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Mauri

 

Mauri "Pentagramma" 1996, Pastello su carta, cm. 48x33  Mauri "Oltre i limiti del colore"  Mauri "Diapason" cm. 30x30

 

 

Mauri, fiori d'apocalisse
Le parole e le facce sussurrano vicende antiche; narrano una storia precedente.
La faccia di Mauri, per esempio, anzi l'intera sua persona dicono un grumo di cose che si tribola a farle stare assieme: un pudore verginale e frontale apre subito la porta all'infocata nostalgia per un vasto gorgo d'acque profonde e chiare ... èn bèi pastìss! Come far stare insieme pudicizia e frontalità? Le acque poi, si sa, tanto più son profonde tanto meno son chiare. Pròpi én bèi pastìss.
Ecco: quando le facce non bastano più bisogna chiedere aiuto alle parole. E quale parola racchiude - assieme miscelati - gli ingredienti che abbiamo detto? Una sola: apocalittico. Mauri è apocalittico.
Difficile convincersene a bruciapelo, se guardiamo la castità del suo passo ed i suoi occhi pieni di albeggianti miracoli attraversare Piazza Martiri e infilare i portici per comprare un miccone, tre peperoni, due smalti colorati.
Ma apocalittico - ben oltre, anzi ben prima dell'eco paurosa che ha abbracciato transitando nelle nostre bocche e nei nostri orrori - nasce, purissimo, da una costola di apocalisse; la quale, nella sua nudità etimologica, altro non è che rivelazione, disvelamento.
Apocalittico è Mauri perché ascolta un baratro nostalgico; vi cattura un sussurro inarcato; lo tira su dal crepaccio; ce lo restituisce.
Lo rivela. Ce lo disvela.
Allora gli ossimori e gli apparenti contrasti si sciolgono, si riunificano in dispiegata armonia: perché se si è - come Mauri è - strumento d'una rivelazione e via d'un disvelamento, ecco che quanto più perentorio è il magma evocato tanto più si è pudichi, ed ancor più si vorrebbe esser solo una membrana invisibile; e quanto più vibrata è l'origine del dardo, quanto più invisibile nella antichità della comune notte, tanto più si diventa chiari per farsi bersaglio immancabile: che il dardo colga il segno; e con esso - il suo bersaglio che è anche sacerdote e strumento - colga il suo vero destino; trovi, nel suo volo, una forma percepibile per mostrarsi, per rammentare la comunità dei beni.
L'arte che s'offre quale carne nuda (o, nel caso di Mauri, come tentacolo e voluta e fiorame d'una cuna imprendibile) è l'opposto della contumacia.
Mauri non si schiva. Sciorina a tutti la luce aperta e le acque chiare. Solca Piazza Martiri, ne torna con le micche i peperoni e gli smalti. Ed a chi vuol guardare offre la castità di questi cromatici frantumi arcuati, verecondi uncini bramosi di catturare una iperbole incalcolabile.
M'affaccio su quest'opera. Il mio umano fiato, la mia persona stanca vi colgono nostalgia d'una cuna infinita, testimone acustica e oculare delle perfette sfere pitagoriche.
Ma air uomo compete lo sfinimento della propria finitezza e l'infinità della propria irriducibile finalità: la quale poi (in tutte le forme che può assumere) altro non è che l'ascolto del rimbombo originario, ed il suo ricordo, la sua evocazione, l'ostensione comunitaria dei pochi frammenti che ci restano sulle dita.
Per partecipare alla sua interminabile staffetta l'uomo deve assumersi intera la sua propria frazione, senza la quale la corsa ed il flusso perdono ogni senso.
La frazione di Mauri è in curva; una curva screziata, polifonica; una curva totalmente nostalgica dell'Altra Curva, la spirale cosmica, la spirale imprendibile, la spirale del vasto canto, della danza perduta. Mauri ce ne restituisce qualche scaglia: Acquario; Energia Globale; Contrappunto; le altre. E la danza - in ogni suo fotogramma - è irrorata da un' arteria regale, spinta da un vento precedente, da una necessità liberante.

Giovanni Bonavia

 

Il mio pensiero
La Vita è un dono e per questo bisogna viverla intensamente. Occorre, giorno dopo giorno, osservare ed accettare ciò che la vita stessa ogni momento ci propone, e quindi assaporare ogni opportunità che ci viene donata, insomma bisogna vivere e non "lasciarsi vivere". Ma attenzione ... vivere intensamente non significa tenere ogni giorno un ritmo frenetico e stressante come quello che ci viene imposto dai metodi moderni. Vivere intensamente significa imparare ogni giorno, ed essere consapevoli che, ogni giorno abbiamo bisogno di imparare ancora: questa è la nostra linfa per crescere.
E questo è, senza dubbio, il momento ed il luogo opportuno, per ringraziare tutte le persone che mi stanno vicino, ... che mi sono state vicino, ... mi hanno compreso, ... mi hanno aiutato; siete stati tutti indispensabili. Senza la vostra energia tutti questi quadri non si sarebbero materializzati, senza di voi questa mostra non si sarebbe realizzata.

Mauri

mauriodde@libero.it

 

Mauri "Nuovo linguaggio"  Mauri "Tutto blu"  Mauri "Cigno" 2000 Pastello su cartone, cm. 70x50

 

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