sola igiene del
mondo - il militarismo, il patriottismo, il gesto
distruttore del liberatori, le belle idee per cui si
muore e il disprezzo della donna.
Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le
accademie d’ogni specie, e combattere contro il
moralismo, il femminismo e contro ogni viltà
opportunistica e utilitaria.
Noi canteremo le grandi folle agitate dal lavoro, dal
piacere o dalla sommossa: canteremo le marce multicolori
e polifoniche delle rivoluzioni nelle capitali moderne;
canteremo il vibrante fervore notturno degli arsenali e
dei cantieri, incendiati da violente lune elettriche; le
stazioni ingorde, divoratrici di serpi che fumano; le
officine appese alle nuvole per i contorti fili dei loro
fumi; i ponti simili a ginnasti giganti che fiutano
l’orizzonte, e le locomotive dall’ampio petto, che
scalpitano sulle rotaie, come enormi cavalli d’acciaio
imbrigliati di tubi, e il volo scivolante degli
aeroplani, la cui elica garrisce al vento come una
bandiera e sembra applaudire come una folla entusiasta.
E’ dall’Italia che noi lanciamo pel mondo questo nostro
manifesto di violenza travolgente e incendiaria col
quale fondiamo oggi il FUTURISMO perché vogliamo
liberare questo paese dalla sua fetida cancrena di
professori, d’archeologi, di ciceroni e d’antiquari. Già
per troppo tempo l’Italia è stata un mercato di
rigattieri. Noi vogliamo liberarla dagli innumerevoli
musei che la coprono tutta di cimiteri.
I temi fondamentali del movimento, così come li espone
Marinetti nel Manifesto del futurismo, sono:
l’amore del pericolo
l’abitudine all’energia
il culto per il coraggio e l’audacia
l’ammirazione per la velocità
la lotta contro il passato ("noi vogliamo distruggere i
musei, le biblioteche, le accademie d’ogni specie")
l’esaltazione del movimento aggressivo (" l’insonnia
febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo
schiaffo e il pugno")
la guerra ("sola igiene del mondo").
Il futurismo è il movimento dell’espressione del
dinamismo del mondo moderno; vuole "cantare la civiltà
della macchina", perché solo ad una velocità elevata si
può avere una diversa percezione del paesaggio, si può
attingere sensazioni nuove dal mondo della scienza e
della tecnica.
LA LINGUA DEI FUTURISTI
Questi contenuti devono essere espressi in un nuovo
modo, perciò Marinetti:
abolì il culto della tradizione, nelle poetiche e nel
linguaggio;
rigettò la sintassi, le parti qualificative del discorso
(avverbi e aggettivi);
propose di usare le «parole in libertà», cioè senza
alcun legame grammaticale-sintattico fra loro, senza
organizzarle in frasi e periodi;
sostenne la necessità di usare i più disparati elementi
linguistici (espressioni dialettali, neologismi,
onomatopee di suoni animali e meccanici), per esprimere
immediatamente il meccanicismo psichico
dell’impressione.
GLI INTELLETTUALI FUTURISTI
Marinetti rappresentò la figura più dirompente di un
gruppo di scrittori e di artisti che trovarono in Parigi
il punto d’incontro delle loro esperienze, idee e
inquietudini.
Atteggiamento comune ai futuristi dell’area
italo-francese (è da considerare a parte il Futurismo
russo, che presenta alcune caratteristiche diverse,
anche dal punto di vista dell’arte) è un esasperato
vitalismo, che si traduce nel rifiuto della tradizione
classica, dell’Illuminismo e del Romanticismo. La loro
ideologia è ispirata a un individualismo al tempo stesso
populista ed antidemocratico.
LEGAME CON IL FASCISMO
Il futurismo portò ad uno sconvolgimento delle forme
espressive dell’arte, ma non seppe o non volle elaborare
né un’adeguata poetica né un’ideologia rivoluzionaria.
Negli anni successivi esso sviluppò solamente un
atteggiamento nazionalistico: Marinetti divenne in
Italia uno dei più importanti rappresentanti della
cultura fascista.
ARTE
I risultati migliori del futurismo furono ottenuti nella
poesia, nella pittura e nella musica attraverso
l’astrazione delle forme: il verso libero, l’astrattismo
e il cubismo, la dodecafonia. Sul piano delle arti
figurative il movimento fu uno dei principali incentivi
a quella che si può chiamare la rivoluzione dell’arte
moderna.
