Artinvest2000. Masaccio  "San Pietro che risana con l'ombra gli infermi"  Saint Peter Healing with His shadow  1425-26.  Affresco 232x162

 

 

"San Pietro incede accompagnato dal gracile Giovanni e seguito da un energico vecchio per una strada cittadina. L'immagine dal portamento eretto, ammantata di azzurro e di giallo, avanza leggera sfiorando appena il terreno. L'atteggiamento di prospetto, i colori, l'espressione trasognata del volto, diversa da quella dello stesso personaggio nel Tributo, le danno minore consistenza rispetto alle altre figure; e ad onta di ciò San Pietro è sempre il dominatore, per via di chiaroscuro e soprattutto per effetto della composizione. Gli edifici della via, coi loro tipici sporti, coi loro bugnati di pietra viva, muovono idealmente in diagonale dal centro della cappella aprendo lo spazio maggiore proprio dove si trova il Santo, e i personaggi seguono più o meno lo stesso andamento contribuendo, essi pure, a creare il vuoto intorno al protagonista. Dei due uomini in piedi uno osserva come assente; ma l'altro, dal volto affilato, si volge con lo sguardo intenso e supplice all'immagine che opera i miracoli e pare volerlo seguire. Un altro, genuflesso e seminudo, la guarda fermo con la convinzione che avverrà il prodigio ed un terzo trascina la gamba rattrappita e piegata, avanzandosi a carpone nel fissare il Santo col suo volto bruto di fanatico. La luce piove intensa dall'alto dalla finestra della Cappella, luce naturale, che nitidamente da rilievo agli aggetti degli edifici e si distribuisce sulle figure. Ma essa illumina principalmente i due genuflessi che saranno risanati, quasi a conferire all'episodio un'aria misteriosa di miracolo, senza che l'artista sia costretto a vagare nei sogni della fiaba gotica e a cercare la luce fuori della sorgente luminosa della cappella." (Mario Salmi, 1948)

E qui appare ancora più evidente, dopo il restauro degli anni ottanta, l'importanza che nella narrazione dei fatti assume la "scena", nel presentare aspetti di verità storica che si legano alla contemporanità. È questa rinnovata e chiarissima ripresa della realtà cittadina un altro dei dominanti motivi architettonici e spaziali ripresi non con totale fedeltà (che ne sarebbe sortita con l'episodio una realtà antistorica) ma richiamati alla memoria perché ne uscissero "scene" create e misurate sul metro di una città come Firenze, in modo cioè da concedere agli avvenimenti tale comprensibile credibilità da fare apparire che ciò che è accaduto in quel tempo lontano è accaduto non in mondo che fu, ma in un mondo che è fatto a immagine e somiglianzà del nostro presente che quell'accadimento può anche di nuovo ricevere. La scena ha tutto il senso di una vera e propria strada fiorentina con le tipiche case medievali, una colonna viaria dietro alla quale è riemersa una facciata di una chiesa con il suo campanile e un palazzo a bugnato memore dello zoccolo di Palazzo Vecchio su via della Ninna con la porticciola incassata, mentre nella parte alta le finestre corniciate di bugnato hanno i ritmi e la misura brunelleschiana di Palazzo Pitti. Lungo il lato verticale destro della scena per regolare geometricamente a rettangolo lo spazio di superficie Masaccio mette in atto un "inganno" ottico di grande efficacia anche prospettica nella parte bassa dello sguancio della finestra per risolvere una deficienza di struttura della muratura, aggiustando pittoricamente l'appiombo imperfetto dello spigolo con la parete di fondo e continuando nello sguancio parte della storia e pertanto della architettura.

 

 

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