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Correggio
(Antonio Allegri detto Il Correggio) Reggio Emilia, 1489 - 1534. Della
sua vita appartata, trascorsa quasi tutta a Correggio tranne un
prolungato soggiorno a Parma, abbiamo poche notizie costituite quasi
esclusivamente da contratti di lavoro e ricevute di pagamenti; i primi
noti sono quelli del 1514 per una pala nella chiesa francescana di
Correggio (Madonna di San Francesco, Dresda, Gemaìdegal) e per le ante
d'organo (perdute) del monastero di San Benedetto Po (dove gli vengono
riferiti con dubbio, alcuni affreschi); segue quello del 1517 per la
perduta pala di Albinea (Reggio Emilia). Dalla sua posizione «di
provincia» il Correggio elabora con fervida vivacità intellettuale un
linguaggio pittorico tra i più ricchi e originali nel rinnovamento
artistico del primo Cinquecento, capace di dare stimoli non solo al suo
secolo, ma anche al successivo. La sua formazione, dopo una fase di
semplice apprendistato, si svolge dalla prima determinante esperienza
dell'ambiente mantovano, con l'illusionismo prospettico del
Mantegna
e il garbato classicismo del Costa, ai successivi arricchimenti forniti
dalla conoscenza dello sfumato
leonardesco
e del tonalismo di
Giorgione, dallo studio di
Raffaello
(meditato dapprima sulla Madonna Sistina a Piacenza e poi durante un
sicuro, benché non documentato, viaggio a Roma, probabilmente nel 1518).
Il Correggio è capace di risolvere la sua vasta e complessa ricerca
culturale in una pittura di una freschezza e tenerezza che continuamente
si rinnovano, capace di conquistare lo spettatore con la naturale
affabilità degli atteggiamenti e la preziosa delicatezza delle gamme
cromatiche. L'orientamento a superare la severità
mantegnesca
mediante la sperimentazione degli spunti più recenti e innovativi si
manifesta nella produzione giovanile, nelle ariose e articolate
composizioni della Madonna con santa Elisabetta (Filadelfia, Johnson
Collection), della Natività e dell''Adorazione dei Magi (Milano, Brera),
della Madonna di san Francesco di Dresda, così come nella lirica
interpretazione del tema della Madonna col Bambino in un paesaggio,
offerta dalla cosiddetta Zingarata (1517 ca, Napoli, Museo di
Capodimonte). I suoi molteplici interessi maturano con definitiva
certezza nella splendida decorazione della Camera della Badessa Giovanna
da Piacenza, nel monastero di San Paolo a Parma (1518-19 ca): le
allusioni araldiche e le rievocazioni mitologiche sono sviluppate senza
il minimo impaccio pedantesco nella festosa atmosfera della pergola
fiorita che si inarca sopra le lunette a monocromo della base,
un'invenzione nella quale sono liberamente e originalmente riassorbiti i
ricordi della Camera degli Sposi del
Mantegna,
della Sala delle Asse di
Leonardo
e soprattutto della Loggia della Farnesina di
Raffaello.
Ma il Correggio è anche capace di reggere con grande energia la
dimensione monumentale, come dimostra nella decorazione affrescata della
cupola di San Giovanni Evangelista a Parma (1520-23; distrutto è invece
l'affresco che ornava un tempo il catino absidale: frammento alla
Galleria Nazionale di Parma): qui l'esperienza romana viene maturata e
superata dall'eliminazione di ogni supporto architettonico in favore del
libero e dinamico comporsi delle figure nello spazio.
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Questo principio innovatore - che avrà grandi conseguenze
nel secolo seguente - troverà la sua espressione più compiuta pochi anni dopo
nella vertiginosa Assunzione della Vergine nella cupola del Duomo di Parma,
commissionatagli nel 1522 e completata nel 1526-30. Qui la raffigurazione,
innestata su un finto parapetto marmoreo, si dilata in un turbinoso agitarsi di
corpi scorciati, inglobati in volute concentriche di nubi mediante morbidissimi
chiaroscuri che annullano ogni effetto di spazio reale. In questi anni
parmigiani si colloca un cospicuo gruppo di opere molto significative: la
ricerca di nuovi moti affettivi e di espressioni estatiche nelle due tele già
nella Cappella Dei Bono, Martirio di quattro santi e Compianto (1522-25, ora
alla Galleria Nazionale di Parma); gli studi degli effetti di luce nella dorata
atmosfera meridiana della Madonna di san Gerolamo detta il giorno (1523-28,
Galleria Nazionale di Parma) e nel suggestivo «notturno» della pressoché
contemporanea Adorazione dei pastori detta La notte (Dresda, Gemaìdegal) che
propongono anche la dinamica struttura compositiva in diagonale; la Madonna
della cesta (Londra, National Gallery) e la Madonna della scodella (Galleria
Nazionale di Parma); la sontuosa Madonna di san Giorgio, anch'essa a Dresda
(1530 ca) che tanti spunti darà alla successiva generazione manierista. La più
importante impresa degli ultimi anni del Correggio riguarda la serie di tele con
gli amori di Giove commissionatagli dal duca di Mantova, pare per farne dono a
Carlo V; tra il 1531 e il 1534 l'artista dipinse le storie di Leda (Staatliche
Museen zu Berlin) Io e Ganimede (Vienna, Kunsthistorisches Museum) e Danae
(Roma, Galleria Borghese) interpretando i temi mitologici con sottile,
inimitabile erotismo e straordinaria felicità pittorica.
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