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Michelangelo Merisi da Caravaggio, detto "Caravaggio" 1573 - 1610

 

English version

 

Caravaggio: il nome reale del pittore è Michelangelo Merisi  nato a Caravaggio nel 1573 e scomparso a Port' Ercole nel 1610.

Caravaggio: il nome reale del pittore è Michelangelo Merisi  nato a Caravaggio nel 1573 e scomparso a Port' Ercole nel 1610. Figlio di un architetto fu apprendista a Milano dal 1584 al 1592 ca. presso il pittore San Peterzano. Incerta è la notizia di un suo viaggio a Venezia è invece probabile che egli giungesse a Roma verso il 1592-93. Nei primi anni del soggiorno romano, dipingendo fiori e frutta alla bottega del Cavalier d'Arpino (gli sono state in passato attribuite alcune nature morte: Roma, Galleria Borghese; Hartford, Connecticut, Wadsworth Atheneum), si legò d'amicizia con i pittori A. Grammatica, P. Orsi e M. Minniti. Il Cardinale Francesco Maria Del Monte fu il primo potente protettore romano di Caravaggio, egli ospitò il giovane pittore nel proprio palazzo, affidandogli la decorazione affrescata del gabinetto alchimistico (Casino Ludovisi), ed esercitò un severo controllo sulla sua produzione giovanile (1594-99 ca.) certamente influenzando, a livello teorico, la sua formazione artistica. Per la collezione del Cardinale Caravaggio eseguì il "Concerto" (New York, Metropolitan Museum) i "Giocatori di carte" o "I bari" (1596, già a Roma, Collezione Sciarra, ora Forth Worth, Kimbell Art Museum), "Buona ventura" (1596 circa, Roma, Musei Capitolini), il "Suonatore di liuto" (1596, San Pietroburgo, Ermitage), la "Santa Caterina" (1598, Madrid, Mus. Thyssen-Bomemisza), "La Medusa" e probabilmente il "Bacco" (Firenze, Uffizi), inviati da Del Monte al granduca di Toscana, il "Canestro di frutta" donato al Cardinale Federico Borromeo (1597 ca. Milano, Pinacoteca Ambrosiana). Negli stessi anni realizzò per Ciriaco Mattei il "San Giovanni Battista" (Roma, Pinacoteca Capitolina) e per Ottavio Costa la "Giuditta decapita Oloferne" (Roma, Gall. Naz. d'Arte Antica).

Artinvest2000, Caravaggio:  "Sick Bacchus" (Il Bacchino malato) c. 1593 Oil on canvas, 67 x 53 cm Galleria Borghese, Rome. Artinvest2000, Caravaggio:   "Narcissus" (Narciso) 1598-99 Oil on canvas, 110 x 92 cm. Galleria Nazionale d'Arte Antica, Rome. Artinvest2000, Caravaggio:   "Boy Peeling a Fruit"  (Ragazzo che sbuccia la frutta) c. 1593 Oil on canvas, 75,5 x 64,4 cm. Longhi Collection, Rome. Artinvest2000, Caravaggio:   "Boy with a Basket of Fruit" ( Ragazzo con cesto di frutta ) c. 1593 Oil on canvas, 70 x 67 cm Galleria Borghese, Rome. Artinvest2000, Caravaggio:  "San Giovanni Battista" 1602 olio su tela, 132 × 97 cm. Roma, Pinacoteca Capitolina. Artinvest2000, Caravaggio:  "Madonna dei pellegrini" (Madonna di Loreto) "Madonna di Loreto" 1603-05 Olio su tela, 260 x 150 cm S. Agostino, Roma.

