Artinvest2000. Movimenti artistici: I "Fauves"

 

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FAUVES 1905 1908

 

Artinvest2000: Andre Derain 1880-1954, Portrait of Matisse C. 1905   Artinvest2000: Andre Derain 1880-1954, Charing Cross Bridge, 1906, oil on canvas, Musée d'Orsay, Paris.   Artinvest2000. Maurice de Vlaminck 1876-1958,  "La Seine à Chatou" 1906, Metropolitan Museum of Art, New York.   Artinvest2000. Henri Emile Matisse Benoît: "The Conversation" 1909, oil on canvas, The Hermitage, St. Petersburg.

Con il termine fauves (in francese belve feroci) si indica un gruppo di pittori, per lo più francesi, che all’inizio del Novecento diedero vita ad un’esperienza di breve durata temporale ma di grande importanza nell’evoluzione dell’arte. Questa corrente è anche detta fauvismo.


Il gruppo dei fauves
"Bestie feroci" è l'espressione francese che fu adottata - forse, inizialmente, in senso dispregiativo - per un gruppo d'artisti che tenne la propria collettiva al Salon d'Automne di Parigi nell'anno 1905. Il primo ad utilizzare il termine fauves fu un critico d’arte, precisamente Vauxcelles, che definì la sala in cui esponevano questi artisti come una "cage aux fauves" cioè una "gabbia delle belve", per la “selvaggia” violenza espressiva del colore, steso in tonalità pure; successivamente questo termine comprese quei pittori legati tra loro da una comune percezione dell’arte e da profonda amicizia. Il gruppo dei fauves, che fu attivo solo fino al 1908, comprende molti pittori dei quali il più famoso è Matisse. Altri pittori da ricordare sono: André Derain, Vlaminck ed Marquet; culturalmente vicini all'espressionismo, questi artisti si differenziano dal gruppo tedesco per il fatto che hanno una minore angoscia esistenziale e un maggiore interesse per il colore.


Le idee dei fauves
I giovani fauves discutevano molto di impressionismo, spesso in termini negativi ma apprezzando la novità di una luce generata dall’accostamento di colori puri.


La loro arte si basava sulla semplificazione delle forme, sull’abolizione della prospettiva e del chiaroscuro, sull’uso incisivo del colore puro, spesso spremuto direttamente dal tubetto sulla tela. L'importante non era più, come nell'arte accademica, il significato dell'opera, ma la forma, il colore, l'immediatezza.


Partendo da suggestioni e stimoli diversi, ricercavano un nuovo modo espressivo fondato sull’autonomia del quadro: il rapporto con la realtà visibile non era più naturalistico, in quanto la natura era intesa come repertorio di segni al quale attingere per una loro libera trascrizione.


L'eredità artistica dei fauves
In un certo senso la pittura dei fauves ha partecipato alla più larga problematica dell'espressionismo europeo, influenzando principalmente l’espressionismo tedesco che ne riprese i temi principali (esaltazione della forza dell'arte primitiva, libertà dell'artista da vecchie convenzioni e da formalismi obsoleti). Ma è stata la formidabile crescita del cubismo a rompere l'unità del movimento dei fauves.

La breve durata del movimento (1905 - 1908 circa) fu probabilmente dovuta non solo alla mancanza di un programma ben preciso ma anche all'esaltazione della "pittura pura" e del "colore esplosivo" che dovevano da soli creare la forma e divenire realtà: paradossalmente, all'eccesso dei fauves seguì il successo del cubismo, visto come desiderio della forma e di una organizzazione maggiore che ponesse un freno all'assoluta libertà del colore.

 

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