Artinvest2000. Masaccio  "La Cacciata"  affresco, 214 x 90 cm Firenze, Santa Maria del Cannine, Cappella Brancacci.

 

 
 

"L'uomo, pur peccatore, in Masaccio non ha perduto la sua dignità, non è degradato o abbrutito, la bellezza del suo corpo oltre a espressioni innovative rimanda ad archetipi di ideale bellezza classica. Per Èva si è pensato alla Venere pudica greco-romana. Ma l'Èva di Masaccio ha solo il gesto di una Venere pudica, ha il corpo greve e sformato e tutto il dolore del mondo nel volto e nel gesto drammatico. Anche per Adamo si sono rilevati rapporti con il mondo antico, ma la rielaborazioni dall'antico e da tutta la cultura precedente e contemporanea sono servite a Masaccio per comporre un prodotto assolutamente originale. Si veda l'invenzione dell'angiolo scorciato e librato in volo e colto nel momento del planarsi su di una nuvola di fuoco, rossa quasi come la sua veste. E si aggiunga l'importanza data ai nudi che sono riapparsi in tutta la loro originalità dopo la eliminazione delle foglie arbitrariamente aggiunte in un precedente intervento. Con il nudo, Masaccio allontana le figure dalla sfera del quotidiano per immergerle in un mondo ideale, pur trattato poi in modo realistico. La nudità delle figure da mezzo di caratterizzazione all'antico si fa così caratterizzazione squisitamente etica,'nudità ideale'. La nudità dei progenitori in senso biblico può indicare infatti l'innocenza del Paradiso Terrestre (qui nella Brancacci dipinto da Masolino) o la precarietà delle creature nella Cacciata: ed è questa la ragione per la quale nelle storie il tema si trova spesso congiunto. Dalla sottile e alta fessura marcata di ombre che delimita in scorcio la porta del Paradiso, in uno spazio stretto, fuoriescono i raggi dorati a significare la volontà divina che scaccia l'uomo per il peccato; il comando è come ribadito dall'angelo che con la mano sinistra indica la via del mondo. Nell'ambiente esterno al Paradiso, spoglio e brullo, due monticelli, sembrano accompagnare il movimento delle due figure: quello di sinistra, declinando rapidamente, segue il passo della gamba sinistra di Adamo, quello più arrotondato accompagna la gamba sinistra di Èva rafforzando la dinamicità della fuoriuscita, voluta dalla perentoria forza divina. Le ombre ora ricomparse nette seguono e segnano il faticoso passo verso le difficoltà del mondo terreno. La gravita dell'accaduto non permette atti superficiali, l'intensità del dramma tende ogni forma, tutto è essenziale e concentrato in un'atmosfera satura della volontà di Dio. Il ritmo, che è nel passo delle due figure e che le accomuna, aumenta l'espressività che attraverso la gestualità delle braccia culmina nelle teste: una ripiegata in avanti e chiusa dalle mani è come immersa in un cosciente dolore di ripensamento, l'altra volta all'indietro grida all'esterno, alla terra, la sua angoscia." (Omelia Casazza, 1990)

 

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