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Michelangelo Merisi da Caravaggio, detto "Caravaggio" 1573 - 1610
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Caravaggio: il nome reale del pittore è Michelangelo Merisi nato a Caravaggio nel 1573 e scomparso a Port' Ercole nel 1610. Figlio di un architetto fu apprendista a Milano dal 1584 al 1592 ca. presso il pittore San Peterzano. Incerta è la notizia di un suo viaggio a Venezia è invece probabile che egli giungesse a Roma verso il 1592-93. Nei primi anni del soggiorno romano, dipingendo fiori e frutta alla bottega del Cavalier d'Arpino (gli sono state in passato attribuite alcune nature morte: Roma, Galleria Borghese; Hartford, Connecticut, Wadsworth Atheneum), si legò d'amicizia con i pittori A. Grammatica, P. Orsi e M. Minniti. Il Cardinale Francesco Maria Del Monte fu il primo potente protettore romano di Caravaggio, egli ospitò il giovane pittore nel proprio palazzo, affidandogli la decorazione affrescata del gabinetto alchimistico (Casino Ludovisi), ed esercitò un severo controllo sulla sua produzione giovanile (1594-99 ca.) certamente influenzando, a livello teorico, la sua formazione artistica. Per la collezione del Cardinale Caravaggio eseguì il "Concerto" (New York, Metropolitan Museum) i "Giocatori di carte" o "I bari" (1596, già a Roma, Collezione Sciarra, ora Forth Worth, Kimbell Art Museum), "Buona ventura" (1596 circa, Roma, Musei Capitolini), il "Suonatore di liuto" (1596, San Pietroburgo, Ermitage), la "Santa Caterina" (1598, Madrid, Mus. Thyssen-Bomemisza), "La Medusa" e probabilmente il "Bacco" (Firenze, Uffizi), inviati da Del Monte al granduca di Toscana, il "Canestro di frutta" donato al Cardinale Federico Borromeo (1597 ca. Milano, Pinacoteca Ambrosiana). Negli stessi anni realizzò per Ciriaco Mattei il "San Giovanni Battista" (Roma, Pinacoteca Capitolina) e per Ottavio Costa la "Giuditta decapita Oloferne" (Roma, Gall. Naz. d'Arte Antica). Tramite il Del Monte, Caravaggio entrò in relazione con alcune delle più importanti famiglie romane: i Giustiniani, per i quali eseguì, tra l'altro, il "Ritratto di donna" 1597-99 e "L'Amore vincitore" (entrambi già allo Staatliche Museen di Berlino), i Barberini: "Sacrificio di Isacco" (Firenze, Uffizi), i Borghese: "San Gerolamo", "Davide" (Roma Galleria Borghese), i Mattei "Cena in Emmaus" (Londra, National Gallery), "Cattura di Cristo" (Dublino, National Gallery), i Patrizi: "Cena in Emmaus" (Milano, Brera). Fu ancora per interessamento di Del Monte che ottenne la decorazione della "Cappella Contarelli" in San Luigi dei Francesi, 1599-1602: "San Matteo e l'Angelo", "La vocazione di San Matteo", "Il martirio di S. Matteo". Agli stessi anni (1600-01) risalgono le tele della "Cappella Cerasi" in Santa Maria del Popolo: "Crocifissione di S. Pietro" "Conversione di S. Paolo" mentre di poco posteriori sono la "Deposizione" per la "Chiesa Nuova" (1602-1603, Città del Vaticano, Musei Vaticani) "La Madonna dei pellegrini" (1603-05, Roma, Sant'Agostino) "Morte della Vergine" per Santa Maria della Scala (1606 circa, Parigi, Louvre) e la "Madonna dei palafrenieri" per San Pietro (1606, Roma, Galleria Borghese). Il 29 Maggio 1606 Caravaggio che aveva già subito azioni penali (tra cui il processo per diffamazione intentatogli nel 1603 da G. Baglione) uccise in una rissa un tal Tommasoni, suo avversario in una partita di pallacorda. Fuggito da Roma, protetto dapprima dai Colonna, si rifugiò in seguito a Napoli (1606-07) dove soggiornò per circa un anno lavorando a molti dipinti: "Sette opere della Misericordia" (Chiesa del Pio Monte della Misericordia) "Madonna del Rosario" (Davide, Vienna, Kunsthistorisches Museum) e altri. Fu quindi a Malta (1608) "San Gerolamo","Decollazione di San Giovanni Battista" ( La valletta duomo), "Amore dormiente" (Firenze, Galleria Palatina di Palazzo Pitti), ma ne partì precipitosamente dopo un litigio, inseguito dagli emissari dei Cavalieri dell'Ordine. Le tappe della fuga angosciosa sono scandite dalle sue ultime