Artinvest2000. Masaccio  "Cappella Brancacci "  affreschi. Firenze, Santa Maria del Carmine.

 
 

È oggi dedicata alla Madonna del Carmine o Madonna del Popolo. Ne ebbe il patronato la famiglia Brancacci che lo tenne dalla seconda metà del XVI secolo fino al 1780. Fu Piero di Piuvichese Brancacci a disporre con il suo testamento del 20 febbraio del 1367 la fondazione di una cappella gentilizia che ebbe inizio con il figlio Antonio sullo scorcio degli anni ottanta. A lui il Vasari riferisce la committenza degli affreschi che si deve invece a Felice di Michele Brancacci, grosso esponente della classe dominante fiorentina che l'affidò a Masolino e a Masaccio dopo il suo ritorno (febbraio del 1423) dal Cairo dove si era recato in ambasceria. L'aspetto attuale della cappella e delle storie è frutto di rimaneggiamenti e di modifiche iniziate già da Masolino e Masaccio per permettere l'esecuzione di tutti gli episodi e succedutesi poi nel tempo immediatamente collegato alla caduta in disgrazia di Felice Brancacci. Cominciò da quel tempo, tra il 1436 e il 1458, tutta una serie di modifiche e di restauri che hanno finito per consegnarci la cappella assai diversa da quella che era al momento della fine dei lavori da parte di Masaccio e Masolino. Il primo "restauratore" della Cappella Brancacci può essere considerato Filippino Lippi che tra il 1481 e il 1483 ebbe l'incarico di concludere il ciclo delle storie che Masolino e Masaccio non avevano portato a compimento. Iniziate come si è detto sul 1424 da Masolino e da Masaccio ed eseguite insieme fino a tutto il registro mediano, le storie erano state portate avanti nel registro inferiore dal solo Masaccio che vi lavorò — fermandosi tuttavia dopo aver portato a termine la Resurrezione del figlio di Teofìlo — fino al 1427, fino alla vigilia, cioè, di quella partenza senza ritorno per Roma, coincisa con la sua morte nel 1428. Alla caduta in disgrazia di Felice Brancacci (fu esiliato da Cosimo nel 1435 e dichiarato anni dopo, nel 1458, ribelle) la cappella mutò il suo titolo in Cappella della Madonna del Popolo quando vi fu collocata, sulla parete di fondo, sopra l'altare, l'antica e venerata immagine della Madonna che è giunta fino a noi e che ancor oggi vi si vede. Per collocarla degnamente non ci si peritò di distruggere una storia che Masaccio aveva dipinto al di sopra della mensa d'altare e sotto la finestra (ed era la scena conclusiva delle storie di San Pietro, il suo martirio) e di cancellare, nella storia della Resurrezione del figlio di Teofilo, in una vera e propria damnatio memorine, le effigi di tutti i personaggi riferentisi ai Brancacci e al loro "entourage". Ma la trasformazione-restauro più grossa e irreparabile che la cappella subì è quella che si riferisce all'intervento di Vincenzo Meucci che tra il 1746 e il 1748 distrusse gli affreschi della volta e delle lunette, sostituendo all'originale antica volta a crociera a vele arcuate una volta a cupola che egli affrescò con la Vergine che da lo scapolare a San Simone Stock, aprendo anche il finestrone sopra l'altare modificando così l'antica bifora, troncata e poi tamponata dal macchinoso e ingombrante tabernacolo marmoreo. Nella notte tra il 28 e il 29 gennaio del 1771 l'intera cappella ebbe a soffrire notevolmente per un incendio che distrusse tutta la chiesa a esclusione del transetto. I danni inferti agli affreschi che le cronache del tempo registrarono sono riapparsi in tutta la loro drammatica concretezza durante gli ultimi lavori di restauro, iniziati nel 1984 e conclusisi il 7 giugno del 1990. II recupero delle cromie originali al disotto di una coltre di sporco e di sostanze eterogenee ai pigmenti originali con le quali si era omologata ormai e obliterata ogni realtà espressiva dell'intero complesso ha fatto 'risorgere' nel vero senso della parola gli affreschi come uscissero, inediti e per la prima volta alla nostra lettura, ora più corretta che mai per vedervi, comprendervi e distinguervi, unite e contrapposte, le tre presenze di Masaccio, Masolino e Filippino Lippi. Sostanzialmente si può dire che i raggiungimenti della critica più aggiornata ne sono restati confermati anche se importanti nuove accessioni consentono aggiustamenti più puntuali. Ora è la nuova luminosità a farla da padrona ed è il recuperato intreccio architettonico a presentarci in modo nuovo la cappella.  Le storie dipinte da Masaccio e Masolino avevano per tema la "historia salutis" cioè la storia della salvezza dell'uomo operata per via di Cristo e attuata dalla Chiesa di Roma con San Pietro, suo primo pontefice. Si inizia con i primi due affreschi collocati in alto sui pilastri d'ingresso e dai quali bisogna partire — come da due quinte che descrivono l'antefatto — per cogliere le immagini di una storia desunta dai testi biblici ed evangelici, dagli Atti degli Apostoli e dalla Legenda Aurea: il Peccato originale (di Masolino) e la Cacciata (di Masaccio) che segnalano la rottura dell'amicizia con Dio e l'entrata nella storia del peccato. La storia continuava nelle scene superiori distrutte nel Settecento con i quattro Evangelisti nella volta allacciandosi alla venuta di Cristo e alla sua opera fino a innestarsi nella vita di San Pietro fondatore della chiesa quale unico mezzo di salvezza per la riconciliazione e la ricongiunzione a Dio: a cominciare dalla Chiamata al Naufragio, dal Pianto di san Pietro alla Consegna delle chiavi quale pastore universale.    Segue...

 

Altro lato della Cappella Brancacci

 

 

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