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Carlo Carrà 1881 - 1966

 

English Version

Carlo Carrà 1881 - 1966Carrà Carlo: il pittore nacque a Quargnento l'11 febbraio 1881 e scomparve nel 1966.

Il principio 

Nei primi tre decenni del secolo l'opera di Carrà riflette gli sviluppi artistici fondamentali, dal "Futurismo" alla pittura "Metafisica" al "Novecento" e alla pittura murale degli anni Trenta. A dodici anni fu messo a bottega da un imbianchino del paese, continuando poi a guadagnarsi da vivere come stuccatore e decoratore anche dopo il trasferimento a Milano nel 1895. Nel 1899-1900 si recò a Parigi per decorare i padiglioni dell'Exposition universelle; andato a vivere per sei mesi tra gli anarchici in esilio a Londra, studiò le opere di Karl Marx e Michail Bakunin.

La politica 

 Nel periodo 1904-05 frequentò i corsi della Scuola serale d'arte applicata di Milano. Nel 1906 si iscrisse all'Accademia di Brera, dove fu allievo di Cesare Tallone con Aroldo Bonzagni e Romolo Romani. Nel 1908 lavorando all'allestimento delle mostre per la Famiglia Artistica, conobbe Boccioni e Russolo. Insieme a Severini e Balla firmarono nel 1910 il Manifesto dei pittori futuristi di Marinetti. Nello stesso anno Carrà iniziò i "Funerali dell'anarchico Galli". Fu la tecnica divisionista di Giuseppe Pellizza da Volpedo a ispirargli il trattamento di questo tema politico.

Parigi 

 In seguito a un viaggio a Parigi, nel 1911, Carrà rielaborò la tela per assimilare la frammentazione della forma tipica del "Cubismo". La versione finale fu esposta nel febbraio 1912 alla mostra Futurista alla Galerie Bernheim-Jeune.

La prima guerra mondiale 

 La crescente rivalità con Boccioni e le divergenze con Marinetti portarono Carrà a prendere le distanze dal gruppo milanese e a collaborare con Ardengo Soffici e Giovanni Papini al periodico "Futurista" "Lacerba" di Firenze nel 1913-15. Nel 1914 si recò di nuovo a Parigi e si accingeva a concludere un contratto con il gallerista Daniel Henry Kahnweiler quando scoppiò la prima guerra mondiale. Nel 1915 appoggiò la campagna interventista con Guerra-pittura, un volume di parole in libertà che intendeva essere una risposta a Pittura scultura futuriste di Boccioni nel 1914. 

La solidità plastica 

 Durante gli anni della guerra Carrà sviluppo uno stile consapevolmente ingenuo o "antigrazioso", ispirato alla solidità plastica dei trecentisti toscani e a Henri Rousseau. Espresse le proprie idee sui valori tattili della pittura negli scritti "Parlata su Giotto" e "Paolo Uccello costruttore", pubblicati su "La voce" nel 1916.

 

Leaving the Theatre, 1909, oil on canvas, private collection, London   Carlo Carrà, "Pettinarsi" 1939   Carlo Carrà "Nuotatori" 1932   Carlo Carrà "Donna al balcone" 1912   Carlo Carrà "Le figlie di Lot" 1940      Carlo Carrà "Partita di Calcio" olio su tela di Carlo Carra' dipinto nel 1934

 

La solidità plastica 

 Durante gli anni della guerra Carrà sviluppo uno stile consapevolmente ingenuo o "antigrazioso", ispirato alla solidità plastica dei trecentisti toscani e a Henri Rousseau. Espresse le proprie idee sui valori tattili della pittura negli scritti "Parlata su Giotto" e "Paolo Uccello costruttore", pubblicati su "La voce" nel 1916.

La pittura metafisica 

 Richiamato per il servizio militare a Ferrara nel 1917, vi conobbe Giorgio De Chirico e Savinio, dando vita insieme con loro alla "scuola" della pittura Metafisica. Gli interni di Carrà del periodo tra il 1917 e il 1919 rivelano l'inquietante iconografia caratteristica della Metafisica, ma l'atmosfera delle sue immagini è assai diversa dalla diffusa ironia e dal nichilismo dell'opera dechirichiana.

I valori pittorici 

 Carrà si impegnò a rendere la solidità e l'enfatica tridimensionalità degli oggetti, riaffermando la propria fede in un ordine sottostante. In articoli come il rinnovamento della pittura italiana, pubblicato dal periodico romano "Valori Plastici", propugnò un ritorno ai valori pittorici della tradizione italiana. Nel 1921 divenne critico d'arte del quotidiano "L'Ambrosiano" una posizione influente che mantenne per diciassette anni.

La sua incertezza 

L'incertezza stilistica di Carrà si risolse soltanto nel 1921 con "Il pino sul mare". Wilhelm Worringer dedicò un importante saggio al dipinto nel periodico di Zurigo "Wissen und Leben" nel 1925, sostenendo che Carrà aveva raggiunto un nuovo e armonioso equilibrio tra l'artista e il soggetto. Il quadro faceva parte di una serie di opere che riflettevano il clima del "realismo magico" del "novecento", alle cui mostre Carrà prese parte. Dal 1926 trascorse l'estate a Forte dei Marmi, sulla costa toscana, dove dipinse paesaggi marini con pennellate suggestive  e superfici uniformi, ispirati al recupero del naturalismo lombardo dell'Ottocento.

Il nuovo stile 

 Questo stile rimase caratteristico della sua pittura per tutto il resto della vita, insieme al principio secondo il quale tutti i valori figurativi di forma e colore sono subordinati a un ordine architettonico soggiacente. Nel 1933 Carrà sottoscrisse il Manifesto della pittura murale di Sironi ed eseguì affreschi per la Triennale di Milano del 1933 andato distrutto e per il Palazzo di Giustizia nel 1938.

La nomina 

 Nel 1941 fu nominato professore di pittura all'Accademia di Brera. Negli anni del dopoguerra Carrà modificò gradualmente i paesaggi e le marine di Forte dei Marmi con superfici smorzate, pennellate meno compatte e un'accentuata luminosità. Nel 1962 quattro anni prima della sua morte, al Palazzo Reale di Milano fu allestita una mostra antologica della sua opera.

 

Carlo Carrà "L'attesa" 1923   Carlo Carrà "Ritratto di Marinetti"   Carlo Carrà "The artist"   Carlo Carrà "Armtrain"   Carlo Carrà "Verso casa" 1939   Carlo Carrà "Pino sul mare" 1921   The Horsemen of the Apocalypse, 1908, oil on canvas, Art Institute of Chicago

 

 

 

 

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