L’ESEMPIO RUSSO
Il messaggio futurista non fu ambiguo in Russia, dove
con la Rivoluzione d’ottobre vi fu un radicale
rovesciamento del sistema produttivo e una presa di
coscienza tragica e profonda del cambiamento delle
strutture fondamentali della società.
ATTEGGIAMENTO FUTURISTA
Le caratteristiche essenziali dell’atteggiamento
futurista sono due:
l’intento di "svegliare" la sensibilità attraverso una
sensibilità definita "gagliarda", in cui tutti i cinque
sensi fossero proiettati in una continua sollecitazione
segnata dalla velocità;
il carattere analitico, mediante il quale le sensazioni
vengono esaminate e razionalizzate, ridotte a formule
facilmente applicabili a ogni aspetto dell’attività
umana e della cultura.
PRINCIPALI
PITTORI FUTURISTI
Giacomo Balla
Umberto Boccioni
Carlo Carrà
Fortunato Depero
F.T. Marinetti
Luigi Russolo
Antonio Sant'Elia
Gino Severini
Mario Sironi
GOTICO
Il gotico è una fase della
storia dell'arte occidentale che, da un punto di vista
cronologico, inizia all'incirca alla metà del XII secolo
in Francia, per poi diffondersi in tutta l'Europa
occidentale e termina, in alcune aree, anche oltre il
XVI secolo, per lasciare il suo posto al linguaggio
architettonico di ispirazione classica, recuperato nel
Rinascimento italiano e da qui irradiatosi nel resto del
continente a partire dal XV secolo.
Il gotico è un fenomeno di portata europea dalle
caratteristiche molto complesse e variegate, che
interessò tutti i settori della produzione artistica,
portando grandi sviluppi anche nella cosiddette arti
minori: oreficeria, miniatura, intaglio di avorio,
vetrate, tessuti, ecc.
La nascita ufficiale dello stile viene identificata in
architettura, con la costruzione del coro dell'Abbazia
di Saint-Denis, consacrato nel 1144. Dall'Île-de-France
le novità si diffusero con modi e tempi diversi in
Inghilterra, Germania, Spagna, Italia, Austria e Boemia,
diversificandosi ed adattandosi ad un grande numero di
committenze e scopi diversi. Per esempio in Spagna e in
Inghilterra il gotico segna la nascita delle monarchie
nazionali, mentre in altre zone è espressione dei poteri
feudali, o ancora dei liberi comuni dominati dalla nuova
borghesia urbana. In epoca gotica fu stretto il rapporto
dell'arte con la religione, ma fu anche il periodo nel
quale rinacque l'arte laica e profana. Se in alcuni
ambiti si cercarono espressivi effetti
antinaturalistici, in altre (come nella rinata scultura)
si assistette al recupero dello studio del corpo umano e
degli altri elementi quotidiani.
A causa della sua provenienza francese, in età medievale
l'architettura gotica era chiamata opus francigenum. Il
termine "gotico", in senso dispregiativo, fu invece
coniato da
Giorgio Vasari nel XVI secolo come sinonimo
di nordico, barbarico, capriccioso, contrapposto alla
ripresa del linguaggio classico greco-romano del
Rinascimento.
La perdita dell'aurea negativa del termine risale alla
seconda metà del Settecento, quando prima in Inghilterra
e Germania, si ebbe una rivalutazione di questo periodo
della storia dell'arte che si tradusse anche in un vero
e proprio revival (il Neogotico), che attecchì
gradualmente anche in Francia e poi in Italia.
Alcuni storici dell'arte hanno messo in relazione
l'architettura gotica con la filosofia scolastica: a
partire da un solido ancoraggio a terra, tramite
l'assottigliamento e la semplificazione delle strutture
opera una progressiva ascensione, slanciandosi verso il
cielo in un moto di ricongiunzione verso la divinità.
La novità più originale e sconvolgente dell'architettura
puramente gotica è la scomparsa delle spesse masse
murarie tipiche del romanico: il peso della struttura
non veniva più assorbito dalle pareti, ma veniva
scomposto e spalmato su una serie di strutture
secondarie che complicarono, secondo una precisa logica,
l'aspetto esterno degli edifici. Nacquero così le pareti
di luce, coperte da magnifiche vetrate, alle quali
corrispondeva fuori un complesso reticolo di elementi
portanti.
A partire dai soli pilastri a fascio si dipana un
sistema di contrafforti ben più ampio e diversificato di
quello romanico: gli archi rampanti, i pinnacoli, i
piloni esterni, gli archi di scarico sono tutti elementi
strutturali, che contengono e indirizzano al suolo le
spinte laterali della copertura, mentre tutte le
murature di riempimento tendono ad essere abolite.