Tramite il Del Monte, Caravaggio entrò in relazione con alcune delle più importanti famiglie romane: i Giustiniani, per i quali eseguì, tra l'altro, il "Ritratto di donna" 1597-99 e "L'Amore vincitore" (entrambi già allo Staatliche Museen di Berlino), i Barberini: "Sacrificio di Isacco" (Firenze, Uffizi), i Borghese: "San Gerolamo", "Davide" (Roma Galleria Borghese), i Mattei "Cena in Emmaus"  (Londra, National Gallery), "Cattura di Cristo" (Dublino, National Gallery), i Patrizi: "Cena in Emmaus" (Milano, Brera). Fu ancora per interessamento di Del Monte che ottenne la decorazione della "Cappella Contarelli" in San Luigi dei Francesi, 1599-1602: "San Matteo e l'Angelo", "La vocazione di San Matteo", "Il martirio di S. Matteo". Agli stessi anni (1600-01) risalgono le tele della "Cappella Cerasi" in Santa Maria del Popolo: "Crocifissione di S. Pietro" "Conversione di S. Paolo" mentre di poco posteriori sono la "Deposizione" per la "Chiesa Nuova" (1602-1603, Città del Vaticano, Musei Vaticani) "La Madonna dei pellegrini" (1603-05, Roma, Sant'Agostino)  "Morte della Vergine" per Santa Maria della Scala (1606 circa, Parigi, Louvre) e la "Madonna dei palafrenieri" per San Pietro (1606, Roma, Galleria Borghese). Il 29 Maggio 1606 Caravaggio che aveva già subito azioni penali (tra cui il processo per diffamazione intentatogli nel 1603 da G. Baglione) uccise in una rissa un tal Tommasoni, suo avversario in una partita di pallacorda. Fuggito da Roma, protetto dapprima dai Colonna, si rifugiò in seguito a Napoli (1606-07) dove soggiornò per circa un anno lavorando a molti dipinti: "Sette opere della Misericordia" (Chiesa del Pio Monte della Misericordia) "Madonna del Rosario" (Davide, Vienna, Kunsthistorisches Museum) e altri. Fu quindi a Malta (1608) "San Gerolamo","Decollazione di San Giovanni Battista" ( La valletta duomo), "Amore dormiente" (Firenze, Galleria Palatina di Palazzo Pitti), ma ne partì precipitosamente dopo un litigio, inseguito dagli emissari dei Cavalieri dell'Ordine. Le tappe della fuga angosciosa sono scandite dalle sue ultime opere: da Siracusa, dove sbarcò "Seppellimento di S. Lucia" (Galleria Regionale Palazzo Bellomo, già Chiesa di Santa Lucia, a Messina), "Adorazione dei pastori", "Resurrezione di Lazzaro" 1608-09, (Museo Regionale, a Palermo) "Adorazione dei pastori" (trafugata, già all'oratorio di San Lorenzo) infine a Napoli, dove giunse verso l'ottobre del 1609. Riconosciuto, pare del tutto accidentalmente, dai sicari dei Cavalieri, fu aggredito e brutalmente ferito. Guarito dalle lesioni, essendosi sparsa la notizia che il Papa gli avrebbe perdonato l'omicidio romano, si sarebbe imbarcato su una feluca per ritornare a Roma e secondo recenti notizie documentarie, sarebbe stato costretto a scendere a Palo per accertamenti: una volta libero dietro cauzione, si sarebbe trascinato, forse a piedi, fino a Porto Ercole, per recuperare i propri effetti personali dalla feluca, nel frattempo ripartita per Napoli e lì sarebbe morto, probabilmente di polmonite o dissenteria il 18 luglio 1610. La formazione di Caravaggio è legata alla cultura lombardo-veneta, come traspare nel "Il Riposo nella fuga in Egitto" (Roma, Galleria Doria Pamphili). Tutte le opere giovanili, dipinte a tinte chiare, confermano le complesse sollecitazioni culturali di cui Caravaggio risentì; la critica più recente ha cercato di interpretare lo sconcertante erotismo dei soggetti apparentemente non religiosi: "Concerto", "Fanciullo morso da un ramarro" noto in due esemplari (Firenze, Collezione Longhi e Londra, National Gallery) "Ragazzo con canestro di frutta" (Roma, Galleria Borghese); "Suonatore di liuto" (San Pietroburgo, Ermitage) mettendolo in rapporto con le teorie armoniche "L'androgino", cioè l'uomo-donna e "l'Armonia", rappresentazione allegorica di Dio come unità dei contrari e con l'elitaria simbologia cristologica (il Bacco offre, come Cristo, il calice della salvezza), assai diffusa presso i colti prelati per i quali Caravaggio dipinse. Nelle opere mature, e soprattutto nei due grandi cicli di San Luigi dei Francesi e della Madonna del Popolo, Caravaggio accentua, con inaudita evidenza, la rappresentazione della realtà più brutale e immediata con l'impiego di forti contrasti di ombre e luci: è quest'ultima, ora, che plasma le figure e determina gli ambienti e le situazioni, intervenendo come apparizione simbolica, come «Grazia» nella "Vocazione di S. Matteo" in San Luigi dei Francesi, o come evento drammatico nell'intensità dei gesti, "Il martirio di S. Matteo" sempre in San Luigi. Le composizioni più tarde acquistano maggior rigore compositivo e una più nuda semplificazione degli spazi, mentre la luce crea zone d'ombra ancora più profonde, evidenziando le figure con sinistri lampeggiamenti che accentuano la drammaticità della rappresentazione. La resa brutale della realtà e la presenza della luce come apparizione simbolica danno alle opere di Caravaggio un contenuto profondamente religioso, quale non fu raggiunto da nessuno dei suoi numerosi seguaci e ammiratori. D'altra parte tale religiosità trova riscontro nell'impulso dato da alcuni settori della controriforma cattolica "San Filippo Neri, Sant' Ignazio di Lojola, San Carlo Borromeo" alla pratica di culto rivolta a più larghi strati popolari. Tuttavia la spregiudicata aderenza delle opere di Caravaggio al contenuto umano dei testi biblici travalica gli intenti stessi dei riformatori; ciò spiega l'ostilità che suscitarono talune delle sue opere "Morte della Vergine" del Louvre, che fu dipinta per la chiesa romana di Santa Maria della Scala, ma rifiutata dal clero" e il sostanziale isolamento in cui egli operò.