opere: da Siracusa, dove sbarcò "Seppellimento di S. Lucia" (Galleria Regionale Palazzo Bellomo, già Chiesa di Santa Lucia, a Messina), "Adorazione dei pastori", "Resurrezione di Lazzaro" 1608-09, (Museo Regionale, a Palermo) "Adorazione dei pastori" (trafugata, già all'oratorio di San Lorenzo) infine a Napoli, dove giunse verso l'ottobre del 1609. Riconosciuto, pare del tutto accidentalmente, dai sicari dei Cavalieri, fu aggredito e brutalmente ferito. Guarito dalle lesioni, essendosi sparsa la notizia che il Papa gli avrebbe perdonato l'omicidio romano, si sarebbe imbarcato su una feluca per ritornare a Roma e secondo recenti notizie documentarie, sarebbe stato costretto a scendere a Palo per accertamenti: una volta libero dietro cauzione, si sarebbe trascinato, forse a piedi, fino a Porto Ercole, per recuperare i propri effetti personali dalla feluca, nel frattempo ripartita per Napoli e lì sarebbe morto, probabilmente di polmonite o dissenteria il 18 luglio 1610. La formazione di Caravaggio è legata alla cultura lombardo-veneta, come traspare nel "Il Riposo nella fuga in Egitto" (Roma, Galleria Doria Pamphili). Tutte le opere giovanili, dipinte a tinte chiare, confermano le complesse sollecitazioni culturali di cui Caravaggio risentì; la critica più recente ha cercato di interpretare lo sconcertante erotismo dei soggetti apparentemente non religiosi: "Concerto", "Fanciullo morso da un ramarro" noto in due esemplari (Firenze, Collezione Longhi e Londra, National Gallery) "Ragazzo con canestro di frutta" (Roma, Galleria Borghese); "Suonatore di liuto" (San Pietroburgo, Ermitage) mettendolo in rapporto con le teorie armoniche "L'androgino", cioè l'uomo-donna e "l'Armonia", rappresentazione allegorica di Dio come unità dei contrari e con l'elitaria simbologia cristologica (il Bacco offre, come Cristo, il calice della salvezza), assai diffusa presso i colti prelati per i quali Caravaggio dipinse. Nelle opere mature, e soprattutto nei due grandi cicli di San Luigi dei Francesi e della Madonna del Popolo, Caravaggio accentua, con inaudita evidenza, la rappresentazione della realtà più brutale e immediata con l'impiego di forti contrasti di ombre e luci: è quest'ultima, ora, che plasma le figure e determina gli ambienti e le situazioni, intervenendo come apparizione simbolica, come «Grazia» nella "Vocazione di S. Matteo" in San Luigi dei Francesi, o come evento drammatico nell'intensità dei gesti, "Il martirio di S. Matteo" sempre in San Luigi. Le composizioni più tarde acquistano maggior rigore compositivo e una più nuda semplificazione degli spazi, mentre la luce crea zone d'ombra ancora più profonde, evidenziando le figure con sinistri lampeggiamenti che accentuano la drammaticità della rappresentazione. La resa brutale della realtà e la presenza della luce come apparizione simbolica danno alle opere di Caravaggio un contenuto profondamente religioso, quale non fu raggiunto da nessuno dei suoi numerosi seguaci e ammiratori. D'altra parte tale religiosità trova riscontro nell'impulso dato da alcuni settori della controriforma cattolica "San Filippo Neri, Sant' Ignazio di Lojola, San Carlo Borromeo" alla pratica di culto rivolta a più larghi strati popolari. Tuttavia la spregiudicata aderenza delle opere di Caravaggio al contenuto umano dei testi biblici travalica gli intenti stessi dei riformatori; ciò spiega l'ostilità che suscitarono talune delle sue opere "Morte della Vergine" del Louvre, che fu dipinta per la chiesa romana di Santa Maria della Scala, ma rifiutata dal clero" e il sostanziale isolamento in cui egli operò. Vedi anche: SFONDI DEL CARAVAGGIO |
