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Canale Attilio |
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Attilio
Canale, appassionato di pittura
fin da ragazzo, avrebbe desiderato studiare Belle Arti, ma i suoi
genitori vollero che seguisse la carriera di ufficiale di marina, cosa
che fece. Tale lavoro lo portò a viaggiare in paesi lontani come
l'India, il Giappone, l'America, l'Africa. Durante questo lungo errare
provò a fissare sulle tele i suoi stati d'animo, riproducendo atmosfere
e paesaggi che si offrivano al suo sguardo. Mai soddisfatto dei propri
lavori, era solito distruggerli subito dopo averli eseguiti, oppure
regalarli alla prima persona che glieli richiedeva. Successivamente
smise di navigare e si occupò nell'industria; l'impatto con questa nuova
esperienza gli fece capire una cosa di grandissima importanza: che la
sua vera vocazione era quella di dedicarsi interamente alla pittura.
Cosi cominciò seriamente a studiare disegno e scienza del colore,
impiegando ogni ora libera per dipingere. Dopo alcuni anni preparò la
sua prima personale che riscosse un vivo successo di pubblico e di
critica. Successivamente, incoraggiato da amici ed estimatori e da
consensi sempre più lusinghieri, lasciò definitivamente I'industria per
dedicarsi unicamente all'arte.
L'Editore
La
personalità di Canale e la sua esistenza si calano intensamente in
un'instancabile contemplazione della bellezza che egli va scoprendo in
ogni aspetto della realtà e che si realizza in un'eccezionale fecondità.
Note critiche di: Angelo Calabrese. Per contatti con il pittore: at.canale@tiscali.it
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quasi che l'evento datato, con le sue
leggende e l'attrazione dell'atmosfera poetica dovessero essere
scorporati dal contesto 'costrittivo' per offrirsi all'occhio del
fruitore nelle giusta evidenza, a misura di meraviglia e di umanità. Un
discorso che viene da lontano, dalle felici intuizioni cromo-materiche
che ammiravo nei primi anni settanta, trasferite con quell'energia che
esige la rapida spatolata o il pennello che assomma tracce aggrumate di
iridescenze in un immaginario di notevole tattilità visiva, di fermenti
e sospensioni significative di un improvviso pensoso richiamo. Canale è
cosi, irruente, focoso, non ha perduto questo carattere distintivo,
esperto di accensioni drammatiche e di conseguenza, perché sempre cosi
accade, fedele all' intimità della propria solitudine. Pittore di
sapienti soluzioni compositive affidate ad un ben definito impianto
cromatico in cui l'occhio attento riconosce le costanti di vibrazioni
inventate quasi come una sigla rivela una corposa sensualità che fa
struggente il dato emozionale e intanto traduce istanze, per cosi dire
primitive, dove onda e scoglio, sabbia e risacca si ritrovano a
colloquio con il vento. L'arte rivela la sostanza di una passione di
mare che conosce l'instabilità i repentini mutamenti d'umore, l'evento
burrascoso colloquia con le distanze che si fanno memoria di orizzonti
lontani e di insanabili nostalgie. Va sottolineato che la pittura di
Attilio Canale è sincera, vera nelle pressioni del sentimento: è il
mondo al quale si accede spogliandosi dall'astuzia cui si ricorre per
autodifesa e sopravvivenza; non si giova del ricorso agli effetti di
massa e si sospende al giusto sapore. Il pregio dell'opera è quindi
nella dose in cui si fronteggiano la sensualità istintiva e vitalistica
e le ragioni della ragione: due momenti energetici che s'inverano in un
sospiro, lungo a pervadere tutto un paesaggio, una distesa di emozioni
visive, la concretezza di personaggi e di natura morte giustificate
nelle loro espressività e senza premonizioni o echi di disfacimenti. Si
tratta quindi di una visione della vita che nel senso della stagioni
coglie la concretezza e l'imponderabilità, una scelta di concreta
aderenza agli umori delta terra fertile e travagliata, ma i quotidiani
impatti i disastri feriali vengono 'valutati' dall'alto cioè
nell'immaginario che serba l'intimo vero delle cose,ne fa un suo
segreto. Non a caso lo studio di questo pittore domina un panorama di
incomparabile bellezza: cielo, mare, golfo, isole felici si travestono
di magie cromatiche al variare delle ore del giorno: una gioia
attrattiva traboccante di emozioni. Di lassù, certo 'la 'distanza' vince
ogni disgusto di sperperi e disamore,di violenza e torpore assuefatto
all'ineluttabile. Non si tratta di un rifugio, bensì di una soglia che
consente un nuovo modo d'esserci perciò è più felice il colloquio con la
pittura e con il segno in cui si celano spesso i richiami memoriali.
Attilio Canale dipinge quello che sente e come lo sente. Sa vedere e si
gode la sua libertà d'indagatore: vede il mondo, gli altri, se stesso;
chiude nei cassetti i disegni di cui è geloso custode, affronta il
discorso della sacralità dei sogni, dei passi in fuga nel vento. Ha
appreso che il sole che risveglia dalle opere della natura e da quelle
degli uomini l'anima dei secoli o il breve trepido sospiro, non offre
mai dati ripetitivi: ogni evento è autentico nell'istante che lo
identifica. Mi piace sottolineare che con l'occhio e il respiro esperti
dal volo dall'alto Attilio scaglia lontano, nel profondo, i suoi occhi,
attende l'eco della giusta tonalità e l'affida alla tela Imago .. In
lingua latina eco è la consistenza di ciò che cogliamo delle epifanie
con le quali ci imbattiamo e sulle quali meditiamo. Nell'immaginario,
negli echi che i suoi sensi costantemente allertati colgono e
sintonizzano in unità di visione, danzano le astuzie dell' inconscio. Il
fruitore attento rincorre i segni celati nelle nuvole, la rivolta di un
grumo di pittura, l'onda appena franta che si esibisce, il dato allusivo
soprattutto quell'aggrottar di ciglia che tra diverse dosi di luci, dice
il pittore pensoso, medita sull'andare del tempo, ma poi fugge con rosei
vapori e freschi azzurri alla speranza. Attilio Canale è poeta di un
vero che la pittura concilia alla vita come valore; il grumo di colore
trafitto d'energia cela sempre vivissima luce.
2006 personale nell' Ipogeo seicentesco della Real Casa dell'Annunziata Napoli 2007 personale " Caffè dell'Epoca" Napoli
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