Artinvest2000. Masaccio   "Il Tributo"  affresco; 247 X 591 cm Firenze, Santa Maria del Carmine, Cappella Brancacci.

 

 

È l'episodio principe delle storie che conferma come la missione della chiesa non è di ordine politico, economico e sociale ma trascende le realtà temporali e ne rispetta le autonomie. Ne è garante Cristo con la celebre frase: "Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio", detta nel momento in cui sta per entrare in Cafarnao. Ma qui è probabile l'allusione alle vicende politico-sociali di Firenze, e in particolare alla riforma tributaria conclusasi con l'istituzione del Catasto (1427) dopo lunghi dibattiti cui prese parte in qualità di assertore anche Felice Brancacci e che imponeva la denuncia dei redditi al fine di poter distribuire più equamente le tasse. Masaccio ha diviso l'episodio nelle tre fasi culminanti dell'azione: al centro Cristo comanda a Pietro di andare a prendere la moneta per il pedaggio nella bocca di un pesce del vicino lago. È un momento di eccezionale attesa del miracolo: tutti sono fermi attorno a Cristo e i loro occhi si muovono nell'attesa e nella ricerca di un qualcosa che essi sentono che sta per avvenire da un momento all'altro. La loro solennità, il loro piglio rude e partecipe, testimoniale, di fronte alla sublime figura del Cristo sono i segni palpabili di una umanità cosciente di essere elevata dalla grazia della salvezza. Pittoricamente l'episodio riassume i valori più alti dell'arte di Masaccio: nella straordinaria resa del paesaggio cui il restauro ha rievidenziato il lago con le acque increspate, i casolari, gli alberi e le siepi sulle colline e le montagne, le nuvole nel cielo prospetticamente scandite; così come nella grave e solenne individualizzazione dei personaggi collocati in un emiciclo di stringente memoria classica. "Qui Masaccio anticipa — per grandiosità spaziale dilatantesi ed alta dignità classicistica delle figure - fino al Raffaello vaticano. Compare lo schema circolare nel gruppo centrale, non più cioè evocando la cupola fiorentina ma il Colosseo (come notò il Bologna); e fra ruvidi tipi popolari alla donatellesca si incastrano straordinarie beltà di 'teste antiche' (invece che 'lettere antiche') come il biondo San Giovanni i cui riccioli aurei si attoreigliano superbamente sotto la luce, mentre si sente la forza della mandibola e del collo solidi e floridi. E poi in una tersità di luce fredda e sferzante che il restauro ha ottimamente recuperato, e al candore di alcune canizie risponde sul fondo quello straordinario complessivo dei rilievi montagnosi, fino al crinale su cui il cielo è corso da bianche nubi stracciate, con una derivazione per questa dinamica atmosferica e orografica da Brunelleschi e Donatello. Davvero il Masaccio restaurato non poteva risultare più sublime di questo; e si ricostruiscano pure prospettive e proiezioni planimetriche (ma veramente Masaccio operava su questi basi, oppure su una costruttività soprattutto di visione?), la struttura effettuale è quella, quanto alla storia apostolica, dello sgranarsi di un meccanismo di gesti conseguenti, dal centro sui due episodi ai lati; ed al contempo, quanto alla scenografia ambientale, dello scorrere di una grande corrente prospettica da destra a sinistra, col casamento marcato nelle sue articolazioni, e gli alberi scalati come i nostri pali e tralicci elettrici, fino allo stendersi del lago verdolino ad onde centrifughe, quindi i filari arborei che si arrampicano sui dorsi montani, e lassù tutta la selvaggia forza degli elementi naturali. Non c'è quindi solo preludio a Piero, ma una dinamica vitalità cosmica come poi si esplicherà nel Pollaiolo." (Luciano Berti, 1989) "Chi avrebbe sospettato tanta luminosa chiarezza del colore e quel legame di luce diffusa e vera nella quale vivono le figure? Il paesaggio o l'ambiente cittadino delle storie masaccesche è chiaro, l'atmosfera è trasparente, limpida come quella di Domenico Veneziano o di Piero della Francesca. O come quella di Fra Angelico. Si respira un'aria fredda, cristallina come in un mattino d'inverno o di prima primavera, con la brinata che vela di bianco i campi e si intravede la neve sui monti. Nell'aria azzurra, spazzata dal vento, poche nuvole bianche e grigie viaggiano nel cielo, in prospettiva, come le nuvole di Piero. E un senso di unione lega tutti gli affreschi, quell'unione che già avevamo colto seguendo il rigore della prospettiva unica ma che ora è accentuata dall'unità della luce che, per Masaccio, vuoi dire anche unità di spazio. E sia ben chiaro che non si è persa né diminuita in alcun modo quella forza elementare di corposa illusione delle figure cui il colore, se mai, aggiunge un nuovo risalto. Lo so, è difficile abbandonare le abitudini visive acquisite e rinunciare all'immagine, nella quale si è cresciuti, di un determinato artista. Si è visto come da alcuni (ma pochi) sia stato frainteso l'ottimo restauro [...] alla Sistina e la rivelazione di un Michelangelo acceso di colori come il Rosso e il Pontormo, e anche di più. Forse anche su questo restauro della Brancacci qualcuno troverà da ridire; da parte mia, e dopo un lungo esame di coscienza, sento di dover ringraziare un restauro che ci consegna un Masaccio più luminoso, vale a dire un'immagine di Masaccio nuova ma pur sempre antica." (Giuliano Briganti, 1987) "Come Donatello Masaccio aveva bisogno di figure potenti, di un'umanità solida, indifferente alla grazia, ma robusta e d'uno stampo eroico [...]. L'insistenza quasi esclusiva sul modellato e sulla luce riporta alla profonda serietà e alla severità plastica di Giotto. Questa lezione, impartita con una energia e una convinzione senza precedenti, avrà una immensa importanza". (Andre Chastel, 1969) "La sua più alta testimonianza pittorica rifulge negli affreschi della Cappella Brancacci [...]. Anche rivedendoli per la centesima volta si rimane sorpresi della loro potenza espressiva, nelle giornate chiare, serene e molto propizie per vedere certe pennellate verde-pallido, rosa e giallo nel lento tramutarsi dei mezzi toni che fanno la funzione di cori e violini nell'orchestra. Si resta stupiti di quella loro incantevole ariosità che toglie alle figure ogni senso di pesantezza ma non attenua per niente la potenza plastica improntata eminentemente a una austera staticità". (Carlo Carrà, 1954)

 

              Vai al particolare di Pietro                                       Vai al particolare del volto di Cristo                                    Vai al particolare della scena centrale

 

Torna alla biografia di Masaccio

 

 

Home   Introduzione   Artisti contemporanei   Artisti del passato   Artisti segnalati   Gli Impressionisti   Storia dell'Arte     Nudo nell'Arte    Desktop

Home   Introduction   Present day Artist's   Artists of the past   Marked Artist's   The Impressionist's   Naked in the art     Guestbook   Desktop