Ma la straordinaria capacità degli architetti gotici non
si esaurisce nella nuova struttura statica messa a
punto: gli edifici, svuotati dal limite delle pareti in
muratura, si svilupparono su uno slancio tutto in
verticale, arrivando a toccare altezze ai limiti delle
possibilità della statica. Strumenti essenziali per
questo sviluppo aereo furono:
l'uso massiccio dell'arco a sesto acuto (di origine
sassanide e islamica, in uso già in epoca romanica, per
esempio in Borgogna), che permette di scaricare il peso
sui piedritti generando minori spinte laterali rispetto
ad un arco a tutto sesto;
la volta a crociera ogivale, che crea campate
rettangolari invece di quadrate;
gli archi rampanti, che ingabbiano la costruzione
disponendosi dinamicamente attorno a navate ed absidi.
In Inghilterra si ebbe un ulteriore sviluppo della volta
a crociera con la volta a sei spicchi e poi a raggiera o
a ventaglio: tutte soluzione che permettevano un ancora
migliore distribuzione del peso a favore di una maggiore
altezza.
L'architettura gotica continentale viene suddivisa in
diverse fasi:
Proto gotico
Gotico classico
Gotico radiante
Tardo gotico
Esistono inoltre diverse varietà nazionali e anche
regionali dell'architettura gotica:
Gotico francese
Gotico inglese
Gotico italiano
Gotico tedesco e in Europa centrale
Gotico spagnolo e portoghese
Gotico baltico (architettura in mattoni dell'Europa
settentrionale)
Ognuna di queste varietà presenta caratteristiche
particolari e con fasi proprie talvolta ben distinte
(come ad esempio il gotico inglese), sebbene sia
possibile identificare gli influssi reciproci delle
varie componenti regionali. Fra tutte queste varietà la
più antica è quella francese, che ha fatto da modello
per le rielaborazioni, spesso estremamente originali,
degli altri paesi europei.
Architettura tardo gotica
Nel Trecento e Quattrocento il
gotico si sviluppò in direzioni nuove rispetto alle
forme dei due secoli precedenti. L'edificio dei secoli XII e XIII era caratterizzato da una navata centrale di
notevole altezza e dalle due navate laterali molto più
basse. Ciò comportava che la luce fosse concentrata
soprattutto in alto, a livello del cleristorio.
Nel tardo gotico invece la disposizione interna più
comune segue il modello della chiesa a sala, cioè con le
navate laterali di uguale altezza rispetto a quella
centrale. Ciò fece sì che la luce non sia più dall'alto,
ma provenga dalle pareti laterali, illuminando in modo
omogeneo tutto l'ambiente. Anche la direzionalità
tradizionale venne modificata, venendosi a perdere la
forte connotazione per assi precedente, in favore di una
spazialità policentrica. Questa nuova visione dello
spazio è stata anche messa in relazione con la
religiosità più terrena e mondana del XV secolo.
La geografia di questa nuova sensibilità presenta una
mappa diversa da quella del gotico classico: le regioni
più innovative furono la Germania, la Boemia, la
Polonia, l'Inghilterra e la zona alpina.
La penisola iberica vide dal Quattrocento al Cinquecento
la costruzione di alcune grandi cattedrali, ispirate ai
modelli francesi e tedeschi dei secoli precedenti. In
Portogallo un filone autonomo sfociò nella cosiddetta
arte manuelina.
Scultura
La scultura gotica si mosse a partire dal
ruolo che le era stato consegnato durante il periodo
romanico, cioè quello di ornare l'architettura e
istruire i fedeli creando le cosiddette Bibbie di
pietra.
Gradualmente la disposizione delle sculture nella
costruzione architettonica divenne più complesso e
scenografico. Gli episodi più importanti di scultura
furono, come in età romanica, i portali delle
cattedrali, dove vengono rappresentati solitamente i
personaggi dell'Antico Testamento e del Nuovo
Testamento.
Un fondamentale passaggio è il fatto che nel periodo
gotico le sculture iniziano a non essere più inglobate
integralmente nello spazio architettonico (sia lo
stipite di un postale o un capitello...) ma iniziano ad
affrancarsi venendo semplicemente addossate ai vari
elementi portanti. Comparvero così le prime a statue a
tutto tondo, anche se non era ancora concepibile una
fruizione delle medesime indipendente e isolata. Può
darsi che fosse ancora latente il retaggio della lotta
al paganesimo, che venerava statue a tutto tondo come
divinità, comunque fino al Rinascimento italiano, le
statue furono sempre collocate a ridosso di pareti,
entro nicchie, sotto le architravi o come cariatidi e
telamoni.