 Vedi anche: SFONDI DEL CARAVAGGIO

 

Artinvest2000, Caravaggio:   "The Musicians" ( I musicisti ) 1595-96 Oil on canvas, 92 x 118,5 cm Metropolitan Museum of Art, New York.  Artinvest2000, Caravaggio:   "Buona ventura" "The Fortune Teller"  c. 1596 Oil on canvas, 115 x 150 cm Musei Capitolini, Rome.  Artinvest2000, Caravaggio:  "Vocazione di San Matteo" 1599-1600 olio su tela, 322 × 340 cm Roma, San Luigi dei Francesi.  Artinvest2000, Caravaggio:  "Suonatore di liuto" dopo 1595, Metropolitan Museum of Art at New York.

 

 

Caravaggio (Biografia essenziale)

La luce di Caravaggio

 Si formò a Milano sulle opere di maestri bergamaschi e bresciani del Cinquecento, dai quali trasse l'attenzione al fatto reale quotidiano, e una religiosità schietta e priva di enfasi. Caratteristica innovatrice della sua pittura è la funzione della luce, che fa emergere le cose dall'ombra e costruisce i volumi. Questi elementi maturarono quando Caravaggio si trasferì a Roma intorno al 1593. Alcune opere si riferiscono agli anni che seguirono il periodo di alunnato presso la bottega del pittore bergamasco S. Peterzano  e che l'artista eseguì prima del suo viaggio a Roma: "Bacco" negli Uffizi di Firenze; "Fanciullo morso da un ramarro" collezione di R. Longhi; "Buona ventura" esposto al Louvre di Parigi; "Il Riposo nella fuga in Egitto" esposto nella Galleria Borghese di Roma e la "Maria Maddalena convertita" esposta alla Galleria Doria Pamphilj di Roma. 

 Il realismo quotidiano

 Ai primi brani di realismo quotidiano "Il Bacchino malato" esposto nella Galleria Borghese di Roma, il più tardo "I bari" esposto al Kimbell Art Museum, Forth Worth e il bellissimo "Canestro di frutta" esposto nella Pinacoteca ambrosiana di Milano, succedono composizioni più complesse che culminano nel ciclo per la cappella Contarelli in S. Luigi dei Francesi. Queste opere "S. Matteo e l'angelo" e "Vocazione e Martirio di S. Matteo" suscitarono scandalo per l'ardita interpretazione realistica degli episodi religiosi, narrati con drammatico linguaggio chiaroscurale.