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Caravaggio (Biografia essenziale) La luce di Caravaggio Si formò a Milano sulle opere di maestri bergamaschi e bresciani del Cinquecento, dai quali trasse l'attenzione al fatto reale quotidiano, e una religiosità schietta e priva di enfasi. Caratteristica innovatrice della sua pittura è la funzione della luce, che fa emergere le cose dall'ombra e costruisce i volumi. Questi elementi maturarono quando Caravaggio si trasferì a Roma intorno al 1593. Alcune opere si riferiscono agli anni che seguirono il periodo di alunnato presso la bottega del pittore bergamasco S. Peterzano e che l'artista eseguì prima del suo viaggio a Roma: "Bacco" negli Uffizi di Firenze; "Fanciullo morso da un ramarro" collezione di R. Longhi; "Buona ventura" esposto al Louvre di Parigi; "Il Riposo nella fuga in Egitto" esposto nella Galleria Borghese di Roma e la "Maria Maddalena convertita" esposta alla Galleria Doria Pamphilj di Roma. Il realismo quotidiano Ai primi brani di realismo quotidiano "Il Bacchino malato" esposto nella Galleria Borghese di Roma, il più tardo "I bari" esposto al Kimbell Art Museum, Forth Worth e il bellissimo "Canestro di frutta" esposto nella Pinacoteca ambrosiana di Milano, succedono composizioni più complesse che culminano nel ciclo per la cappella Contarelli in S. Luigi dei Francesi. Queste opere "S. Matteo e l'angelo" e "Vocazione e Martirio di S. Matteo" suscitarono scandalo per l'ardita interpretazione realistica degli episodi religiosi, narrati con drammatico linguaggio chiaroscurale.
La maturità dell'artista Forte ed essenziale l'impianto dei dipinti per S. Maria del Popolo: la"Crocifissione di S. Pietro" e la "Conversione di S. Paolo" che segnarono il culmine della sua maturità artistica. Le ultime opere romane la "Madonna di Loreto" la "Madonna del serpe" "La cena in Emmaus" e "La morte della Vergine" furono aspramente criticate per il crudo realismo. La fuga Coinvolto nel 1606 in una rissa mortale, fu colpito da bando capitale e riparò a Napoli. Le opere colà eseguite "La Madonna del Rosario"e le "Sette opere di Misericordia" mostrano un ulteriore frantumarsi della luce e un accentuarsi del movimento delle figure. Da Napoli la sua fuga passò a Malta e di qui si recò in Sicilia. Nelle sue opere l'estro dell'artista diviene sempre più tragico come testimonia il "Seppellimento di S. Lucia".
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Opere principali § "Bacco malato" olio su tela del 1593 ca. esposto nella Galleria Borghese, Roma; § "Madonna del serpe" o Madonna dei Palafrenieri, olio su tela del 1606 esposto nella Galleria Borghese, Roma; § "Maria Maddalena convertita" olio su tela del 1596-97 esposto nella Galleria Doria-Pamphilj, Roma; § "Riposo nella fuga in Egitto" olio su tavola del 1596-97 esposto nella Galleria Doria Pamphili. § "Vocazione di S. Matteo" olio su tela del 1599 visibile nella chiesa di S. Luigi dei Francesi nella cappella Contarelli. § "S. Matteo e l'angelo" olio su tela del 1602 visibile nella chiesa di S. Luigi dei Francesi nella cappella Contarelli. § "Crocifissione di S. Pietro" 1600 Olio su tela, 230 x 175 cm. Cappella Cerasi, Santa Maria del Popolo, Roma. § "Madonna di Loreto" o la "Madonna dei Pellegrini" olio su tela del 1603-05 nella chiesa di S. Agostino. § "Seppellimento di S. Lucia" olio su tela del 1608 nella chiesa di S. Lucia a Siracusa. § "Deposizione nel sepolcro" olio su tela del 1602-03 esposto nella Pinacoteca vaticana. § "Madonna del Rosario" olio su tela del 1607 nel Kunsthistorisches Museum di Vienna. § "Bacco" olio su tela del 1596, esposto a Firenze nella Galleria degli Uffizi. § "Sacrificio di Isacco" Olio su tela del 1605 esposto a Piasecka-Johnson Collection, Princeton. § "Cattura di Cristo" Olio su tela del 1598, esposto al National Gallery of Ireland, Dublin. § "Decollazione del Battista" olio su tela del 1608 esposto nella Cattedrale di S. Giovanni in La Valletta a Malta. § "Cena in Emmaus" "Supper at Emmaus" 1606 Olio su tela, 141 x 175 cm. Pinacoteca di Brera, Milano. § "Canestro di frutta" olio su tela del 1597 ca. esposto nella Pinacoteca ambrosiana di Milano. § "Sette opere della Misericordia" olio su tela del 1607 esposto nella chiesa del Pio Monte della Misericordia a Napoli. § "Buona ventura" olio su tela del 1596-97 esposto al Musée du Louvre di Parigi. § "Morte della Vergine" olio su tela del 1605-06 esposto al Musée du Louvre di Parigi.