Da un punto di vista stilistico, i tratti innovativi
della scultura gotica sono meno evidenti rispetto a
quelli introdotti in architettura, ma non meno ricchi di
conseguenze sugli sviluppi successivi della storia
dell'arte. Se da una parte la figura si slancia
notevolmente in lunghezza e il modellato vive di giochi
totalmente nuovi come i virtuosistici e talvolta
improbabili panneggi, dall'altro si tornò a
rappresentazioni plausibili del movimento corporeo,
delle espressioni facciali, delle fisionomie
individuali, con un'attenzione dell'artista al
naturalismo mai conosciuta in epoche precedenti, che
negli esempi migliori (come nel portale della Cattedrale
di Reims, del 1250 circa, o nelle opere di Nicola
Pisano) arriva ad essere accostabile alla ritrattistica
romana. Ciò è tanto più importante poiché precede di
alcuni decenni gli stessi raggiungimenti in campo
pittorico.
Rispetto al classicismo comunque va rilevata una diversa
inquietudine espressiva, una certa spigolosità delle
forme e dei panneggi, un uso irrequieto dei effetti
chiaroscurali.
La scultura francese raggiunse il suo apogeo tra il 1150
e il 1250, per poi orientarsi verso raffigurazioni più
lineare, astratte ed aristocratiche. I fermenti classici
risvegliati dagli artisti d'oltralpe nel frattempo però
attecchirono in Italia, dove proprio a partire dalla
seconda metà del XIII secolo nascono importanti scuole
scultoree in Emilia, in Puglia e in particolare in
Toscana. Qui infatti si sviluppò prevalentemente l'opera
di Nicola Pisano, del figlio Giovanni Pisano e
dell'allievo Arnolfo di Cambio, che raggiunsero
altissimi livelli di resa formale e drammatica nella
narrazione dispiegata in opere come i pulpiti scolpiti
del Duomo di Siena e di Sant'Andrea a Pistoia.
Pittura
La pittura nel periodo gotico
manifestò un sentito scarto rispetto alle altre arti
arrivando a un rinnovamento, tramite la scuola italiana,
in particolare toscana, solo nella seconda metà del XIII
secolo e bruciando velocemente le tappe per arrivare a
un livello di rinnovamento artistico pari a quelli di
scultura e pittura solo alla fine del XIII secolo con
gli affreschi di Giotto. I motivi di questo ritardo
possono essere legati ai modelli diversi che pittura e
scultura ebbero: in epoca romanica la scultura si era
già rinnovata, riscoprendo in alcuni casi anche le opere
della classicità ancora esistenti, mentre per la pittura
l'unico modello di riferimento era la scuola bizantina,
senza tracce di pitture più antiche (i rari esempi di
opere pittoriche dell'antichità risalgono tutti a
scoperte successive al XVI secolo).
Con la conquista di Costantinopoli durante la quarta
crociata (1204) e con la formazione dei Regni latini
d'Oriente, il flusso di opere bizantine si era
addirittura infittito. Nella seconda metà del Duecento,
all'epoca di Nicola Pisano lo scollamento tra vivacità
narrativa, resa naturalistica e forza espressiva tra
scultura e pittura è veramente al culmine, con i pittori
disarmati di fronte alle straordinarie novità. Nel giro
di due generazioni però i pittori seppero bruciare le
tappe, rinnovando modelli e linguaggio, fino a arrivare
anche nelle arti pittoriche a storie coinvolgenti con
figure credibili e ambientazioni architettoniche o
paesistiche verosimili.
La pittura ebbe anche il vantaggio di una committenza
più ampia, per via dei costi decisamente più economici.
Dal romanico la pittura, specialmente in Italia
centrale, aveva ereditato la diffusione delle tavole
dipinte, appoggiate dagli ordini mendicanti per la loro
pratica trasportabilità. I principali soggetti non sono
molti:
Crocifissi, speso appesi al termine delle navate delle
chiese per suscitare la commozione dei fedeli;
Madonne col Bambino, simboli dell'Ecclesia e simbolo di
un rapporto madre/figlio che umanizza la religione;
Raffigurazioni di santi, tra i quali spiccano le nuove
iconografie legate alla figura di San Francesco
d'Assisi.