 

La maturità dell'artista

 Forte ed essenziale l'impianto dei dipinti per S. Maria del Popolo: la"Crocifissione di S. Pietro" e la "Conversione di S. Paolo" che segnarono il culmine della sua maturità artistica. Le ultime opere romane la "Madonna di Loreto" la "Madonna del serpe"  "La cena in Emmaus" e "La morte della Vergine" furono aspramente criticate per il crudo realismo. 

 La fuga

 Coinvolto nel 1606 in una rissa mortale, fu colpito da bando capitale e riparò a Napoli. Le opere colà eseguite "La Madonna del Rosario"e le "Sette opere di Misericordia" mostrano un ulteriore frantumarsi della luce e un accentuarsi del movimento delle figure. Da Napoli la sua fuga passò a Malta e di qui si recò in Sicilia. Nelle sue opere l'estro dell'artista diviene sempre più tragico come testimonia il "Seppellimento di S. Lucia".

 

 

Artinvest2000, Caravaggio:  "L'estasi di San Francesco" "St. Francis in Ecstasy" 1595 c. Olio su tela, 92,5 x 128,4 cm Wadsworth Atheneum, Hartford, Connecticut. http://www.artinvest2000.com/caravaggio_catherine_alexandria.htm Artinvest2000, Caravaggio:   "Rest on Flight to Egypt" ( Sosta durante la fuga in Egitto ) 1596-97 Oil on canvas, 133,5 x 166,5 cm Galleria Doria-Pamphili, Rome. Artinvest2000, Caravaggio:  "Le sette opere di misericordia" "The Seven Acts of Mercy" 1607 Olio su tela, 390 x 260 cm Chiesa del Pio Monte della Misericordia, Napoli. Artinvest2000, Caravaggio: "Burial of St Lucy" ( Seppellimento di Santa Lucia)  Olio su tela, 408 x 300 cm Museo Bellamo, Siracusa.

 

 

Opere principali

  § "Bacco malato" olio su tela del 1593 ca. esposto nella Galleria Borghese, Roma;

  § "Madonna del serpe" o Madonna dei Palafrenieri, olio su tela del 1606 esposto nella Galleria Borghese, Roma;

  § "Maria Maddalena convertita" olio su tela del 1596-97 esposto nella Galleria Doria-Pamphilj, Roma;

  § "Riposo nella fuga in Egitto" olio su tavola del 1596-97 esposto nella Galleria Doria Pamphili.

  § "Vocazione di S. Matteo" olio su tela del 1599 visibile nella chiesa di S. Luigi dei Francesi nella cappella Contarelli.

  § "S. Matteo e l'angelo" olio su tela del 1602 visibile nella chiesa di S. Luigi dei Francesi nella cappella Contarelli. 

  § "Crocifissione di S. Pietro" 1600 Olio su tela, 230 x 175 cm. Cappella Cerasi, Santa Maria del Popolo, Roma.

  § "Madonna di Loreto" o la "Madonna dei Pellegrini" olio su tela del 1603-05 nella chiesa di S. Agostino.

  § "Seppellimento di S. Lucia" olio su tela del 1608 nella chiesa di S. Lucia a Siracusa.

  § "Deposizione nel sepolcro" olio su tela del 1602-03 esposto nella Pinacoteca vaticana.

  § "Madonna del Rosario" olio su tela del 1607 nel Kunsthistorisches Museum di Vienna.

  § "Bacco" olio su tela del 1596, esposto a Firenze nella Galleria degli Uffizi.

  § "Sacrificio di Isacco" Olio su tela del 1605 esposto a Piasecka-Johnson Collection, Princeton.

  § "Cattura di Cristo" Olio su tela del 1598,  esposto al National Gallery of Ireland, Dublin.

  § "Decollazione del Battista" olio su tela del 1608 esposto nella Cattedrale di S. Giovanni in La Valletta a Malta.

  § "Cena in Emmaus" "Supper at Emmaus" 1606 Olio su tela, 141 x 175 cm. Pinacoteca di Brera, Milano.

  § "Canestro di frutta" olio su tela del 1597 ca. esposto nella Pinacoteca ambrosiana di Milano.