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Seguaci e imitatori del Caravaggio
Il dibattito storiografico. Così come la filologia caravaggesca ha
attraversato fasi alterne - dalle cautele della tendenza restrizionista
degli anni Cinquanta rappresentata da L. Venturi e W. Friedlànder, che
ritenevano necessario circoscrivere il corpus del lombardo alle sole
opere citate dalle fonti, alla tendenza opposta, definita
«espansionistica» e promossa dalla "connoisseurship" - anche il dibattito
storiografico sul caravaggismo ha registrato analoghe oscillazioni,
tanto che ancora oggi non è del tutto possibile tracciare dei confini
definitivi per tale fenomeno artistico. L'istintiva incapacità di
Caravaggio di adattarsi alle regole consuetudinarie della prassi
pittorica contrasta vivacemente con l'idea tradizionale di «scuola»,
anche se tale concetto sembra essere originato dalle stesse fonti
seicentesche e per primo da G. Mancini che include quella caravaggesca
tra le quattro scuole più importanti dei suoi tempi, annoverandovi B.
Manfredi, J. de l Ribera, Cecco del Caravaggio, lo Spadarino, C.
Saraceni e A. Grammatica. La rosa dei seguaci stretti di Caravaggio
risulta leggermente modificata : nella più tarda biografia del pittore
redatta da G.P. Bellori, che a Manfredi, Saraceni e Ribera aggiunge due
pittori stranieri, Valentin de Boulogne e G. Van Honthorst. Nella
moderna letteratura artistica la prima sistemazione del problema dei
caravaggeschi fu effettuata nel 1943 da R. Longhi, che riaffermò anche
come l'eredità più importante di Caravaggio fosse da cercare fuori
d'Italia, individuando nella portata europea della visione caravaggesca
le premesse per l'arte dei maggiori esponenti del naturalismo
seicentesco, da "Velazquez"
a "Rembrandt" a
Vermeer. La
questione ricevette un'impostazione completamente diversa alla fine
degli anni Sessanta negli studi di A. Moir che, in modo discutibile,
limitò l'indagine ai soli artisti italiani, al contempo allargando
l'area caravaggesca fino a comprendervi pittori della più svariata
provenienza e formazione, da B. Cavallino al Piazzetta e spostando in
avanti i limiti cronologici ben entro il Settecento. Contro tale
tendenza, definita più tardi «pancaravaggesca», la critica reagì negli
anni Settanta con un atteggiamento restrizionista a tratti
semplificatore: cercando dei criteri oggettivi, affermò che per
appartenere alla cerchia caravaggesca era necessario essere stati in
Italia e avere avuto diretti contatti con le opere di Caravaggio,
dimostrando di aderire in modo esplicito al suo stile e alla sua visione
pittorica. Venivano così a essere depennati dall'orbita di influenza
caravaggesca, oltre ai naturalisti spagnoli, sia A. Elsheimer, di cui
oggi si ribadisce la consentaneità col lombardo nonché gli stretti
rapporti con artisti quali O. Gentileschi e C. Saraceni, sia "Rubens"
la cui ammirazione per Caravaggio è un dato storico concreto, come
provano l'acquisto per i Gonzaga della "Morte della
Vergine" ora al Louvre e l'arrivo ad
Anversa della "Madonna del
Rosario" ora al Kunsthistorisches
Museum di Vienna. Il passaggio temporaneo di queste due grandi opere
religiose in ambito nordeuropeo poté bilanciare l'interpretazione in
qualche modo deviante della poetica caravaggesca offerta dai pittori
della Scuola di Utrecht, che importarono nel Nord le tematiche profane
originate dal filone manfrediano. Alla fine degli anni Settanta, B.
