Artinvest2000. Masaccio  "San Girolamo e san Giovanni Battista"  tavola, 144 x 55 cm, National Gallery, Londra.

 

 
 

È l'ultima opera di Masaccio, dipinta a Roma: oltre la potenza fisico-morale propria di lui, essa ha già anche quell'estrema raffinatezza (la gamba del Battista, il terreno a scivolo fiorito, il libro prospettico con le pagine che si van piegando) che la pittura fiorentina raggiunse solo dopo parecchi anni dopo con Domenico Veneziano, il Beato Angelico, Andrea del Castagno. Faceva parte del trittico di Santa Maria Maggiore a Roma dipinto, ove si eccettui questo pannello da Masolino. Il trittico era dipinto su ambedue le facce. Doveva recare su una la Fondazione di Santa Maria Maggiore con il miracolo della neve (oggi a Napoli a Capodimonte) al centro e ai lati i San Girolamo e il Battista qui illustrati e i Santi Giovanni Evangelista e Martino (oggi a Philadelphia, in collezione Johnson); sull'altra faccia era VAssunta al centro (oggi a Napoli, a Capodimonte) con ai lati i Santi Pietro e Paolo (oggi a Philadelphia) e i Santi Liberio e Mattia (a Londra, alla National Gallery). Forse i due amici artisti si erano ancora una volta divisi in parti uguali il lavoro, attribuendosi una faccia per uno. Ma neppure questa nuova, equa e amichevole spartizione ebbe la fortuna di essere portata a compimento e questa volta, a differenza della Cappella Brancacci fu Masolino a dover concludere, dipingendo i due pannelli che Masaccio non aveva potuto eseguire per morte sopraggiunta. "Nel 'San Gerolamo': il viso gualcito del primo umanista, che pur sa di essere ben sorretto nel suo sapere dal libro aperto e luminoso e dalla chiesetta d'intonaco fresco, come costruita in campagna da un Brunelleschi in erba, e, sul timpano della porta, il San Sebastiano minuscolo che, nella torsione drammatica, addirittura si affretta, oltre Donatello, verso Michelangelo. Nel 'San Giovanni': il vecchio afrore, tra biblico e gotico, che sfiata nello spazio nuovo a circolare tanto negli occhi aggrottati che nel cartiglio a molla d'acciaio, su cui le lettere delT'Ecce Agnus' scompaiono e riappaiono di giustezza, ad ogni curva. Tutte le veglie di Paolo Uccello circa i 'brucioli avvolti su per bastoni' son già previste in questo particolare, ma così discreto e sottomesso; non dunque ostentato come stregoneccio, sì come certezza che ha da servire alla nuova coscienza, come facoltà di azione perseguibile e con 'buone prospettive' di riuscire al suo fine. Tutto l'opposto, insomma, di un brevetto di pseudo-scienza o di uno scherzo per ottico inganno. La gamba, temprata nell'aria, e che poi si radica al suolo mentre calpesta le erbe del prato magro, non più fiori scelti deWhortus condusus." (Roberto Longhi, 1952)

 

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