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Mauri, fiori
d'apocalisse
Le parole e le facce sussurrano vicende antiche; narrano una storia
precedente.
La faccia di Mauri, per esempio, anzi l'intera sua persona dicono un
grumo di cose che si tribola a farle stare assieme: un pudore verginale
e frontale apre subito la porta all'infocata nostalgia per un vasto
gorgo d'acque profonde e chiare ... èn bèi pastìss! Come far stare
insieme pudicizia e frontalità? Le acque poi, si sa, tanto più son
profonde tanto meno son chiare. Pròpi én bèi pastìss.
Ecco: quando le facce non bastano più bisogna chiedere aiuto alle
parole. E quale parola racchiude - assieme miscelati - gli ingredienti
che abbiamo detto? Una sola: apocalittico. Mauri è apocalittico.
Difficile convincersene a bruciapelo, se guardiamo la castità del suo
passo ed i suoi occhi pieni di albeggianti miracoli attraversare Piazza
Martiri e infilare i portici per comprare un miccone, tre peperoni, due
smalti colorati.
Ma apocalittico - ben oltre, anzi ben prima dell'eco paurosa che ha
abbracciato transitando nelle nostre bocche e nei nostri orrori - nasce,
purissimo, da una costola di apocalisse; la quale, nella sua nudità
etimologica, altro non è che rivelazione, disvelamento.
Apocalittico è Mauri perché ascolta un baratro nostalgico; vi cattura un
sussurro inarcato; lo tira su dal crepaccio; ce lo restituisce.
Lo rivela. Ce lo disvela.
Allora gli ossimori e gli apparenti contrasti si sciolgono, si
riunificano in dispiegata armonia: perché se si è - come Mauri è -
strumento d'una rivelazione e via d'un disvelamento, ecco che quanto più
perentorio è il magma evocato tanto più si è pudichi, ed ancor più si
vorrebbe esser solo una membrana invisibile; e quanto più vibrata è
l'origine del dardo, quanto più invisibile nella antichità della comune
notte, tanto più si diventa chiari per farsi bersaglio immancabile: che
il dardo colga il segno; e con esso - il suo bersaglio che è anche
sacerdote e strumento - colga il suo vero destino; trovi, nel suo volo,
una forma percepibile per mostrarsi, per rammentare la comunità dei
beni.
L'arte che s'offre quale carne nuda (o, nel caso di Mauri, come
tentacolo e voluta e fiorame d'una cuna imprendibile) è l'opposto della
contumacia.
Mauri non si schiva. Sciorina a tutti la luce aperta e le acque chiare.
Solca Piazza Martiri, ne torna con le micche i peperoni e gli smalti. Ed
a chi vuol guardare offre la castità di questi cromatici frantumi
arcuati, verecondi uncini bramosi di catturare una iperbole
incalcolabile.
M'affaccio su quest'opera. Il mio umano fiato, la mia persona stanca vi
colgono nostalgia d'una cuna infinita, testimone acustica e oculare
delle perfette sfere pitagoriche.
Ma air uomo compete lo sfinimento della propria finitezza e l'infinità
della propria irriducibile finalità: la quale poi (in tutte le forme che
può assumere) altro non è che l'ascolto del rimbombo originario, ed il
suo ricordo, la sua evocazione, l'ostensione comunitaria dei pochi
frammenti che ci restano sulle dita.
Per partecipare alla sua interminabile staffetta l'uomo deve assumersi
intera la sua propria frazione, senza la quale la corsa ed il flusso
perdono ogni senso.
La frazione di Mauri è in curva; una curva screziata, polifonica; una
curva totalmente nostalgica dell'Altra Curva, la spirale cosmica, la
spirale imprendibile, la spirale del vasto canto, della danza perduta.
Mauri ce ne restituisce qualche scaglia: Acquario; Energia Globale;
Contrappunto; le altre. E la danza - in ogni suo fotogramma - è irrorata
da un' arteria regale, spinta da un vento precedente, da una necessità
liberante.
Giovanni Bonavia
Il mio pensiero
La Vita è un dono e per questo bisogna viverla intensamente. Occorre,
giorno dopo giorno, osservare ed accettare ciò che la vita stessa ogni
momento ci propone, e quindi assaporare ogni opportunità che ci viene
donata, insomma bisogna vivere e non "lasciarsi vivere". Ma attenzione
... vivere intensamente non significa tenere ogni giorno un ritmo
frenetico e stressante come quello che ci viene imposto dai metodi
moderni. Vivere intensamente significa imparare ogni giorno, ed essere
consapevoli che, ogni giorno abbiamo bisogno di imparare ancora: questa
è la nostra linfa per crescere.
E questo è, senza dubbio, il momento ed il luogo opportuno, per
ringraziare tutte le persone che mi stanno vicino, ... che mi sono state
vicino, ... mi hanno compreso, ... mi hanno aiutato; siete stati tutti
indispensabili. Senza la vostra energia tutti questi quadri non si
sarebbero materializzati, senza di voi questa mostra non si sarebbe
realizzata.
Mauri
mauriodde@libero.it
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