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Artinvest2000. Masaccio e Filippino Lippi "La resurrezione del figlio di Teofilo e San Pietro in cattedra. Affresco 232x597 cm Firenze, Santa Maria del Carmine, Cappella Brancacci.
È l'affresco sul quale più a lungo si è dibattuta
la critica nello sceverare le parti di Masaccio da quelle di Filippino Lippi.
Dopo la distinzione del Vasari è il Cavalcaseli a determinare con giustezza
l'opera di Filippino Lippi nel gruppo centrale e in quello di sinistra, dal
quale ultimo estrae, in favore di Masaccio, la quarta testa da sinistra,
raffigurante in profilo un carmelitano. Si noti, a questo proposito, che mentre
il gruppo è composto di cinque figure, otto soltanto sono i piedi di esse. La
presenza isolata di questa testa di Masaccio avvalora e conferma quella damnatio
memoriae operata sull'affresco dopo il 1436 e della quale abbiamo già riferito
nel saggio.
L'intervento di Filippino, tra il 1481 e il 1483,
è comunque chiaro nel resto dell'affresco e può esser esattamente così
delimitato: le otto figure a destra — nella scena centrale del miracolo —
comprese fra il profilo di carmelitano e la figura in verde con copricapo
al di sopra del risuscitato; la zona
bassa che comprende il risuscitato
(secondo la testimonianza
vasariana da identificare
nel pittore Francesco Granacci
ritratto giovinetto tra i dodici
e i quattordici anni), il fanciullo
che gli è accanto, la veste
della figura in verde, il corpodi san Paolo e la
mano di san Pietro benedicente.
"La sicura identificazione delle sequenze delle
giornate di lavoro ha permesso poi di far scomparire ogni dubbio sull'autografia
di Masaccio per gli edifici scortati al di sopra del muro di fondo, per il muro
di fondo stesso con i vasi e gli alberi, per la testa del personaggio a destra
di Teofilo dai capelli ricciuti neri e dal volto olivastro, che qualcuno pensava
di poter attribuire a Filippino, pei» la testa dell'uomo col cappello che guarda
in alto, erroneamente ipotizzata come interpolazione più tarda." (Casazza, 1990)
All'estrema destra della scena, laddove si
conclude la storia con San Pietro in cattedra è un gruppo di personaggi in
piedi. Da destra a sinistra essi sono Filippo Brunelleschi, Leon Battista
Alberti, Masaccio (che guarda verso di noi) e Masolino: i personaggi principi
del momento storico del primo Rinascimento e gli attori-autori delle storie, qui
presenti all'adorazione di San Pietro in cattedra, a significare l'obbedienza
alla chiesa di Roma ma anche a sottintendere quasi a proclama testimoniale
l'importanza e la grandezza di quella classicità che il mondo fiorentino andava
riscoprendo.
Ma c'è di più: grazie a una speculazione eseguita
in sede di restauro con la termoriflettografia all'infrarosso si è potuto alfine
comprendere il perché di quella specie di garbuglio cromatico-formale che è tra
la cattedra di San Pietro e la figura di Masaccio. Qui un intervento di
Filippino ha coperto e mascherato il braccio e la mano
destra di Masaccio che si era
dipinto in atto di toccare il santo.
Il gesto fu forse ritenuto irriverente
e pertanto eliminato. Ma non
era senza importanza, poiché
il gesto poteva essere non solo
la riproposizione figurata dell'atto
devozionale compiuto dai
pellegrini — ancor oggi in uso —
sul piede della statua bronzea
di San Pietro nella basilica Vaticana.
Può darsi che volesse significare
non solo una memoria per
chi questo accadimento e questa
usanza devozionale conosceva,
ma forse anche la memoria
e perciò la testimonianza
del gesto compiuto da Masaccio
nell'ipotizzato viaggio romano
in compagnia del Brunelleschi.
Certo il rapporto con Roma
è stringente così come è evidente
il risalto dato al piede di Pietro
che chiaramente si segnala
al di sotto del manto giallo che
lo ricopre. |
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