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MOVIMENTI ARTISTI DA:   A - D E - M N - Z

Versione testuale

 

Impressionismo

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Movimento artistico sviluppatosi in Francia nella seconda metà del sec. XIX, che contrappose alla pittura accademica nuovi valori formali (rivalutazione della luce e del colore come mezzi atti a esprimere le impressioni suscitate nell'artista dalla natura, uso della pennellata rapida e densa), prediligendo il lavoro en plein air.

 

Le premesse

Il carattere rivoluzionario dell'impressionismo nei confronti della cultura figurativa ufficiale non costituì un'improvvisazione, ma una parziale ripresa dei motivi che avevano caratterizzato l'opera di J.B.C. Corot e dei paesaggisti di Barbizon, il realismo di G. Courbet e il romanticismo di E. Delacroix. Nella fase formativa del movimento ebbe grande importanza il programma antiaccademico di E. Manet, che dal 1863, con l'esposizione del Déjeuner sur l'herbe al Salon des refusés, poi di Olympia al Salon del 1865, infine con la polemica partecipazione all'esposizione del 1867, divenne il portabandiera delle tendenze innovatrici, pur non potendo essere considerato propriamente un impressionista. La critica ufficiale accolse negativamente le opere di Manet mentre Zola, sull’ "Événement" scriveva una serie di articoli in favore dello stesso E. Manet e degli altri pittori del gruppo che avevano esposto ai Salons di quegli anni (C. Pissarro, B. Morisot, P.A. Renoir, E. Degas, A. Sisley). La guerra del 1870 disperse il gruppo: gli artisti si arruolarono, J.R Bazille morì sul campo, C. Monet, C. Pissarro, A. Sisley si rifugiarono in Inghilterra dove non furono insensibili alle interpretazioni che del paesaggio avevano dato W. Turner e J. Constable; a Londra conobbero P. Durand Ruel, mercante d'arte, che divenne a Parigi un fervente sostenitore e finanziatore degli impressionisti.

 

La mostra del 1874

La prima manifestazione ufficiale dell' impressionismo, nell'Aprile-Maggio 1874, fu una mostra organizzata nello studio fotografico Nadar da una Société Anonyme des artistes con intenti di polemica indipendenza dal Salon ufficiale. Vi esposero una trentina di pittori tra cui Bazille, Cézanne, Degas, Monet, Morisot, Pissarro, Renoir, Sisley. La mostra non fu compresa e dal critico Leroy fu definita Exposition Impressionniste, con un neologismo dispregiativo derivato dal titolo di un quadro di Monet (Impression, soleil levant, 1872, Parigi, Musée Marmottan). Il termine "impressionista" fu invece accettato dai pittori stessi, entrando poi nell'uso comune. Le personalità, pur così diverse, di questi pittori erano accomunate dallo stesso desiderio di rompere con gli schemi accademici, sollecitati da una particolare sensibilità ai problemi relativi della "visione" e dalla indifferenza per il contenuto classicamente inteso.

 

La pittura e la tecnica.

Alla pittura in studio venne preferita la pittura all'aria aperta. Le vibrazioni luminose del paesaggio, dell'oggetto, della figura umana immersa nell'atmosfera furono fissate con istantaneità nei loro aspetti mutevoli, ricreate attraverso la giustapposizione di rapidi tocchi di colore; eliminando il disegno e il chiaroscuro con effetti plastici, per un sensibile non finito, gli impressionisti operarono una fusione tra oggetto, spazio e atmosfera, che coincise con l'impressione momentanea e soggettiva dell'artista. La tecnica adottata, pur trovando un sostegno teorico nei contemporanei studi sulla complementarità dei colori, non seguì un metodo rigorosamente definito, come avvenne poi per alcuni movimenti posteriori che proprio dall' impressionismo presero impulso (divisionismo), ma si realizzò sul piano della sensibilità pittorica individuale.

 

Le successive esposizioni.

Nel 1876 venne aperta al pubblico la seconda esposizione, nel 1877 la terza, che vide il gruppo presentarsi al completo per l'ultima volta; nelle cinque mostre successive, infatti (1879, 1880, 1881, 1882, 1886), si ebbe la defezione prima di Cézanne, poi di Renoir, Monet, Sisley, mentre vi figurarono di volta in volta nomi come Odilon Redon, G. Seurat, R Signac, F. Zandomeneghi. La mostra del 1877 espresse dunque il momento di massima coesione del movimento. Il più vivo interesse del pubblico spinse gli artisti a pubblicare il giornale 'Impressionniste', sul quale, oltre a difendersi dagli attacchi della stampa, puntualizzarono le caratteristiche del loro stile: "trattare un soggetto per i valori tonali e non per il soggetto in sé: ecco che cosa distingue gli impressionisti dagli altri pittori". Nel maggio 1878 T. Duret pubblicava "Les peintres impressionistes" (I pittori impressionisti) un primo studio d’insieme sull’argomento.

 

 

Mary Cassat   Canaletto   Raffaello   Gauguin   Van Dyck Anthony   Artinvest2000, Andrea Mantegna: "Christ the Redeemer" Congregazione di Carità, Correggio.