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 Eliano Fantuzzi: 1909-1987

 

"Scalo merci a S.Lorenzo" 1947 "Buoi a villa Savoia"1941 "Tramonto rosso" 1971 "Venezia"1984 "Villa Borghese"1957 "Carretto rosso"1939

 

Eliano Fantuzzi: 1909-1987

La sua pittura geniale

Eliano Fantuzzi: 1909-1987Eliano Fantuzzi, documento vivo del nostro tempo, maestro di giovani, ricercatore di luci e forme che sono inconfondibilmente una sua creazione, rappresentante un modo del tutto particolare e geniale di far pittura, non può non restare nella schiera di coloro che dando un contributo alla ricerca creativa lasciano il segno di uomini e cose, ambienti e costumi, luci e ritmi di vita del nostro tempo.  

I falsi

 La sua storia è paragonabile a quella di uno dei maggiori artisti del mondo, Giorgio De Chirico. De Chirico e Fantuzzi sono i due artisti più falsificati d’Italia e per entrambi c’è da dire che se avessero dovuto dipingere tutte le opere recanti la loro firma avrebbero dovuto vivere più di mille anni. Si spera adesso, che qualcuno provveda a eliminare tutte le infinite imitazioni che girano nell’orbe terracqueo con la firma di Fantuzzi, per restituire il reale valore di mercato e quindi la giusta dignità a questo eccezionale artista; pensate che nel 1959 in una mostra alla Quadriennale Nazionale d’Arte di Roma i suoi cinque quadri esposti furono  venduti a circa seicentomila lire ciascuno e quindi oggi, proporzionandoli con l’attuale valore dell' euro e alla "giusta" rivalutazione di mercato, i suoi dipinti si  dovrebbero vendere a non meno di ottantamila euro  l’uno e sarebbe appena il giusto valore! Fantuzzi negli anni Settanta era quasi orgoglioso di  essere “copiato”, come se rappresentassero un  premio alla sua bravura. "Ho sempre pensato che gli  imitatori potessero essere degli artisti che non  trovassero da sbarcare il lunario. In seguito sono diventati una vera punizione, forse  temporanea, ma hanno creato  davvero tanta  confusione".

 

Fantuzzi si racconta.........

Nascita ed istruzione

 Nel 1909 nacqui a Modena, ai tempi mio padre  faceva l’insegnante all’Accademia della stessa  cittadina; ma mi portarono dopo pochi giorni a  Verona dove i miei primi ricordi sono legati ad una  grande parete bianca che i miei genitori avevano  messo a disposizione nella casa perché  la sporcassi  a mio piacimento, data la passione che avevo di  imbrattare tutto con colori e disegni. A sette anni dipinsi un grande quadro raffigurante  Muzio Scevola che si bruciava la mano. I veronesi mi chiamavano il piccolo pittore e la pittura fu poi la mia ragione di vita da adulto. Cominciai a quindici anni il Liceo Artistico di  Verona dopo gli studi del ginnasio ma, passato  solo  un anno di frequenza, giudicandomi già  idoneo mi  promossero all’Accademia. Da adolescente immaginavo gli artisti come quelli  della bohème con lunghi capelli e tentavo d’imitarli  ma mio padre buon militare dall’ educazione rigida  mi faceva tosare sempre senza scampo.

Giovane artista

 Eravamo nel 1924 e ricordo che sognavo Parigi una città della quale si parlava molto tra noi artisti  in erba. Tutte le sere o quasi andavo nella stazione  ferroviaria di Verona a veder passare il treno rapido  Trieste-Parigi ed immaginavo ogni volta di poterlo  prendere ed andare a vivere in quella città che  tanto sollecitava i miei desideri.

Nel 1929 realizzo il mio sogno di gioventù, mi trasferisco a Parigi dove la vita economica inizialmente mi risultò molto difficile: feci tanti lavori diversi, ma quello che nel quale soffersi di più fu nello trasportare la carne macellata. Grande salto nel 1935, quando  organizzai la mia prima in rue de la Grande Chaumiere sulla Rive Gauche dove feci la  conoscenza di Picasso. Entrai a far parte della cerchia dei massimi artisti del tempo, feci delle mostre oltre che a Parigi, a Lione Bordeaux e Grenoble; stabilii amicizie con Braque Matisse e Chagall.

La guerra

 Nel 1939 mi arruolai nell’esercito francese alla dichiarazione di guerra da parte francese alla Germania, ma nel 1940, all’ingresso dell’Italia in guerra contro la Francia, mi misero in un campo di concentramento. La cosa buffa e incredibile è  che fui liberato dai tedeschi e consegnato alle autorità italiane, considerandomi “combattente sul fronte politico". Alla frontiera venne il Re Vittorio Emanuele III ad accoglierci, mi chiesero dove volessi andare ed io risposi che volevo tornare a Parigi, dove mi attendeva mia moglie Pierrette. Dopo qualche tempo a Verona potei rientrare a Parigi dove la cosa più triste fu vedere i miei amici ebrei con la stella gialla mentre io purtroppo ero alleato dei loro aguzzini!

Roma

 La vita a Parigi diventava sempre più difficile decidemmo di raggiungere Roma nel 1943. La prima mostra Italiana fu organizzata a Roma nel 1945 da Tanino Chiurazzi, che esponeva nella sua galleria romana con Rosai, Omiccioli, Guttuso, Maccari, Monachesi, Cesetti e Campigli. Entrai a far parte nella rosa degli artisti più richiesti ed apprezzati dai collezionisti e soprattutto dalla critica (pur pensando che le critiche professionali sono spesso inconcludenti e presuntuose).

Arabia Saudita

 Nel 1948 fui chiamato ad affrescare il salone dei ricevimenti al palazzo della residenza a Taif. Questa città è un poco come la Versailles dell’Arabia Saudita e nel salone dipinsi per l’emiro due grandi scene di vita: “La pace” e “La guerra”. Nel primo dipinsi gli animali che si abbeveravano al fiume della vita e nella seconda gli animali che si azzannavano per divorarsi reciprocamente. Soggiornai nel Palazzo Reale sino al 1952. Dopo molteplici viaggi di studio in Europa e Nord America aprii, negli anni sessanta, uno studio a Capri da dove uscirà forse la produzione più apprezzata dai miei estimatori. Chiusi lo studio a Capri e decisi di trasferirmi nella città delle mie origini, Verona.

I suoi pensieri

 Ho sempre pensato di portare, con la mia pittura la gioia della luce della nostra vita così piena di emozioni splendide, nelle case e tra la gente. L’Amore è il riposo del guerriero dove ci si rilassa il corpo e l’anima per poi meglio affrontare  le battaglie interne ed esterne che tutti inevitabilmente abbiamo. Mi piacerebbe dipingere le anime delle persone e delle cose che non hanno materia. Vorrei dipingere colori impalpabili; difatti dovrò ancora eseguire il mio più bel dipinto….

                                                                                                                                                                                                                            Eliano Fantuzzi

 

 

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