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Artinvest2000. Masaccio "La Trinità". 667x317 cm. Firenze, Santa Maria Novella.
Allogata all'artista da don Lorenzo Cardoni,
l'opera è per la prima volta citata dal libro di Antonio Billi e quindi
dall'Albertini, dal Vasari e dagli altri. A seguito della costruzione di nuovi
altari (1570) essa fu coperta da una tavola del Vasari con la Madonna e il
Rosario. Tornata alla luce dopo la metà del XIX secolo durante i lavori di
restauro che comportarono lo smontaggio
e il rifacimento degli altari cinquecenteschi, fu staccata (1861) dal luogo
originario e trasportata sulla parete interna della facciata, a sinistra della
porta principale d'ingresso alla chiesa.
Il fatto che nel libro di Antonio Billi, nelle due redazioni che di esso
rimangono, nonché nell'Anonimo magliabechiano, si dica che "a pie" dell'affresco
era rappresentata la Morte, indusse il
Procacci nel 1951 a fare ricerche nella
parte bassa del terzo altare a sinistra,
corrispondente al luogo di origine
dell'affresco. Queste ricerche
dettero esito positivo
e il ritrovamento nella parte
inferiore con un sarcofago
sul quale sta lo scheletro di Adamo,
con l'ammonitrice antica scritta
bene in vista, IO FUI GIA’ QUEL CHE
VOI SIETE E QUEL CH'IO SON VOI
ANCOR SARETE, inserito tra doppie colonnine,
esse pure dipinte in prospettiva secondo il modulo di tutto l'affresco,
consigliarono il suo ricollocamento sul luogo originario. Le questioni che
sorsero durante il ricollocamento guidato dal Procacci stesso riguardarono
l'esistenza o meno di una mensa reale inserita ab origine nell'affresco di
Masaccio: è logico per noi ritenere che il complesso fosse tutto dipinto così
come appare ora e presentasse la mensa dipinta in prospettiva, in accordo con il
resto della composizione. Altare votivo, dunque, più che vero e proprio altare
reale. |
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