Nicolson riportò l'attenzione sulla dimensione internazionale del
movimento caravaggesco. I primi seguaci.
È evidente che Caravaggio, pur non avendo mai avuto dei veri e propri
allievi, attrasse con le sue sconvolgenti innovazioni un numero di
artisti senza precedenti. La devozione al Merisi, tuttavia, registrò
diversi livelli di intensità, cosicché risultano ancora valide le
osservazioni del Mancini secondo cui i caravaggeschi si dividevano in
tre gruppi: artisti che si convertirono interamente al nuovo linguaggio;
artisti che aderirono al caravaggismo solo temporaneamente o
episodicamente; e infine artisti che, pur essendo profondamente
influenzati da Caravaggio, mantennero una propria autonomia stilistica.
A queste categorie descritte dal Mancini si possono effettivamente far
corrispondere molti tra i più importanti caravaggeschi: Manfredi, B.
Caracciolo, Grammatica, Spadarino, O. Riminaldi, Cecco del Caravaggio,
Valentin, Trophime Bigot, il «Pensionante del Saraceni», per il primo
raggruppamento; Baglione, O. e A. Gentileschi, N. Toumier, S. Vouet, D.
Van Baburen, Ribera, M. Preti per il secondo e per il terzo, O.
Borgianni, C. Saraceni, B. Cavarozzi, G. Serodine, H. Terbrugghen, G.
Van Honthorst, M. Stomer e J.B. Maino. Procedendo in senso cronologico,
il primo a dover essere citato, per ragioni di precocità, è G. Baglione,
che aderì fino all'emulazione al modello caravaggesco nelle due versioni
dell' "Amore divino che vince Amore terreno" (Berlino, Staatliche Museen
e Roma, Galleria Nazionale d'Arte Antica, replica autografa datata 1602)
e in altre opere realizzate tra il 1601 e il 1603 che costituiscono gli
esiti più alti del pittore romano; la risoluzione traumatica della sua
brevissima esperienza caravaggesca avverrà con il processo del 1603 in
cui Baglione querelò Caravaggio per aver diffuso versi diffamatori nei
suoi confronti. Tra ì pittori più anziani O. Gentileschi, attraverso la
conoscenza diretta del lombardo, pervenne, già quasi quarantenne, a una
stupefacente mutazione del suo stile, coniugando il limpido magistero
disegnativo dei toscani col naturalismo caravaggesco in quadri
raffinatissimi databili entro il primo decennio del Seicento (David,
Roma Galleria Spada e Dublino, National Galery of Ireland; Battesimo di
Cristo, Roma, Santa Maria della Pace). L'arte di C. Saraceni e dì O.
Borgianni rappresenta aspetti molto diversi del primo caravaggismo.
Saraceni, giunto a Roma intorno al 1598, si avvicinò dapprima alla
lucida concentrazione sul motivo naturale propria di Elsheimer e già nel
1606 è segnalato nel secondo processo intentato dal Baglione tra gli
«aderenti» del Merisi, ma solo le opere sacre del secondo decennio
mostrano la sua fase più decisamente caravaggesca (Miracolo di San Benno
e Martirio di San Lamberto, 1617-18, Roma, Santa Maria dell'Anima).
Borgianni per il potente chiaroscuro e l'uso della luce si mostra
debitore di Caravaggio, di cui fu personale nemico (David e Golia, 1607
circa Madrid, Real Accademia di San Fernando; Sacra Famiglia, 1615 circa
Roma, Galleria Nazionale d'Arte Antica), ma il suo naturalismo ha uno
sviluppo indipendente, originato da una complessa cultura maturata in
Spagna e dalla rielaborazione della pittura veneta, da Tiziano a
Tintoretto ai Bassano. Tra gli artisti più anziani va ancora menzionato
A. Grammatica, che accolse Caravaggio nella sua attivissima bottega poco
dopo il suo arrivo a Roma, ma che mostrò la sua adesione alle istanze
del Merisi solamente alla fine della sua carriera "Adorazione dei pastori"
Roma, San Giacomo degli Incurabili, 1620-26). Sull'esempio delle opere
lasciate da Caravaggio a Napoli si formò B. Caracciolo, i cui dipinti di
impronta precocemente caravaggesca sono anteriori alla fine del primo
decennio.
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