  § "Sette opere della Misericordia" olio su tela del 1607 esposto nella chiesa del Pio Monte della Misericordia a Napoli.

  § "Buona ventura" olio su tela del 1596-97 esposto al Musée du Louvre di Parigi.

  § "Morte della Vergine" olio su tela del 1605-06 esposto al Musée du Louvre di Parigi.

 

 

Seguaci e imitatori del Caravaggio

 

Il dibattito storiografico. Così come la filologia caravaggesca ha attraversato fasi alterne - dalle cautele della tendenza restrizionista degli anni Cinquanta rappresentata da L. Venturi e W. Friedlànder, che ritenevano necessario circoscrivere il corpus del lombardo alle sole opere citate dalle fonti, alla tendenza opposta, definita «espansionistica» e promossa dalla "connoisseurship" - anche il dibattito storiografico sul caravaggismo ha registrato analoghe oscillazioni, tanto che ancora oggi non è del tutto possibile tracciare dei confini definitivi per tale fenomeno artistico. L'istintiva incapacità di Caravaggio di adattarsi alle regole consuetudinarie della prassi pittorica contrasta vivacemente con l'idea tradizionale di «scuola», anche se tale concetto sembra essere originato dalle stesse fonti seicentesche e per primo da G. Mancini che include quella caravaggesca tra le quattro scuole più importanti dei suoi tempi, annoverandovi B. Manfredi, J. de l Ribera, Cecco del Caravaggio, lo Spadarino, C. Saraceni e A. Grammatica. La rosa dei seguaci stretti di Caravaggio risulta leggermente modificata : nella più tarda biografia del pittore redatta da G.P. Bellori, che a Manfredi, Saraceni e Ribera aggiunge due pittori stranieri, Valentin de Boulogne e G. Van Honthorst. Nella moderna letteratura artistica la prima sistemazione del problema dei caravaggeschi fu effettuata nel 1943 da R. Longhi, che riaffermò anche come l'eredità più importante di Caravaggio fosse da cercare fuori d'Italia, individuando nella portata europea della visione caravaggesca le premesse per l'arte dei maggiori esponenti del naturalismo seicentesco, da "Velazquez" a "Rembrandt" a Vermeer. La questione ricevette un'impostazione completamente diversa alla fine degli anni Sessanta negli studi di A. Moir che, in modo discutibile, limitò l'indagine ai soli artisti italiani, al contempo allargando l'area caravaggesca fino a comprendervi pittori della più svariata provenienza e formazione, da B. Cavallino al Piazzetta e spostando in avanti i limiti cronologici ben entro il Settecento. Contro tale tendenza, definita più tardi «pancaravaggesca», la critica reagì negli anni Settanta con un atteggiamento restrizionista a tratti semplificatore: cercando dei criteri oggettivi, affermò che per appartenere alla cerchia caravaggesca era necessario essere stati in Italia e avere avuto diretti contatti con le opere di Caravaggio, dimostrando di aderire in modo esplicito al suo stile e alla sua visione pittorica. Venivano così a essere depennati dall'orbita di influenza caravaggesca, oltre ai naturalisti spagnoli, sia A. Elsheimer, di cui oggi si ribadisce la consentaneità col lombardo nonché gli stretti rapporti con artisti quali O. Gentileschi e C. Saraceni, sia "Rubens" la cui ammirazione per Caravaggio è un dato storico concreto, come provano l'acquisto per i Gonzaga della "Morte della Vergine" ora al Louvre e l'arrivo ad Anversa della "Madonna del Rosario" ora al Kunsthistorisches Museum di Vienna. Il passaggio temporaneo di queste due grandi opere religiose in ambito nordeuropeo poté bilanciare l'interpretazione in qualche modo deviante della poetica caravaggesca offerta dai pittori della Scuola di Utrecht, che importarono nel Nord le tematiche profane originate dal filone manfrediano. Alla fine degli anni Settanta, B. Nicolson riportò l'attenzione sulla dimensione internazionale del movimento caravaggesco.
 

I primi seguaci.

