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Burri Alberto 1915 - 1995

 

 

 

Burri Alberto: Città di Castello 12 marzo 1915 - Nizza 1995

 

Medico in guerra

 Nel 1940 si laureò in medicina all'  Università di Perugia e prestò servizio militare come ufficiale medico fino al 1943, quando fu catturato dagli inglesi in Tunisia. Cominciò a dipingere mentre era prigioniero di guerra a Hereford, nel Texas.

La prima personale

 Dopo il ritorno in Italia nel 1946, approfondì i suoi interessi artistici, stabilendosi a Roma con il cugino della madre, il musicista Annibale Bucchi. La prima personale di paesaggi espressionisti e nature morte fu allestita nel 1947 presso la Galleria La Margherita. L'anno seguente dopo una serie di esperimenti ispirati a Joan Mirò e a Paul Klee, cominciò a creare le prime astrazioni in un ciclo di pezzi materici.

Affascinato dal colore

 Fin dall'inizio Burri si dimostrò sensibile al fascino delle proprietà fisiche dei colori, sia artistici che industriali, creando immagini di raffinata eleganza ottenute con mezzi poveri. I "neri" furono realizzati variando la consistenza del colore, creando contrasti di superfici lucide e opache, ritmi di screpolature casuali e variazioni di texture nel pigmento incrostato.

Il monocromo

 Nelle "muffe", additivi presenti nel pigmento producevano "fioriture" di colore simili a una coltura batterica. Burri ha inoltre introdotto il concetto del monocromo fin dal 1951 con la serie dei "catrami" nero pece. Tele e telai tradizionali furono usati in maniera anomala per creare i "gobbi" tridimensionali tra il 1950 e il 1952; Burri vi inseriva supporti in legno per dare all'opera rilievo scultoreo. Nello stesso tempo portava a termine una radicale reinvenzione del collage con i "sacchi", tele ruvide rappezzate e rammendate, montate su telaio, che spesso portavano stampigliate scritte che denotavano la provenienza originaria.

La particolarità

 Per quanto avessero un precedente nelle "pitture Merz" di Kurt Schwitters, le composizioni di Burri abbandonavano l'ironia data a favore di una dimensione più ampia e di una visione tragica, subordinando sempre le qualità della ruvidezza e della casualità al rigore della sottostante struttura compositiva.

 

 

 

Cliccare sulle immagini per ingrandirle

Alberto Burri " Rosso plastica " 1964

 

Alberto Burri " Sacco IV " 1954

 

Alberto Burri " Sacco " 1952

 

Alberto Burri " Grande sacco " 1954

 

Alberto Burri " Grande legno " 1959

 

Alberto Burri " Grande bianco plastica " 1966

 

 

 

"Origine"

 Nel 1951 insieme a Ettore Colla, Mario Ballocco e Giuseppe capogrossi, Burri fondò il gruppo "Origine". Il loro manifesto esaltava le qualità elementari della pittura, rinunciando all'illusione spaziale e al colore descrittivo, anche se le tele di Burri furono inevitabilmente interpretate come immagini di paesaggi, processi biologici, "carne viva", come metafore di carname e decadenza. Burri godette dell'appoggio del critico J. J. Sweeney che lo incluse nella mostra "Young Europeans Painters" al Gughenheim Museum di New York e fu autore della prima monografia sull'artista, pubblicata dalla Galleria dell'Obelisco nel 1955.

L'america

 L'artista aveva cominciato a esporre all'estero nel 1953, favorevolmente accolto dala critica; le mostre alla Frumkin Gallery di Chicago e alla Stable Gallery di New York hanno fatto di lui l'artista italiano più famoso del dopoguerra in America. Robert Rauschenberg dopo averne visitato lo studio per due volte nel 1953, iniziò a produrre i suoi primi  " combine paintings".

Le "combustioni"

 Il tema della metamorfosi ha indotto Burri a bruciare, fondere e carbonizzare materiali nelle "combustioni" e nei "ferri" alla fine degli anni Cinquanta, poi nei "legni" e nelle "plastiche" all'inizio degli anni Sessanta. Dal 1975 nel ciclo dei "cellotex" tavolati composti di segatura e colla, ha ulteriormente approfondito la ricerca sulle forme drammatiche e sui colori acri dei materiali sintetici.

Il puro astrattismo

 La combinazione di composizione formale e di processo casuale ha gettato un ponte tra le generazione dell'arte informale e quella dell'arte povera. L'opera di Burri, insieme con quella di Fontana, è stata la più originale e radicale degli anni Cinquanta in Italia, fornendo ispirazione a un'arte di pura astrazione, indipendente dall'immediatezza gestuale dell'informale europeo.

Le mostre

 Di Burri si sono tenute numerose mostre in Italia e all'estero; un' ampia retrospettiva del suo lavoro ha avuto luogo a Milano nel 1985. Le opere più recenti sono state esposte alla Biennale di Venezia del 1988. L'artista vive e lavora a Città di Castello e a Los Angeles.

 

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