Fontana Lucio  1899 - 1968

 

 

 

 

 

Fontana Lucio: il pittore nacque a Rosario di Santa Fé, in Argentina, il 19 febbraio 1899 da uno scultore milanese. Morì il 7 settembre 1968, poco dopo essersi trasferito a Comabbio, vicino a Varese.    

 

La formazione

 Nel 1905 la famiglia si trasferì a Milano. Nel 1914 Fontana si iscrisse all'Istituto Tecnico per geometri "Carlo Cattaneo", diplomandosi nel 1918, dopo il servizio militare nella prima guerra mondiale, in cui era rimasto ferito. Nel 1922 seguì il padre in Argentina e due anni dopo vi aprì uno studio di scultore. Tornato a Milano, tra il 1928 e il 1930 completò gli studi all'Accademia di Brera, dove fu allievo dello scultore novecentista Adolfo Wildt.

 

La prima personale

 Tenne la prima mostra personale a Milano nel 1931 alla Galleria del Milone. Le forme riduttive della sua scultura figurativa, in parte sotto l'influenza di Martini, erano sintomi di una nuova linea di ricerca e del crescente interesse di Fontana per l'avanguardia europea. Nel 1931 creò le prime "tavolette graffite" in cemento colorato, incise con un' astrazione gestuale affine all' automatismo grafico dei surrealisti e anticipatrice della sua opera degli anni Cinquanta. Fu vicino agli artisti astratti raccolti intorno alla Galleria del Milione e sottoscrisse il manifesto della "Prima mostra collettiva d'arte astratta italiana", allestita a Torino nello studio di Felice Casorati ed Enrico Paulucci nel 1935. Numerose sculture astratte di Fontana eseguite in questo periodo sono andate perdute o distrutte e successivamente rifatte dall'artista negli anni Cinquanta.

 

Astratto e figurativo

 Malgrado nel 1935 avesse appoggiato il movimento parigino "Abstraction Création", continuò per tutto il decennio seguente a lavorare in un'alternanza di astratto e figurativo. Delle scarse commissioni pubbliche ricevute sotto il fascismo rimane testimonianza in un bassorilievo allegorico in marmo realizzato per il Palazzo di Giustizia di Milano nel 1937. Partecipò inoltre alle mostre di "Corrente", pur senza condividerne la posizione ufficiale di ostilità al "Novecento".

 

"Concetto spaziale" 1959

"Concetto spaziale" 1966

"Pietre, collage"

"Concetto spaziale"

Teatrino rosso, 1965

 

 

La ceramica

 Gli esperimenti per la ceramica risalgono anch'essi agli anni Trenta. Fontana iniziò a usare questo materiale nello studio di Tullio d'Albisola o Giuseppe Mazzotti in Liguria, lavorando pure presso la ditta Sévres di Parigi nel 1937. Le sculture in ceramica, influenzate in parte dall'opera di Medardo Rosso e di Umberto Boccioni, si facevano segnalare per libertà gestuale ed espressività plastica. Fontana fu citato da Marinetti nel Manifesto futurista della ceramica e dell'aeroceramica nel 1936.

Lo "spazialismo"

 Nel 1940 l'artista si imbarcò per l'Argentina e negli anni del secondo conflitto mondiale continuò  lavorare in uno stile figurativo. Nel 1946 fondò a Buenos Aires, con Jorge Romero Brest e Jorge Larco, l'Accademia di Altamira, che divenne ben presto un centro di giovani artisti e intellettuali e ispirò la elaborazione del Manifesto blanco. Benchè in realtà non recasse la firma di Fontana, il documento conteneva le idee che costituivano il fondamento teorico dello "spazialismo". Queste teorie furono ulteriormente sviluppate in una serie di cinque manifesti scritti tra il 1947 e il 1952. Dopo il definitivo ritorno a Milano, nel 1947, le ricerche sulle proprietà metafisiche e materiali dello spazio divennero il fulcro dell'opera di Fontana.

Altri materiali

 Nel 1949 creò le prime tele con i "buchi", seguiti nel 1959 da "tagli". Conduceva intanto esperimenti paralleli con il ciclo delle "nature" in terracotta e con sculture in metallo. I "concetti spaziali" con pietre e vetri colorati del 1952-53 sottolineano il suo costante interesse per la fisicità dei materiali e contemporaneamente evocano l'infinità dello spazio. Fontana si impegnò inoltre in installazioni di vaste dimensioni, iniziando nel 1949 con una mostra alla galleria del Naviglio di Milano in cui aveva creato un Ambiente spaziale che percorreva significativamente l'uso del neon nell'arte degli anni Sessanta. interessato al design di ambienti, Fontana collaborò all'inizio degli anni Cinquanta con l'architetto razionalista Luciano Baldessari alla decorazione di numerosi padiglioni d'esposizione.

La "fine di Dio"

 Nel corso degli anni Sessanta produsse la serie "fine di Dio" del 1963 tele ovali monocrome perforate da una massa di buchi e talvolta spruzzate di lustrini, evocanti la divinità e insieme il vuoto; e inoltre i "teatrini" del 1964, con forme astratte perforate in un'ambientazione scenica, come pure forme ellittiche in legno laccato punteggiato da fori a intervalli regolari  nel 1967. Nel 1966 Fontana ricevette il Gran Premio per la pittura alla Biennale di Venezia.

 

 

 

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