È evidente che Caravaggio, pur non avendo mai avuto dei veri e propri allievi, attrasse con le sue sconvolgenti innovazioni un numero di artisti senza precedenti. La devozione al Merisi, tuttavia, registrò diversi livelli di intensità, cosicché risultano ancora valide le osservazioni del Mancini secondo cui i caravaggeschi si dividevano in tre gruppi: artisti che si convertirono interamente al nuovo linguaggio; artisti che aderirono al caravaggismo solo temporaneamente o episodicamente; e infine artisti che, pur essendo profondamente influenzati da Caravaggio, mantennero una propria autonomia stilistica. A queste categorie descritte dal Mancini si possono effettivamente far corrispondere molti tra i più importanti caravaggeschi: Manfredi, B. Caracciolo, Grammatica, Spadarino, O. Riminaldi, Cecco del Caravaggio, Valentin, Trophime Bigot, il «Pensionante del Saraceni», per il primo raggruppamento; Baglione, O. e A. Gentileschi, N. Toumier, S. Vouet, D. Van Baburen, Ribera, M. Preti per il secondo e per il terzo, O. Borgianni, C. Saraceni, B. Cavarozzi, G. Serodine, H. Terbrugghen, G. Van Honthorst, M. Stomer e J.B. Maino. Procedendo in senso cronologico, il primo a dover essere citato, per ragioni di precocità, è G. Baglione, che aderì fino all'emulazione al modello caravaggesco nelle due versioni dell' "Amore divino che vince Amore terreno" (Berlino, Staatliche Museen e Roma, Galleria Nazionale d'Arte Antica, replica autografa datata 1602) e in altre opere realizzate tra il 1601 e il 1603 che costituiscono gli esiti più alti del pittore romano; la risoluzione traumatica della sua brevissima esperienza caravaggesca avverrà con il processo del 1603 in cui Baglione querelò Caravaggio per aver diffuso versi diffamatori nei suoi confronti. Tra ì pittori più anziani O. Gentileschi, attraverso la conoscenza diretta del lombardo, pervenne, già quasi quarantenne, a una stupefacente mutazione del suo stile, coniugando il limpido magistero disegnativo dei toscani col naturalismo caravaggesco in quadri raffinatissimi databili entro il primo decennio del Seicento (David, Roma Galleria Spada e Dublino, National Galery of Ireland; Battesimo di Cristo, Roma, Santa Maria della Pace). L'arte di C. Saraceni e dì O. Borgianni rappresenta aspetti molto diversi del primo caravaggismo. Saraceni, giunto a Roma intorno al 1598, si avvicinò dapprima alla lucida concentrazione sul motivo naturale propria di Elsheimer e già nel 1606 è segnalato nel secondo processo intentato dal Baglione tra gli «aderenti» del Merisi, ma solo le opere sacre del secondo decennio mostrano la sua fase più decisamente caravaggesca (Miracolo di San Benno e Martirio di San Lamberto, 1617-18, Roma, Santa Maria dell'Anima). Borgianni per il potente chiaroscuro e l'uso della luce si mostra debitore di Caravaggio, di cui fu personale nemico (David e Golia, 1607 circa Madrid, Real Accademia di San Fernando; Sacra Famiglia, 1615 circa Roma, Galleria Nazionale d'Arte Antica), ma il suo naturalismo ha uno sviluppo indipendente, originato da una complessa cultura maturata in Spagna e dalla rielaborazione della pittura veneta, da Tiziano a Tintoretto ai Bassano. Tra gli artisti più anziani va ancora menzionato A. Grammatica, che accolse Caravaggio nella sua attivissima bottega poco dopo il suo arrivo a Roma, ma che mostrò la sua adesione alle istanze del Merisi solamente alla fine della sua carriera "Adorazione dei pastori" Roma, San Giacomo degli Incurabili, 1620-26). Sull'esempio delle opere lasciate da Caravaggio a Napoli si formò B. Caracciolo, i cui dipinti di impronta precocemente caravaggesca sono anteriori alla fine del primo decennio.
La «Manfrediana Methodus». Con l'eccezione di Cecco del Caravaggio, alias Francesco Buoneri, la cui "Cacciata dei mercanti dal Tempio" (1610 circa, Berlino, Staatliche Museen) mostra una veemente adesione al Merisi, derivata dalla piena comprensione di opere fortemente dinamiche come il "
Il martirio di S. Matteo" della Cappella Contarelli, e dello Spadarino, uno dei più originali e sensibili interpreti del naturalismo caravaggesco, gli artisti della generazione seguente, tra i quali emerge il mantovano B. Manfredi, attraverso la divulgazione delle invenzioni iconografiche profane di Caravaggio spogliate tuttavia della tensione originaria, sono responsabili della trasformazione delle innovazioni del Merisi in un vero e proprio genere riservato alla rappresentazione di allegre brigate e scene d'osteria. Questa particolare interpretazione del caravaggismo, che ebbe larga diffusione nel Nord Europa dopo il ritorno nelle terre d'origine degli artisti che erano stati a Roma, fu definita da J. von Sandrart «Manfrediana Methodus». Poco prima della metà del secondo decennio, si deve registrare il flusso di stranieri a Roma che dettero vita a una forte ripresa della maniera caravaggesca: i francesi Valentin de Boulogne e S. Vouet, N. Tournier, N. Regnier e Trophime Bigot e gli olandesi G. Van Honthorst, D. Van Baburen, G. Seghers e H. Terbrugghen, che tuttavia era a Roma già dal 1604, scelsero decisamente la via caravaggesca. Nel caso di Vouet e Tournier si trattò di una deviazione momentanea, abbandonata dopo il rientro in patria, mentre Valentin optò in modo radicale per il caravaggismo e protrasse questo stile più a lungo di qualsiasi altro artista, fino alla sua morte nel 1632. Ancora dibattuta è la questione se Georges de La Tour abbia maturato la sua adesione al naturalismo attraverso un ipotizzato viaggio a Roma prima del '16, oppure indirettamente. G. Serodine, infine, giunto a Roma nel 1615, mostrò nelle sue opere più caravaggesche "Chiamata dei figli di Zebedeo" Ascona, Parrocchiale) una conoscenza evidente dei dipinti siciliani del Merisi e ciò ha fatto supporre un suo viaggio nell'isola, forse in compagnia del Grammatica. Intorno al 1630 il movimento caravaggesco era ormai in declino perché i suoi principali protagonisti o erano morti oppure avevano lasciato Roma, ma anche perché risultava ormai superato al confronto con altre tendenze artistiche più moderne. Trovò comunque una prosecuzione nello «stile miniaturistico» dei bamboccianti che, pur costituendo un tradimento dei profondi valori religiosi e umani espressi dal Merisi, stimolò la rappresentazione di temi popolari e contemporanei.

