Artinvest2000. Masaccio  "Trittico di San Giovenale" 1422 tavola 108x65 (parte centrale) 88x64 (laterali) Cascia di Reggello (FI) Pieve di San Pietro.

 

 
 

Il trittico raffigura la Madonna in trono col Bambino e due angioli (al centro); San Bartolomeo e San Biagio (a sinistra); San Giovenale e Sant'Antonio Abate (a destra). Nella tavola centrale, sul bordo inferiore della cornicetta si legge ANNO DO [MINI] MCCCCXXII A DI ventitré d'ap[rile]; nei laterali tracce dei nomi dei santi ivi effigiati. È la prima opera nota di Masaccio. Fu scoperta da Luciano Berti nel 1961, nella chiesa di San Giovenale a Cascia di Reggello ed è opera interamente eseguita da Masaccio che, se non chiarisce in modo assoluto la formazione dell'artista, la riporta tuttavia entro il generico ambito di una normale tradizione fiorentina, precisando importantissimi fatti: così per esempio, in quest'opera nulla è di Masolino e molto invece della comune tradizione fiorentina accanto alla quale si affermano prepotenti elementi di rinnovamento. Mai citato dalle fonti, anche se il Vasari accenna a opere del giovane Masaccio nella zona di San Giovanni Valdarno, il trittico rappresenta un caposaldo della pittura del primo Rinascimento: con. tracce di cultura già innovativa e di grandi modernità prospettiche e plastiche in linea con i grandi artisti del momento quali Brunelleschi e Donatello. I due angioli al di qua del gradino sono un motivo nuovo e classico insieme e definiscono un interspazio esistente tra l'osservatore e la rappresentazione come fossero termini all'ingresso sull'apertura della scena. "Questo modo di collocare e scandire lo spazio sarà motivo ricorrente in Masaccio ed è un accorgimento di cui si servirà anche nella Cappella Brancacci. Nell'episodio del Tributo, per esempio, dove il gabelliere è di spalle, al limite dello spazio-piano con lo spettatore; nell'episodio della Distribuzione dei beni, dove il bambino in braccio alla donna è di spalle e scandisce un punto preciso di posizione tra i personaggi rappresentati e l'osservatore. Ma ancora prima, nel polittico di Pisa lo ritroviamo nella figura spazialmente dilatata della Maddalena della Crocifissione e nel carnefice del Martirio di Pietro. Il Bambino, come nel pannello centrale con la Madonna, succhia le dita, che sanno di uva, con un gesto che, pur ispirato da modelli antichi, ha una chiara allusione eucaristica ed è nudo come i precedenti putti classici, per una rinnovata affermazione di "naturalità". (Omelia Casazza, 1990)

 

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