Tra i maestri del Duecento ci furono Berlinghiero
Berlinghieri e Margaritone d'Arezzo, entrambi ancora
pienamente bizantini, ma che iniziano a mostrare alcuni
caratteri tipicamente occidentali. In seguito Giunta
Pisano arrivò al limite delle possibilità dell'arte
bizantina, sfiorando la creazione di uno stile
tipicamente "italiano". Questo limite venne superato da
Cimabue, il primo, secondo anche
Giorgio Vasari che si
discostò dalla "scabrosa goffa e ordinaria maniera
greca". Nel cantiere della basilica superiore di Assisi
si formò infine un nuovo stile occidentale moderno, con
i celebri affreschi attribuiti a
Giotto. Oltre alla
scuola giottesca (Taddeo Gaddi, Giottino, il Maestro
della Santa Cecilia, Maso di Banco, ecc.) ebbe in
seguito grande importanza anche la scuola senese con
maestri quali Duccio di Buoninsegna, Pietro e Ambrogio
Lorenzetti e Simone Martini. Riscoperta piuttosto
recente è anche l'importanza della scuola romana con
Pietro Cavallini, Jacopo Torriti e altri. Personalità
più indipendenti furono Buonamico Buffalmacco o Vitale
da Bologna.
Vetrate
Lo sviluppo della pittura tra il XII secolo e XIV secolo
è condizionato dal rapido affermarsi dei sistemi
costruttivi gotici. In gran parte delle nuove cattedrali
le superfici vetrate sono ormai preponderanti rispetto a
quelle in muratura e la necessità di decorare le pareti
diventa quindi sempre più marginale. È per questo motivo
che le antiche e consolidate tecniche del mosaico e
dell’affresco vanno incontro ad un inevitabile declino.
A tale declino fa riscontro il contemporaneo raffinarsi
della pittura su vetro e la pittura su tavola, che già
in epoca romanica aveva cominciato a svilupparsi con un
certo successo. La sua realizzazione non è subordinata
ad alcuna esigenza di carattere architettonico e ciò
consente agli artisti di esprimersi in assoluta libertà.
La pittura su vetro consiste nella realizzazione di
vetrate colorate da applicare alle finestre e ai rosoni
delle cattedrali. Essa costituisce uno dei prodotti più
originali e caratterizzanti di tutta l’arte gotica.
Poiché nel medioevo non si potevano ottenere lastre di
grandi dimensioni, ogni finestra doveva essere composta
da più pezzi messi insieme. Per questo motivo si pensò
di utilizzare dei vetri colorati uniti tra loro mediante
delle cornici formate da listelli di piombo a forma di
“H”. Per prima cosa i vetri venivano tagliati con delle
punte metalliche arroventate seguendo i disegni
precedentemente disegnati, poi i vari pezzi si
incastravano tra le due ali del listello di piombo. Ogni
listello veniva saldato a quello contiguo in modo da
ricomporre il disegno previsto dal cartone.
Il tutto veniva infine inserito in un telaio di ferro e
murato. Questa tecnica consentiva di ottenere
figurazioni di grande effetto.
Per poter dipingere delle figure sarebbe stato
necessario disporre di colori che potessero far presa
direttamente sul vetro. In Francia venne sperimentata la
grisaille, una sostanza ottenuta da miscuglio di polveri
di vetro e di ossidi ferrosi macinati e impastati con
acqua e colle animali. L’uso della grisaille era assai
semplice.
Essa veniva spalmata sui vari pezzi di vetro da decorare
e, una volta secca, aveva la particolarità di renderli
opachi. Poi mediante uno stilo di legno si graffiava la
grisaille riportando alla luce la trasparenza del vetro
sottostante. Per fissare il dipinto era necessario
ricuocere i singoli vetri in modo che la grisaille
finisse di fondersi e amalgamarsi nella pasta stessa del
vetro. Così facendo i contorni tracciati diventavano
opachi e mentre le parti graffitate conservavano la
trasparenza del vetro colorato.
Il modo di trattare i temi della pittura risente della
mutata situazione storica, sociale ed economica. La
borghesia cittadina è ormai animata da uno spirito di
sempre maggiore concretezza e anche la loro visione del
mondo e della vita cambia in modo radicale.
Si assiste a una progressiva attualizzazione delle
narrazioni sacre, nelle quali i personaggi delle sacre
scritture appaiono vestiti con indumenti del tempo e i
luoghi corrispondono a luoghi esistenti.
In Italia, diversamente da Francia, Inghilterra,
Germania e Paesi Bassi, l'affresco, e in parte anche il
mosaico, continuarono ad avere una vastissima
diffusione.
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Movimenti:
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