 

 

Artinvest2000, Caravaggio:    "Davide" "David" 1600 Olio su tela, 110 x 91 cm. Museo del Prado, Madrid. Artinvest2000, Caravaggio:  "La negazione di San Pietro" "The Denial of St Peter" 1610 Olio su tela, 94 x 125 cm Shickman Gallery, New York. Artinvest2000, Caravaggio:  "La deposizione nel sepolcro" "The Entombment" 1602-03 Olio su tela, 300 x 203 cm Pinacoteca, Vaticano. Artinvest2000, Caravaggio:  "San Matteo e l'angelo" - 1602 Olio su tela (cm 295x195) Artinvest2000, Caravaggio:   "Buona ventura" "The Fortune Teller" 1596-97 Oil on canvas, 99 x 131 cm. Musée du Louvre, Paris. Artinvest2000, Caravaggio:  "Giuditta decapita Oloferne" "Judith Beheading Holofernes" 1598 c. Olio su tela, 145 x 195 cm Galleria Nazionale d'Arte Antica, Roma. Artinvest2000, Caravaggio:  "Il sacrificio di Isacco" (Firenze) "The Sacrifice of Isaac" 1601-02 Olio su tela, 104 x 135 cm Galleria degli Uffizi, Firenze. Artinvest2000, Caravaggio:   "St Jerome ( San Girolamo )  1607 Oil on canvas, 117 x 157 cm. St John Museum, La Valletta. Artinvest2000, Caravaggio:   "Salome with the Head of St John the Baptist" ( Salomè con la testa di San Giovanni Battista )  c. 1607 Oil on canvas, 90,5 x 167 cm National Gallery, London.

 

 

Wallpapers: SFONDI DEL CARAVAGGIO

 

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